Una riflessione sugli enti locali

Province_ItalianeRice­via­mo da Pao­lo di Como que­sto con­tri­bu­to sugli enti loca­li e le Pro­vin­ce. Quel­lo che è sicu­ro è che c’è biso­gno di un’ul­te­rio­re rifles­sio­ne su que­sto tema così delicato.

___

L’idea dell’eli­mi­na­zio­ne del­le Pro­vin­ce, dell’annichilimento di un inte­ro ordi­ne di enti loca­li è intel­let­tual­men­te affa­sci­nan­te. Si tira una riga su un inte­ro stra­to di enti e si pen­sa che spa­ri­sca­no costi e buro­cra­zia. In real­tà l’operazione appa­ren­te­men­te sem­pli­ce rischia di esse­re un disa­stro: il mon­do è com­ples­so e il siste­ma del­le auto­no­mie loca­li neces­si­ta di una “gover­nan­ce” chiara.
Le Pro­vin­ce gesti­sco­no “fun­zio­ni di area vasta”, ossia quell’insieme di com­pe­ten­ze per cui i comu­ni non sono in gra­do di agi­re effi­ca­ce­men­te e le regio­ni sono trop­po lon­ta­ne per far­lo. Del­le due l’una: o que­ste fun­zio­ni ser­vo­no e allo­ra è neces­sa­rio un ente demo­cra­ti­ca­men­te elet­to che se ne pren­da cari­co, oppu­re non ser­vo­no e in que­sto caso è inu­ti­le crea­re pastroc­chi come i con­sor­zi di comu­ni per gestirle.

Igie­ne demo­cra­ti­ca. Sì per­ché il nostro pae­se ha rati­fi­ca­to la “Car­ta euro­pea del­le auto­no­mie loca­li”, per cui se esi­sto­no enti loca­li con fun­zio­ni pro­prie devo­no esse­re di tipo elet­ti­vo. In que­sto modo esi­ste alme­no il con­trol­lo demo­cra­ti­co ogni 5 anni: se inve­ce diven­ta­no opa­chi uffi­ci pie­ni di nomi­na­ti nes­su­no sarà mai in gra­do di con­trol­lar­li. Eli­mi­na­re gli orga­ni elet­ti­vi, come vuol fare il gover­no, è con­fon­de­re i costi del­la poli­ti­ca con i costi del­la demo­cra­zia, per fare un po’ di dema­go­gia potrem­mo dire. Tan­to per esse­re chia­ri gli enti di area vasta esi­sto­no in tut­ti i gran­di pae­si euro­pei.

La costi­tu­zio­na­li­tà. Ci sono dei pro­ble­mi di costi­tu­zio­na­li­tà nell’operazione “can­cel­la­zio­ne”: secon­do prof. Danie­le Tra­buc­co del­l’U­ni­ver­si­tà di Pado­va una leg­ge costi­tu­zio­na­le che doves­se sem­pli­ce­men­te toglie­re la paro­la “Pro­vin­ce” dal­la costi­tu­zio­ne sareb­be inco­sti­tu­zio­na­le poi­ché l’Art 5 reci­ta: “La Repub­bli­ca, una e indi­vi­si­bi­le, rico­no­sce e pro­muo­ve le auto­no­mie loca­li”: pro­muo­ve­re è incom­pa­ti­bi­le con abo­li­re. Per non par­la­re del fat­to che abbia­mo dei trat­ta­ti inter­na­zio­na­li per cui alcu­ne Pro­vin­ce sono obbli­ga­to­rie (Tren­to e Bol­za­no): non si capi­sce quin­di come sareb­be pos­si­bi­le una dispa­ri­tà così for­te tra diver­se aree del pae­se. Infi­ne non si cam­bia asset­to del pae­se in tem­pi di emer­gen­za: l’architettura isti­tu­zio­na­le meri­ta i suoi tem­pi pri­ma di esse­re modificata.

Il fat­to­re socio­lo­gi­co. “La poten­zia­le can­cel­la­zio­ne dell’identità pro­vin­cia­le (quel­la che anco­ra oggi fa dire a un viter­be­se di esse­re pri­ma viter­be­se e poi lazia­le, o cit­ta­di­no del Cen­tro Ita­lia) è un disin­ve­sti­men­to mol­to peri­co­lo­so in una socie­tà la cui cri­si antro­po­lo­gi­ca si basa essen­zial­men­te sull’esplosione di un indi­vi­dua­li­smo che si glo­ria di vive­re sen­za appar­te­nen­ze.” [Giu­sep­pe De Rita] Que­sto anche per­ché si trat­ta dell’isti­tu­to più anti­co del­lo Sta­to ita­lia­no: già le pro­vin­ce esi­ste­va­no negli sta­ti pre­u­ni­ta­ri, per esem­pio dal 1859 nel Regno di Sardegna.

