Voucher: tutte le cose non dette (e perché è necessario intervenire)

Nelle scorse ore il responsabile Economia del Partito Democratico, Filippo Taddei, è intervenuto su un tema che - finalmente! Lo denunciamo da mesi - è entrato nel dibattito pubblico, e cioè lo sfruttamento a mezzo voucher. Vediamo, parola per parola, quando c'è di vero.

Nel­le scor­se ore il respon­sa­bi­le Eco­no­mia del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, Filip­po Tad­dei, è inter­ve­nu­to su un tema che — final­men­te! Lo denun­cia­mo da mesi — è entra­to nel dibat­ti­to pub­bli­co, e cioè lo sfrut­ta­men­to a mez­zo vou­cher. Regi­stria­mo, biso­gna dir­lo, un improv­vi­so cam­bio di rot­ta, dato che il 26 apri­le lo stes­so Tad­dei dichia­ra­va che tut­to anda­va bene, e che per i vou­cher fos­se neces­sa­rio solo intro­dur­re un correttivo:

schermata-2016-12-22-alle-14-02-55

Ieri, inve­ce, le paro­le di Tad­dei segna­no un cam­bio di linea, tan­to che nel pri­mo para­gra­fo tro­via­mo scrit­to che «in poli­ti­ca capi­ta spes­so di con­fon­de­re il pro­ble­ma con lo stru­men­to e i pre­sen­ti con i respon­sa­bi­li. […] Non sia­mo sta­ti noi ad intro­dur­re i vou­cher e non sia­mo sta­ti noi a libe­ra­liz­zar­ne l’uso». Qua­si come a dire «beh, sape­te, un pro­ble­ma bel­lo gros­so c’è, ce ne sia­mo resi con­to, ma non l’ab­bia­mo crea­to noi». Par­tia­mo pro­prio dal­le paro­le di Tad­dei, per cer­ca­re di capi­re con più pre­ci­sio­ne di chi sia­no le respon­sa­bi­li­tà e che con­se­guen­ze abbia­no avu­to le scel­te del­la politica.

1. Non sia­mo sta­ti noi ad intro­dur­re i vou­cher e non sia­mo sta­ti noi a libe­ra­liz­zar­ne l’uso. Al con­tra­rio: è sta­to attra­ver­so il jobs act che abbia­mo intro­dot­to la trac­cia­bi­li­tà per bloc­ca­re l’abuso più odioso.

In ori­gi­ne il jobs act ha innal­za­to il limi­te mas­si­mo da 5000 euro a 7000 euro. Sarà un caso, ma nel mese di appro­va­zio­ne del jobs act (Mar­zo 2015), i taglian­di ven­du­ti fan­no regi­stra­re un bal­zo del +20%, per­cen­tua­le mai più regi­stra­ta da allo­ra; il decre­to cor­ret­ti­vo che intro­du­ce la comu­ni­ca­zio­ne obbli­ga­to­ria median­te sms alme­no 60 minu­ti pri­ma dal­l’i­ni­zio è sta­to appro­va­to il 24 Set­tem­bre 2016 ed è ope­ra­ti­vo solo dall’8 Otto­bre 2016. Peral­tro, non esi­ste tut­to­ra un nume­ro sms per i Vou­cher: il gover­no ha scrit­to in manie­ra irri­tua­le nel testo accom­pa­gna­to­rio del decre­to che si sareb­be­ro impie­ga­ti gli stru­men­ti già in uso per il lavo­ro intermittente.

2. Que­sto inter­ven­to, ulti­mo solo in ordi­ne tem­po­ra­le, can­cel­la l’abuso più odio­so: se il dato­re di lavo­ro non è pre­ci­so nel­la indi­ca­zio­ne degli ora­ri, il vou­cher può esse­re uti­liz­za­to per copri­re il lavo­ro nero anzi­ché far­lo emergere.

