Quaderni

La personalizzazione di cui c’è bisogno comincia da ciascuno di noi

La per­so­na­liz­za­zio­ne di cui abbia­mo biso­gno è fat­ta e inter­pre­ta­ta da ogni sin­go­lo cit­ta­di­no. E’ solo così che pos­sia­mo cam­bia­re la poli­ti­ca e il pae­se, e non attra­ver­so la ricer­ca di accor­di tut­ti inter­ni alla clas­se poli­ti­ca, fat­ti di foto di grup­po die­tro alle qua­li si nascon­de il nul­la.

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La nostra campagna elettorale prende il via ufficialmente

Ripar­ten­do dal «meto­do Per­ti­ci» adot­ta­to per la cam­pa­gna refe­ren­da­ria che si è appe­na con­clu­sa: spie­ga­re le cose, ave­re pro­po­ste nel meri­to, non sovrap­por­re argo­men­ti e valu­ta­zio­ni che tra loro non c’en­tra­no un acci­den­te, incon­tra­re le per­so­ne diret­ta­men­te, cit­tà per cit­tà, docu­men­ta­re le pro­prie posi­zio­ni, illu­stra­re gli sce­na­ri e le con­se­guen­ze a cui si va incon­tro.

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La tutela della salute e la vergognosa vicenda dei 50 milioni della sanità tarantina

Per garan­ti­re il dirit­to alla salu­te ser­vo­no per­lo­più risor­se. Quel­le stes­se risor­se asse­gna­te alla sani­tà taran­ti­na e tol­te per ragio­ni che riguar­da­no esclu­si­va­men­te la poli­ti­ca (e i poli­ti­ci). Il pros­si­mo gover­no rico­min­ci da Taran­to, per una que­stio­ne di decen­za.

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I dieci milioni che noi vorremmo far tornare (a votare)

Di fron­te al risul­ta­to del refe­ren­dum del 4 dicem­bre, nel­le pri­me ore suc­ces­si­ve al voto, la mag­gior par­te degli atto­ri poli­ti­ci in cam­po si è det­ta sor­pre­sa dal risul­ta­to, chi per l’esito, chi per l’ampia mag­gio­ran­za con cui que­sto esi­to veni­va san­ci­to. Una sor­pre­sa che dovreb­be por­ta­re con sé un po’ di umil­tà e di

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La geniale strategia che ci ha portato ad avere due leggi elettorali diverse

Pen­sa­re — pie­ni di sé — di poter fare tut­to da soli, di poter cam­bia­re le cose a pro­prio pia­ci­men­to secon­do le pro­prie inti­me e varia­bi­li con­vin­zio­ni, ci ha por­ta­ti in una situa­zio­ne assur­da, frut­to di un’al­tret­tan­to assur­da stra­te­gia poli­ti­ca.

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La questione

Le per­so­ne si sen­to­no lon­ta­ne dai luo­ghi del­le deci­sio­ni, non rap­pre­sen­ta­te da una poli­ti­ca che appa­re pre­sta­re nome ad altri ben influen­ti sog­get­ti deci­sio­na­li. E qui la que­stio­ne costi­tu­zio­na­le si inter­se­ca con la que­stio­ne poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca. In una paro­la, la que­stio­ne diven­ta demo­cra­ti­ca.

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Le città del No

Si dice che le cit­tà vota­no in modo più pro­gres­si­sta del­la pro­vin­cia che sta loro intor­no. È un luo­go comu­ne, da non dare per scon­ta­to, ma che ci può aiu­ta­re nell’analisi del voto, alme­no per sfa­tar­ne altri, di luo­ghi comu­ni, che ne dite? Del resto, di comu­ni, appun­to, si trat­ta. Per­ché il No vin­ce a

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