Ma si rispar­mia? Non è affat­to sicu­ro che un’eventuale eli­mi­na­zio­ne por­ti dei rispar­mi, anzi. Secon­do l’UPI l’eventuale rifor­ma aumen­te­rà di 2 miliar­di la spe­sa pub­bli­ca a cau­sa di alcu­ni mec­ca­ni­smi come la mol­ti­pli­ca­zio­ne dei cen­tri di spe­sa che pas­se­reb­be­ro da 107 a 1327: da 1 a 14,4 in media per Pro­vin­cia. Non sarà più pos­si­bi­le quin­di fare volu­me nei con­fron­ti del mer­ca­to per otte­ne­re prez­zi più bas­si, ad esem­pio per spe­se di riscal­da­men­to del­le scuo­le. Secon­do Giu­sep­pe Bor­to­lus­si (CGIA Mestre): «L’abolizione a tut­ti i costi del­le Pro­vin­ce signi­fi­ca voler crea­re un capro espia­to­rio rispet­to ad una cat­ti­va gestio­ne del­la cosa pub­bli­ca. Da un nostro stu­dio, risul­ta che il rispar­mio sareb­be di 500 milio­ni su 12/13 miliar­di di euro, che ci sem­bra poco». Ana­liz­zan­do le spe­se di tut­te le isti­tu­zio­ni loca­li la Boc­co­ni cer­ti­fi­ca che nel tota­le del­la spe­sa cor­ren­te quel­la del­le pro­vin­ce rap­pre­sen­ta il 4,5% con­tro il 72,7% del­le regio­ni e il 22,8% dei comu­ni. “Suo­na un filo stra­no – secon­do il Prof. Rober­to Zuc­chet­ti – che ci si con­cen­tri sul­la par­te più pic­co­la e che non ci si occu­pi del­la fet­ta mag­gio­re”. Per­si­no la Cor­te di con­ti boc­cia il DDL: bas­se pos­si­bi­li­tà di rispar­mio per gli enti, una vol­ta che il dise­gno di leg­ge doves­se entra­re in vigo­re a tut­ti gli effet­ti, e rischio di con­fu­sio­ne ammi­ni­stra­ti­va nell’indefinito perio­do di tran­si­zio­ne. Il pas­sag­gio di fun­zio­ni da pro­vin­ce ad altri enti avreb­be un impat­to nul­lo sul­le cas­se del­lo Sta­to. In real­tà, scri­ve la Cor­te dei con­ti, tale assun­to “appa­re però tut­to da dimo­stra­re nel­la sua pie­na soste­ni­bi­li­tà”. Oltre­tut­to se “la pre­di­ca­ta tran­si­to­rie­tà doves­se dila­tar­si ecces­si­va­men­te o addi­rit­tu­ra radi­car­si in atte­sa di nuo­ve ini­zia­ti­ve si per­pe­tue­reb­be una situa­zio­ne di con­fu­sio­ne ordi­na­men­ta­le cer­ta­men­te pro­dut­ti­va di inef­fi­cien­ze”.

La rifor­ma non fun­zio­na. Il DDL “Deli­rio” avreb­be l’obiettivo di svuo­ta­re di com­pe­ten­ze l’ente, can­cel­lan­do inol­tre gli orga­ni elet­ti­vi: In real­tà fra­sta­glia e pol­ve­riz­za le fun­zio­ni oggi gesti­te da 107 enti tra 8100 comu­ni, 370 unio­ni di comu­ni, 20 regio­ni, 10 cit­tà metro­po­li­ta­ne e le restan­ti 97 pro­vin­ce svuo­ta­te, con un intrec­cio incom­pren­si­bi­le di dele­ghe reci­pro­che e di asset­ti varia­bi­li, tale per cui nes­sun cit­ta­di­no, nes­su­na impre­sa capi­rà mai più chi è com­pe­ten­te a fare cosa. Già per­ché il livel­lo “eli­mi­na­to” non vie­ne can­cel­la­to dav­ve­ro ma vie­ne “occu­pa­to” dagli altri enti esi­sten­ti ansio­si di acca­par­rar­si le com­pe­ten­ze. Infat­ti l’unico ten­ta­ti­vo in cor­so di eli­mi­na­re le Pro­vin­ce, in Sici­lia, ha por­ta­to fino ad ora il risul­ta­to di eli­mi­na­re 9 enti per far­ne rina­sce­re 35 sot­to for­ma di con­sor­zi di comu­ni: pro­prio un bel model­lo di rispar­mio e di razio­na­liz­za­zio­ne. Oltre­tut­to ci sono evi­den­ti que­stio­ni di legit­ti­mi­tà Costi­tu­zio­na­le su cui il DDL andrà ine­vi­ta­bil­men­te a cozzare.