Scri­vo­no Ana­sta­sia, Bom­bel­li e Maschio in WokInps Papers del 3 Otto­bre 2016: «L’intreccio tra vou­cher e lavo­ro nero si può svi­lup­pa­re con due diver­se moda­li­tà: a. ogni gior­na­ta di lavo­ro acces­so­rio è “coper­ta” da alme­no un vou­cher ma il com­pen­so “uffi­cia­le” – quel­lo appun­to rego­la­to con vou­cher – è […] inte­gra­to in nero; […] b. solo alcu­ne gior­na­te di lavo­ro pre­sta­te sono “coper­te” dai vou­cher (inte­gral­men­te o par­zial­men­te) […] Il recen­te sche­ma di Decre­to legi­sla­ti­vo di inte­gra­zio­ne e cor­re­zio­ne del Jobs Act, […] mira a impe­di­re que­sta secon­da moda­li­tà». Con la comu­ni­ca­zio­ne via mail o sms del­la gior­na­ta e del­l’o­ra­rio effet­ti­vo di lavo­ro, l’a­bu­so del­lo stru­men­to non dovreb­be esse­re più pos­si­bi­le: se un ispet­to­re tro­vas­se il lavo­ra­to­re in una gior­na­ta o in un ora­rio diver­so da quel­lo comu­ni­ca­to, deve appli­ca­re la san­zio­ne. Ma nes­su­no, al momen­to, può argo­men­ta­re sul­l’effet­to deter­ren­za di una san­zio­ne di 800€ (la san­zio­ne va da 400 a 2400€, spes­so vie­ne appli­ca­to il paga­men­to in misu­ra ridot­ta, pari a un ter­zo del mas­si­ma­le), spe­cie quan­do i con­trol­li non fun­zio­na­no mol­to bene. Il lavo­ro nero non è scon­giu­ra­to nei casi in cui il dato­re di lavo­ro: 1. con­ti­nui a non comu­ni­ca­re pre­ci­sa­men­te le gior­na­te e gli ora­ri di lavo­ro via mail, rischian­do la san­zio­ne 2. si accor­da con il lavo­ra­to­re per un com­pen­so lor­do supe­rio­re ai 10€ ora­ri del vou­cher (mol­to poco pro­ba­bi­le). La “fun­zio­ne” di far emer­ge­re lavo­ro nero la si può facil­men­te pre­ve­de­re con i requi­si­ti sog­get­ti­vi, qua­li sog­get­ti per­cet­to­ri di misu­re a soste­gno del red­di­to, pen­sio­na­ti, lavo­ra­to­ri part-time. Ma il requi­si­to di occa­sio­na­li­tà rima­ne e deve rima­ne­re la carat­te­ri­sti­ca prin­ci­pa­le di que­sto tipo di lavo­ro. Inve­ce l’in­nal­za­men­to del limi­te eco­no­mi­co a 7000€ qua­le uni­co ele­men­to di occa­sio­na­li­tà ha fat­to sì che i vou­cher sosti­tuis­se­ro lavo­ri comun­que limi­ta­ti nel tem­po e già pre­ca­ri qua­li il tem­po deter­mi­na­to, i coco­co, il lavo­ro auto­no­mo occasionale.

3. Per com­pren­de­re se il vou­cher favo­ri­sce l’emersione oppu­re faci­li­ta la pre­ca­riz­za­zio­ne, biso­gna guar­da­re alla com­po­si­zio­ne dei pre­sta­to­ri. Uno stu­dio INPS diret­to da Bru­no Ana­sta­sia mostra come nel 2015 qua­si il 10% dei per­cet­to­ri di vou­cher sia­no pen­sio­na­ti, men­tre il 55% si divi­de tra per­so­ne che han­no un altro lavo­ro (la mag­gio­ran­za) e per­cet­to­ri di ammor­tiz­za­to­ri socia­li (la mino­ran­za). In con­clu­sio­ne 2 per­cet­to­ri di vou­cher su 3 svol­go­no un dop­pio-lavo­ro. Vale la pena chie­der­si cosa avreb­be­ro fat­to in assen­za del vou­cher: si sareb­be­ro aste­nu­ti dal lavo­ro o l’avrebbero svol­to in nero?

Que­sta — in ger­go — si chia­ma cor­re­la­zio­ne spu­ria. Non c’è evi­den­za sta­ti­sti­ca, scri­vo­no gli stes­si Ana­sta­sia, Bom­bel­li e Maschio, che i vou­cher stia­no facen­do emer­ge­re il lavo­ro nero. Anzi, coglien­do il sug­ge­ri­men­to di Tad­dei, guar­dia­mo ai per­cet­to­ri di vou­cher: si trat­ta in gene­re di gio­va­ni (nel 2015, il 43,1% dei per­cet­to­ri ha meno di 29 anni). Nel 2015, più di metà del­la pla­tea dei per­cet­to­ri di vou­cher è com­po­sto da don­ne; il 13,8% del­la pla­tea è clas­si­fi­ca­to come ‘Mai sta­to occu­pa­to’; i dipen­den­ti pri­va­ti sono il 28,7% del tota­le, in buo­na par­te (75%) impie­ga­ti a tem­po par­zia­le: anche in que­sto caso, l’età media è rela­ti­va­men­te bas­sa, 35 anni. Esclu­den­do la cate­go­ria dei pen­sio­na­ti, l’età media del­la pla­tea dei per­cet­to­ri di vou­cher è 30 anni e la per­cen­tua­le di don­ne sale al 57%. Più che lavo­ra­to­ri in nero, que­sto pro­fi­lo è iden­ti­fi­ca­bi­le come quel­lo di lavo­ra­to­ri pre­ca­ri. Ora però chiediamoci:

