Violenti disarmati: come evitare femminicidi e tragedie domestiche

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Mariti o compagni violenti a mano disarmata. Per evitare l’aumento dei delitti in casa, basta un provvedimento tutt’altro che straordinario, come la revoca della licenza, anche se solo “sportiva”. In Italia, infatti, la strategia è in crescita: per avere un’arma in casa si fa richiesta di licenza sportiva, molto più semplice da ottenere.

Per aumentare la sicurezza tra le mura domestiche, e contrastare concretamente eventuali femminicidi, servirebbe giusto qualche accortezza: risolvere il problema alla fonte, scongiurando che una mano armata possa esplodere proiettili letali per assecondare la follia assassina verso la partner, ex partner, o anche semplicemente un componente della sua famiglia. Ed è, almeno in teoria, una misura che non richiede particolari sforzi: l’esempio è stato dato dal questore di Padova, Paolo Fassari, che ha disposto il sequestro cautelativo di armi, a il ritiro delle autorizzazioni, nei casi di denunce di stalking o violenze nell’ambito familiare. Un modello che, però, al momento rischia di essere isolato: senza una normativa organica, la situazione resta squilibrata a favore di chi può agire a mano armata, nonostante dei “precedenti” sospetti. La richiesta di una riforma, o forse basterebbe dire una legge molto semplice per rafforzare la normativa anti-stalking, è arrivata anche da Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (OPAL).

Gli studi più approfonditi sul tema indicano chiaramente la proporzione del problema: secondo l’organizzazione Giffords, la presenza di una pistola in una situazione di violenza domestica rende cinque volte più probabile la morte della donna. In Italia è sostanzialmente impossibile ricostruire il preciso numero di armi in circolazione, in quanto Polizia di Stato e ministero dell’Interno non sono tenuti a diffondere queste informazioni. Quindi è impossibile fornire un collegamento tra la presenza di pistole e fucili e il numero dei femminicidi. Ma che la presenza di armi favoriscano l’aumento di delitti, anche in famiglia, è un dato di fatto. L’esempio principale è incarnato dagli Stati Uniti, che da un lato rappresentano la parte più estrema del fenomeno e dall’altro sta diventando un riferimento da imitare per l’italianissimo centrodestra.

Ebbene, le statistiche di Everytown for gun safety raccontano che negli Stati americani in cui si richiedono controlli di base (eventuali episodi di stalking o violenze) su tutte le vendite di armi registrano il 47% in meno di donne uccise dai loro partner in confronto agli altro Stati che non valutano questi requisiti. E non solo: le città degli Stati che limitano l’accesso alle armi da parte di persone già denunciate per violenza domestica fanno registrare una riduzione del 25% negli omicidi di donne con armi. Cifre che, del resto, sono confortate dal buonsenso: meglio non armare una persona accecata dall’irrazionalità.

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