Genova, Pastorino: Interventi di buonsenso per evitare che città muoia

“Par­lan­do del disa­stro del Pon­te Moran­di è neces­sa­rio par­ti­re dal plau­so ai soc­cor­ri­to­ri e agli uomi­ni che si stan­no impe­gnan­do spa­smo­di­ca­men­te da gior­ni. Ma que­sto è solo il modo per affron­ta­re la pri­ma emer­gen­za: ser­ve subi­to met­te­re in sicu­rez­za la zona, i resi­den­ti e i lavo­ra­to­ri, per­ché va con­si­de­ra­to che, tra gli altri, ci sono 3.500 dipen­den­ti del­la Ansal­do Ener­gia attual­men­te fer­mi. E poi è neces­sa­ria una ‘leg­ge Geno­va’ con nor­me ad hoc e inter­ven­ti straor­di­na­ri, e di buon­sen­so, per evi­ta­re che la cit­tà muo­ia di traf­fi­co e che i traf­fi­ci di mer­ci muo­ia­no a loro vol­ta con pesan­tis­si­me rica­du­te sul­l’e­co­no­mia del­la cit­tà”. Lo dichia­ra il depu­ta­to geno­ve­se di Pos­si­bi­le, Luca Pasto­ri­no, rilan­cian­do la pro­po­sta di una leg­ge spe­cia­le per Geno­va.

“Per quan­to riguar­da la respon­sa­bi­li­tà — aggiun­ge Pasto­ri­no — il com­pi­to di fare chia­rez­za spet­ta alla magi­stra­tu­ra. Poi apria­mo pure pro­ce­du­ra di con­te­sta­zio­ne ad Auto­stra­de, mai fat­ta fino­ra anche per altre que­stio­ni. Ma prov­ve­di­men­ti così seri e impor­tan­ti richie­do­no accer­ta­men­ti seris­si­mi e rigo­ro­si. Infi­ne è giu­sto rico­no­sce­re il lavo­ro del sin­da­co di Geno­va Buc­ci che insie­me alla Regio­ne Ligu­ria e alla Pre­fet­tu­ra stan­no affron­tan­do egre­gia­men­te e con deci­sio­ne una situa­zio­ne deli­ca­tis­si­ma e com­pli­ca­tis­si­ma”.

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Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare

Quel­lo che l’I­ta­lia chie­de, e che noi dob­bia­mo saper ascol­ta­re, è un con­fron­to serio sui con­te­nu­ti, che coin­vol­ga tut­te le for­ze che voglio­no costrui­re un’al­ter­na­ti­va al gover­no Melo­ni. Un con­fron­to che abbia al cen­tro la Costi­tu­zio­ne, che anco­ra una vol­ta si è rive­la­ta la bus­so­la intor­no a cui il Pae­se sa ritro­var­si. Per­ché la Costi­tu­zio­ne non è solo il testo che abbia­mo dife­so al refe­ren­dum, è l’o­riz­zon­te di un Pae­se più giu­sto che non abbia­mo anco­ra costrui­to.

Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la socie­tà.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

Bisogna politicizzare il caldo. Francesca Druetti a Visione Comune Emilia-Romagna

Lo stes­so gior­no in cui La Rus­sa dice­va che al “cli­ma carai­bi­co ci abi­tue­re­mo, non mori­re­mo”, il quo­ti­dia­no fran­ce­se Libé­ra­tion tito­la­va in pri­ma pagi­na: “Biso­gna poli­ti­ciz­za­re l’ondata di calo­re”. Que­sto è quel­lo che dob­bia­mo fare noi, è quel­lo che fac­cia­mo da anni. Pos­sia­mo far­lo con cre­di­bi­li­tà e urgen­za, dai ter­ri­to­ri al gover­no del pae­se, costi­tuen­do l’alternativa di cui il pae­se ha estre­ma­men­te biso­gno dopo anni di poli­ti­che mio­pi e dan­no­se.

Dalla scuola di mobilitazione “Italia cosa vogliamo?” qualche strumento per il 2027

Ci por­tia­mo a casa soprat­tut­to una “cas­set­ta degli attrez­zi”: par­ti­re dal sen­so per cui ci si can­di­da e da una visio­ne rico­no­sci­bi­le, cono­sce­re il ter­ri­to­rio pri­ma di voler­lo rap­pre­sen­ta­re, costrui­re orga­niz­za­zio­ne dal bas­so, usa­re i social come stru­men­to e non come fine, con­tra­sta­re la vio­len­za digi­ta­le facen­do rete attor­no alle per­so­ne che la subi­sco­no.