  1. Il red­di­to da vou­cher ha limi­te fis­sa­to a 7000€ net­to: non è tas­sa­to e non si cumu­la con altri red­di­ti, quin­di nul­la cam­bia rispet­to al lavo­ro nero da un pun­to di vista fiscale;
  2. E’ pur vero che c’è la coper­tu­ra Inail, ma un lavo­ra­to­re in nero può facil­men­te cau­te­lar­si con un’as­si­cu­ra­zio­ne privata.
  3. La par­te di con­tri­bu­ti va alla gestio­ne sepa­ra­ta e non si tra­dur­rà mai in pen­sio­ne data l’e­si­gui­tà (13%): allo­ra che sen­so ha que­sta voce di costo? Ser­ve a fare cas­sa per l’Inps? Dovrem­mo fare in modo che tale con­tri­bu­zio­ne vada alla gestio­ne pre­vi­den­zia­le pre­va­len­te del lavoratore.
4. Poi­ché il lavo­ro nero è mol­to este­so, è un feno­me­no ete­ro­ge­neo che si scon­fig­ge costruen­do pon­ti che por­ti­no i lavo­ra­to­ri nel­la legalità.

Per com­pren­de­re le dimen­sio­ni di ciò di cui stia­mo par­lan­do: l’in­ci­den­za del cosid­det­to lavo­ro irre­go­la­re sul PIL è pari al 5.7% cir­ca (anno 2013). Le uni­tà di lavo­ro coin­vol­te sono sti­ma­te in 3,5 milio­ni. Il tas­so di inci­den­za rispet­to al com­ples­so dei lavo­ra­to­ri è pari al 15%. Il nume­ro di lavo­ra­to­ri inte­res­sa­ti dal feno­me­no dei vou­cher è di 1.4 milio­ni e, in talu­ni casi, si trat­ta di lavo­ra­to­ri a tem­po par­zia­le o inoc­cu­pa­ti, di pen­sio­na­ti, di gio­va­ni alla pri­ma occu­pa­zio­ne. Una par­te di tali lavo­ra­to­ri risul­ta­va già da qual­che altra par­te, poi­ché ave­va un con­trat­to a ter­mi­ne nei sei mesi ante­ce­den­ti all’e­spe­rien­za di lavo­ro accessorio.

Le cose van­no rac­con­ta­te fino in fon­do. Di tem­po per inter­ve­ni­re per con­tra­sta­re que­sta nuo­va for­ma di sfrut­ta­men­to non ce n’è più.

Danie­la Min­net­ti, Davi­de Serafin

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popolare.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di italiani.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la società.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto provarci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne possibili. 

Firenze, una cosa è certa: non si è trattato di un errore umano

Nel­l’at­te­sa di rice­ve­re noti­zie chia­re e cir­co­stan­zia­te sul­la dina­mi­ca di quan­to avve­nu­to in via Mari­ti a Firen­ze, una cosa si deve dire: non si è trat­ta­to di un erro­re umano.

E que­sto, nono­stan­te le insi­nua­zio­ni dei tito­li dei gior­na­li, arri­va­te appe­na pas­sa­to lo shock ini­zia­le, è neces­sa­rio dir­lo con chiarezza.

Vertice Italia-Africa: a chi serve?

Lune­dì 29 gen­na­io si è tenu­to a Roma, nell’aula del Sena­to, il ver­ti­ce “Ita­lia-Afri­ca. Un pon­te per una cre­sci­ta comu­ne”, per la pri­ma vol­ta “ele­va­to a ran­go di Ver­ti­ce di Capi di Sta­to e di Gover­no” come ha sot­to­li­nea­to Melo­ni. A chi e a cosa è servito?