Il fal­li­men­to pas­sa­to. La stra­da dei con­sor­zi di comu­ni del resto è già sta­ta bat­tu­ta: i Com­pren­so­ri furo­no pro­po­sti in Pie­mon­te (LR 41/75), Emi­lia Roma­gna (LR 12/75), Lom­bar­dia (LR 52/75), Umbria (LR 40/75), Vene­to (LR 80/75), Lazio (LR 71/75), Pro­vin­cia auto­no­ma di Bol­za­no (LR 62/75) e Sar­de­gna (LR 33/75). Fal­li­ro­no mise­ra­men­te un po’ ovun­que: per­ché rei­te­ra­re anco­ra i car­roz­zo­ni con ele­zio­ne indi­ret­ta (cioè pri­vi del­la legit­ti­ma­zio­ne demo­cra­ti­ca popo­la­re)? Per­ché rei­te­ra­re qual­co­sa che non ha fun­zio­na­to ed anzi ha visto un’e­splo­sio­ne degli enti? [Luca Bec­ca­ria]

Un siste­ma equi­li­bra­to. Il fat­to è che un siste­ma, for­ma­to da atto­ri pub­bli­ci in que­sto caso, fun­zio­na dal momen­to in cui gli enti in gio­co sono suf­fi­cien­te­men­te for­ti per evi­ta­re di esse­re anni­chi­li­ti nel con­fron­to con gli altri. Il DDL “Deli­rio” va inve­ce in dire­zio­ne oppo­sta, svuo­tan­do le pro­vin­ce e raf­for­zan­do le cit­tà capo­luo­go che diven­ta­no poten­tis­si­me “Aree metro­po­li­ta­ne”. Que­sta cosa l’hanno capi­ta a destra ed è incre­di­bi­le che non si capi­sca a sini­stra, infat­ti Gui­do Pode­stà ha dichia­ra­to: “Se le Pro­vin­ce non con­ta­no più coman­de­ran­no i sin­da­ci dei comu­ni capo­luo­ghi”. Gli uni­ci ad ave­re voce in capi­to­lo nel siste­ma del­le auto­no­mie saran­no quin­di i gover­na­to­ri del­le regio­ni e i sin­da­ci del­le cit­tà metro­po­li­ta­ne (che sono lie­vi­ta­te a 18: non ne esi­sto­no altret­tan­te in tut­ta Euro­pa). Gli altri enti saran­no robet­ta, sen­za pote­re alcu­no di inci­de­re se non a livel­lo loca­le. È un muta­men­to total­men­te anti­de­mo­cra­ti­co del siste­ma del­le auto­no­mie loca­li: ave­re sul ter­ri­to­rio il clas­si­co ter­zet­to Sin­da­co del capo­luo­go, Pre­si­den­te del­la Pro­vin­cia e Pre­si­den­te del­la Came­ra di Com­mer­cio quan­do si trat­ta di por­ta­re avan­ti un qual­sia­si pro­get­to di svi­lup­po per la comu­ni­tà è fon­da­men­ta­le. Non riu­scen­do a fare mas­sa cri­ti­ca, que­sti ter­ri­to­ri saran­no pena­liz­za­ti nel­la capa­ci­ta di attrar­re inve­sti­men­ti pub­bli­ci o pri­va­ti, neces­sa­ri per lo svi­lup­po, accre­scen­do ulte­rior­men­te il diva­rio tra zone più popo­la­te e meno popo­la­te che ver­ran­no quin­di mar­gi­na­liz­za­te, ali­men­tan­do nuo­va­men­te l’e­so­do ver­so le aree metro­po­li­ta­ne dove i ser­vi­zi saran­no sem­pre più avanzati.

