A Bolzano, con i Verdi e non con Verdini

8% e quattro consiglieri comunali per la coalizione dei Verdi-Grüne-Vërc a Bolzano/Bozen, con il sostegno di Possibile alla campagna elettorale del candidato sindaco Norbert Lantschner.

 

Nelle stesse ore dell’uscita del nuovo album dei Radiohead, con il primo singolo Burn The Witch a rendere bene il clima di inquietudine e “caccia alle streghe” attorno alla crisi dei rifugiati, mentre gli scontri tra polizia austriaca e collettivi anarchici mettevano a ferro e fuoco il confine del Brennero, a Bolzano/Bozen si votava per il primo turno delle elezioni amministrative. Un voto anticipato, che arriva a seguito delle dimissioni del sindaco Luigi Spagnolli – rieletto per il terzo mandato con una coalizione PD – Südtiroler Volkspartei (SVP) – e della nomina a commissario straordinario del prefetto Michele Penta, ex-presidente dell’Organismo di Vigilanza del tunnel di base del Brennero.

Ed è attorno a una grande opera che negli ultimi anni si è giocata la partita più importante nel capoluogo altoatesino – secondo Pippo Civati una storia surreale che andrebbe raccontata in tutta Italia”: quella del cosiddetto “progetto Benko”, dal nome dell’imprenditore austriaco René Benko, già condannato in Austria per aver corrotto l’ex-primo ministro croato Ivo Sanader affinché intervenisse con l’allora premier italiano Silvio Berlusconi per risolvere un contenzioso fiscale in Italia. Il progetto prevede la costruzione di un mega centro commerciale nel parco della stazione, con pesanti ripercussioni sull’assetto urbanistico del centro storico di Bolzano: un’operazione immobiliare sostenuta trasversalmente da centrodestra e Partito Democratico, quest’ultimo favorevole anche all’ampliamento dell’aeroporto – a giugno il piano di sviluppo sarà sottoposto a referendum provinciale – e allo sfruttamento a pieno regime del nuovo inceneritore. Spagnolli si dimette in disaccordo con la bocciatura del progetto Benko da parte del Consiglio comunale (grazie al voto contrario di Verdi, 5Stelle, Sinistra e parte della Svp) e il commissario Penta indice un improbabile referendum consultivo di una settimana che approva il megastore, ma senza alcuna regolamentazione della campagna elettorale perciò dominata dal tycoon d’Oltrebrennero.

Nel frattempo dall’Austria arrivano notizie allarmanti: alla minaccia di una barriera al Brennero che fermi il flusso di profughi e richiedenti asilo (scatenando le proteste dei centri sociali e, di riflesso, lo “stop Schengen” di Forza Nuova e NPD che marciano su Bolzano) si aggiunge l’esito delle presidenziali, dove il candidato dell’estrema destra FPÖ Norbert Hofer accede al ballottaggio con il 35% dei consensi e sfiderà il prossimo 22 maggio Alexander Van der Bellen, per molti anni a capo dei Verdi austriaci. La debacle elettorale dei partiti della grande coalizione SPÖ-ÖVP – pur avendo inseguito le destre nel minacciare il ripristino dei controlli ai valichi di frontiera – provoca le dimissioni del cancelliere socialdemocratico Werner Faymann, in carica dal 2008.

A Vienna così come a Bolzano, un’argine alle destre e al “partito delle nazione” è rappresentato dai Verdi/Grüne, fondati in Sudtirolo da Alexander Langer. Alle comunali di domenica, i Verdi in coalizione con Rifondazione ottengono l’8% grazie alla bella candidatura a sindaco di Norbert Lantschner – già direttore dell’Agenzia provinciale “CasaClima” che certifica l’efficienza energetica – e a una squadra di candidate e candidati che agisce localmente senza mai dimenticare la dimensione globale. Raddoppiano i consiglieri verdi in comune: a Marialaura Lorenzini e Tobe Planer si aggiungono lo stesso Lantschner e Chiara Rabini. La scelta indipendente dal PD sin dalle primarie – contrariamente a Sel – è stata premiata dagli elettori. Il quadro politico bolzanino è reso però difficile dal successo di CasaPound, che a forza di alimentare la retorica del “degrado” e della sicurezza (di cui il progetto Benko è espressione) ha superato il 6% triplicando i consiglieri. Al ballottaggio si sfideranno il candidato del PD (al 22%) e quello del centrodestra (al 18%).

Giuseppe Civati, presente alla festa di chiusura della campagna dei Verdi bolzanini, ha espresso il sostegno “militante” alla proposta di Norbert Lantschner (“da ideatore di CasaClima, è un po’ come Totti per i romanisti”) in quanto “rappresenta quel collegamento tra vocazione ecologista e giustizia sociale che è espressione della migliore tradizione mitteleuropea. È difficile trovare una posizione così limpida, coerente, dallo sguardo lungo, con un’idea di come si concepisce il potere. La politica è studio, costruzione e anche motivazione, ma a qualcuno fa comodo che sia ridotta a una totale superficialità e volgarità. Io sto con i Verdi e non con Verdini”. Civati è stato in collegamento video con Bolzano già una settimana prima, all’iniziativa “Cambiare il mondo o salvaguardarlo”, dove è intervenuta Annalisa Corrado del comitato scientifico di Possibile e co-portavoce di Green Italia. Prosegue così la collaborazione tra Possibile e i Verdi del Sudtirolo sulla strada tracciata da Civati con la sua “compagnia aerea” (assolutamente metaforica, of course). Ricordiamo, a gennaio, la partecipazione della europarlamentare Elly Schlein all’iniziativa dei young greens a Bolzano dal titolo “Migration: Viva la libertà!” – quando l’ipotesi di una barriera al Brennero non circolava ancora – e, lo scorso anno, la raccolta firme dei Verdi sudtirolesi per gli otto referendum abrogativi nonché l’adesione dei deputati di Possibile all’appello lanciato dal Gruppo verde nel Consiglio provinciale altoatesino per dichiarare l’orto “diritto umano fondamentale. In quell’occasione, Annalisa Corrado definì l’iniziativa “semplice dal punto di vista puramente ideale, ma anche sovversiva dal punto di vista pragmatico: ci pensate che rivoluzione sarebbe, per la concezione del vivere “antropizzato” che ben conosciamo?”. Una rivoluzione necessaria, perché il “ritorno alle radici” sia in nome della sostenibilità, e non delle barriere del “sangue e suolo”.

Valentino Liberto

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