Tutta colpa di Pisapia (e di chi gli dà retta)

Telefonato sin dall'anno scorso è arrivato puntuale il soccorso arancio di Pisapia a Renzi, oggi, a mezzo stampa, con l'annuncio di voler costruire un campo progressista che abbia come mission quella di allearsi strutturalmente col Pd.
Matteo Renzi chiude la campagna elettorale per le primarie del PD

Tele­fo­na­to sin dal­l’an­no scor­so è arri­va­to pun­tua­le il soc­cor­so aran­cio di Pisa­pia a Ren­zi, oggi, a mez­zo stam­pa, con l’an­nun­cio di voler costrui­re un cam­po pro­gres­si­sta che abbia come mis­sion quel­la di allear­si strut­tu­ral­men­te col Pd. Nel ten­ta­ti­vo ormai sem­pre più dispe­ra­to di pro­lun­ga­re l’e­qui­vo­co: l’e­qui­vo­co che il cen­tro­si­ni­stra buo­no e pro­gres­si­sta che cono­sce­va­mo quan­do era­va­mo bam­bi­ni esi­sta anco­ra, che quel­lo che è suc­ces­so in que­sti anni (dal­la leg­ge For­ne­ro vota­ta e soste­nu­ta dal Pd a tut­te le rifor­me ren­zia­ne) sia sta­to un sogno. Quan­do inve­ce è un incu­bo, e non per que­sto è meno rea­le (e peral­tro non sem­bra inten­zio­na­to a finire).

Ecco quin­di qual era il for­mi­da­bi­le pia­no di Giu­lia­no “Equi­vo­co” Pisa­pia quan­do ha rinun­cia­to a un secon­do man­da­to da sin­da­co: quel­lo di spie­gar­ci, oggi, la doman­da di un elet­to­ra­to di sini­stra delu­so, nel­la stes­sa inter­vi­sta in cui con­fer­ma di aver vota­to sì alla rifor­ma costi­tu­zio­na­le e sen­za por­si, lui per pri­mo, il mini­mo pro­ble­ma di nes­so logico.

Pisa­pia met­te un palet­to alle allean­ze con quei sog­get­ti di destra che in que­sti mil­le gior­ni han­no per­mes­so a Ren­zi di fare stra­me del pro­gram­ma con cui il fu cen­tro­si­ni­stra si pre­sen­tò alle ele­zio­ni del 2013, pec­ca­to per il desti­no bef­far­do e rio, par­don, Del­rio, nel sen­so del (qua­si ex) mini­stro che ieri sera ha can­di­da­men­te affer­ma­to, da Flo­ris, che si augu­ra di poter costrui­re una coa­li­zio­ne “con gli allea­ti che han­no così ben gover­na­to con noi”. La pros­si­ma vol­ta si tele­fo­ni­no, una tele­fo­na­ta allun­ga la vita (e la coalizione).

Ma dice­va­mo del­l’e­qui­vo­co: le per­so­ne come Pisa­pia sono i nemi­ci più for­mi­da­bi­li di chi spe­ra di ripor­ta­re la poli­ti­ca a un mini­mo decen­te di atti­nen­za alla realtà, a ricol­le­ga­re ciò che si fa a ciò che si dice. Con dispia­ce­re rispet­to ai loro meri­ti pas­sa­ti, ma que­sto va det­to, e sen­za indul­gen­ze. In que­sto sen­so, l’e­qui­vo­co è tut­ta col­pa di Pisa­pia, ma anche di chi se lo fa pia­ce­re fin­gen­do di non veder­ne le con­trad­di­zio­ni. Come sem­pre, mitra­glian­do paro­le in liber­tà su una sini­stra astrat­ta, con l’i­po­cri­sia di voler con­si­de­ra­re par­te di una real­tà paral­le­la le poli­ti­che con­cre­te che han­no rovi­na­to il Pae­se. Teo­riz­zan­do che non biso­gna chiu­der­si, che la purez­za è un pec­ca­to: ma non è que­stio­ne di purez­za, è que­stio­ne di coe­ren­za, in un perio­do sto­ri­co in cui peral­tro gli elet­to­ri puni­sco­no mol­to mol­to seve­ra­men­te chi sgar­ra. Così, inve­ce di impe­gnar­ci in uno scat­to d’or­go­glio per archi­via­re il Pd e Ren­zi, per met­ter­lo in discus­sio­ne, per anda­re oltre, ci tro­via­mo a per­de­re altro tem­po. È imperdonabile.

Quin­di: ad appel­lo, con­trap­pel­lo: cre­de­re alle favo­le da bam­bi­ni è con­sen­ti­to, da adul­ti no. Non cre­dia­mo­ci, e non cre­dia­mo alla buo­na fede di chi lo farà. O non ne uscia­mo più.

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