Per­ché ser­vo­no: esem­pi. Por­ta­re a casa 11 milio­ni di fon­di euro­pei per restau­ra­re diver­si beni cul­tu­ra­li e ambien­ta­li sul ter­ri­to­rio (impos­si­bi­le per i sem­pli­ci con­sor­zi di comu­ni). Difen­de­re una val­le asse­dia­ta dal­le cap­ta­zio­ni lun­go i pro­pri fiu­mi (mini impian­ti idroe­let­tri­ci) per­ché in Regio­ne non san­no nem­me­no dove sia quel­la val­le. Non per­met­te­re la costru­zio­ne di un’autostrada quan­do ne è in costru­zio­ne una paral­le­la a pochi km di distan­za. Etc.

Appel­li e con­tra­rie­tà. Pro­prio per sot­to­li­nea­re tut­te que­ste stor­tu­re è usci­to un appel­lo di 44 costi­tu­zio­na­li­sti (tra cui Vale­rio Oni­da): “Non si pos­so­no svuo­ta­re di fun­zio­ni enti costi­tu­zio­nal­men­te pre­vi­sti e costi­tu­ti­vi del­la Repub­bli­ca né eli­mi­na­re la diret­ta respon­sa­bi­li­tà poli­ti­ca dei loro orga­ni di gover­no nei con­fron­ti dei cit­ta­di­ni, tra­sfor­man­do sur­ret­ti­zia­men­te la Pro­vin­cia in un ente asso­cia­ti­vo tra i Comu­ni, men­tre le fun­zio­ni da svol­ge­re non sono comu­na­li. Si cer­chi di trac­cia­re una linea di rifor­ma del­le auto­no­mie loca­li con­di­vi­sa ed effi­ca­ce, con un approc­cio coe­ren­te e di siste­ma, sen­za strap­pi, sen­za ope­ra­zio­ni di pura imma­gi­ne, desti­na­te a pro­dur­re dan­ni pro­fon­di e dura­tu­ri sul­la nostra demo­cra­zia loca­le”. Anche i sin­da­ci han­no capi­to che non con­vie­ne. Il 65% dei sin­da­ci dei pic­co­li Comu­ni non con­si­de­ra la rifor­ma del­le Pro­vin­ce una prio­ri­tà, il 64% sa che non por­te­rà alcun rispar­mio, il 63% pen­sa che farà inde­bo­li­re i ter­ri­to­ri. Se dun­que un 61 % la vede come una oppor­tu­ni­tà di razio­na­liz­za­re com­pe­ten­ze, quin­di sa bene che c’è biso­gno di razio­na­liz­za­re, non di eli­mi­na­re, il 57% ha capi­to che per­de­rà un rife­ri­men­to e il 63% è mol­to più pre­oc­cu­pa­to dal­la man­can­za di risor­se che dal­le rifor­me. La mag­gio­ran­za dei sin­da­ci poi è coscien­te di non ave­re per­so­na­le (53%) e com­pe­ten­ze (34%) ido­nee per svol­ge­re le fun­zio­ni del­le pro­vin­ce, oltre ad esse­re que­sto un peso in più di cui dovrà sob­bar­car­si (28%). Per­si­no le regio­ni han­no dato pare­re nega­ti­vo al DDL “Deli­rio” in Con­fe­ren­za del­le regio­ni. Infi­ne pure per i cit­ta­di­ni non sem­bra esse­re una prio­ri­tà: secon­do uno stu­dio ISPO il 72% dei cit­ta­di­ni si sen­te orgo­glio­so del­la pro­pria pro­vin­cia e solo il 4% ritie­ne prio­ri­ta­rio abolirle.

Cosa fare allo­ra? Riman­go­no diver­se cose da fare: la pri­ma è accor­pa­re, per con­so­li­da­re gli enti esi­sten­ti. Que­sto vale per le pro­vin­ce che potreb­be­ro tor­na­re ad esse­re le 76 del 1924 ma vale anche per qual­che regio­ne e  soprat­tut­to per gli 8mila comu­ni che dovreb­be­ro esse­re avvia­ti ver­so un pro­gram­ma di incen­ti­vi per la fusio­ne e disin­cen­ti­vi per chi rima­ne da solo, come già fat­to in altre espe­rien­ze euro­pee (lascian­do per­de­re le Unio­ni di comu­ni). L’altra è taglia­re la gran­de zona gri­gia del­la spe­sa pub­bli­ca che avreb­be dovu­to esse­re sfor­bi­cia­ta già nel­la finan­zia­ria 2010 e anco­ra nei decre­ti di Mon­ti. Sono 7.800 socie­tà ed enti stru­men­ta­li, gesti­ti da nomi­na­ti del­la poli­ti­ca, dove non c’è alcu­na tra­spa­ren­za o con­trol­lo sul­la qua­li­tà né sul costo dei ser­vi­zi, l’8% in più rispet­to all’anno pre­ce­den­te, per lo più con bilan­ci in ros­so, con un eser­ci­to di 300mila addet­ti e oltre 19 mila com­po­nen­ti dei Con­si­gli di Ammi­ni­stra­zio­ne, per un costo com­ples­si­vo di solo per­so­na­le di 15 miliar­di di euro. Si trat­ta di: Com­pren­so­ri, Cir­con­da­ri, Unio­ni di Comu­ni, Con­sor­zi di boni­fi­ca, Comu­ni­tà mon­ta­ne, Aree di svi­lup­po indu­stria­le (ASI), Par­chi natu­ra­li, Ambi­ti ter­ri­to­ria­li otti­ma­li (ATO – per la gestio­ne acque, ener­gia, rifiu­ti), Siste­mi eco­no­mi­ci loca­li (SEL), Distret­ti sco­la­sti­ci, Socie­tà del­la salu­te (asso­cia­zio­ni fra Comu­ni e ASL per l’ottimizzazione socio-sanitaria)…

Raf­for­za­re, non abo­li­re. Un’al­tra scel­ta quin­di è pos­si­bi­le: le pro­vin­ce andreb­be­ro raf­for­za­te, por­tan­do all’interno di que­ste isti­tu­zio­ni tut­to quan­to oggi è ester­no, ridon­dan­te, in sovrap­po­si­zio­ne: soprat­tut­to enti e uffi­ci. Que­sto sem­pli­fi­che­reb­be dav­ve­ro e fareb­be risparmiare.

Con­clu­den­do. “Dal 1951, quan­do ci sono sta­te le pri­me ele­zio­ni del­le pro­vin­ce (ele­zio­ni diret­te), fino ad oggi, pos­sia­mo dire che le poli­ti­che ambien­ta­li, la pro­gram­ma­zio­ne eco­no­mi­ca, le poli­ti­che ter­ri­to­ria­li, le poli­ti­che per il lavo­ro e le poli­ti­che per l’i­stru­zio­ne sono nate in pro­vin­cia. La sto­ria del­la pro­vin­cia e di mol­ti ammi­ni­stra­to­ri è una sto­ria glo­rio­sa.” secon­do Umber­to D’Ottavio. Infat­ti: “Solo una demo­cra­zia plu­ra­li­sta, par­te­ci­pa­ta, inclu­si­va, dove il pote­re è con­ten­di­bi­le, dif­fu­so, rap­pre­sen­ta­to da pote­ri diver­si che si con­trol­la­no e si equi­li­bra­no a vicen­da, può far pre­va­le­re inte­res­si mol­to gene­ra­li e disper­si, e bloc­ca­re i ten­ta­ti­vi di pri­vi­le­gia­ti di inter­cet­ta­re le risor­se desti­na­te alla pro­du­zio­ne di beni pub­bli­ci o di distor­ce­re le rego­le”. [Fabri­zio Bar­ca]

[Pub­bli­ca­to il 7.12.2013, aggior­na­to il 20.12.2013]

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Organizzativo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popolare.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di italiani.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la società.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto provarci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne possibili. 

17 maggio, non c’è nulla da festeggiare

Crea­re un cli­ma di sospet­to, dif­fi­den­za e pau­ra ha l’effetto deva­stan­te di sfo­cia­re in odio che si tra­du­ce in vio­len­za, spes­so fisi­ca, a sca­pi­to di per­so­ne che vor­reb­be­ro solo vive­re la pro­pria vita come tut­te le altre sen­za nega­re nul­la nessuno.

All’odio rispondiamo con l’Orgoglio

È sem­pre più un qua­dro allar­man­te quel­lo che ci si pro­spet­ta in occa­sio­ne del 17 mag­gio di fron­te alla pub­bli­ca­zio­ne del­la Rain­bow Map di ILGA-Euro­pe. L’Italia sci­vo­la anco­ra più in bas­so rispet­to al 2023 acqui­sen­do un mise­ro 25%.

Risultati del Congresso 2024 di Possibile

Si pro­cla­ma Fran­ce­sca Druet­ti la nuo­va Segre­ta­ria di Pos­si­bi­le, e si inse­dia­no nei rin­no­va­ti Comi­ta­ti orga­niz­za­ti­vo e scien­ti­fi­co le per­so­ne nel­le liste a suo sostegno.