Un impegno chiaro per la cultura

Riceviamo e aderiamo con convinzione al Manifesto del CAE - Culture Action Europe, che chiede un impegno a sostenere un incremento della quota di bilancio pubblico dedicata alla Cultura

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Riceviamo e ade­ria­mo con con­vin­zio­ne al Mani­fe­sto del CAE — Cul­tu­re Action Euro­pe, che chie­de ”in occa­sio­ne del­le ele­zio­ni poli­ti­che 2018, ai can­di­da­ti di tut­ti gli schie­ra­men­ti un impe­gno a soste­ne­re nel­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra, un incre­men­to del­la quo­ta di bilan­cio pub­bli­co nazio­na­le dedi­ca­ta alla Cul­tu­ra fino a rag­giun­ge­re lo 0,6% nel trien­nio 2018–2020, dall’attuale 0,3%”.

I pun­ti del Mani­fe­sto del CAE (che pote­te leg­ge­re per este­so qui) sono in accor­do con il Mani­fe­sto di Pos­si­bi­le — da Mani­fe­sto a Mani­fe­sto — e con il pro­gram­ma di Libe­ri e Ugua­li sul tema.

Pen­sia­mo che inve­sti­re e pun­ta­re sul­la cul­tu­ra sia non solo uti­le, ma indi­spen­sa­bi­le: sul­la tute­la dei lavo­ra­to­ri che se ne occu­pa­no, let­te­ral­men­te sfrut­ta­ti dal­le strut­tu­re pub­bli­che o dai con­ces­sio­na­ri. Sul­la poli­ti­ca che sap­pia tute­la­re e valo­riz­za­re la nostra sto­ria e apri­re una fine­stra sul con­tem­po­ra­neo, per nul­la in con­trad­di­zio­ne con la nostra gran­dio­sa tra­di­zio­ne. Su una stra­te­gia che riguar­di le biblio­te­che, il siste­ma dei musei, che fac­cia teso­ro del­le miglio­ri ini­zia­ti­ve che ven­go­no dal­la socie­tà, che inve­sta sul nostro pas­sa­to per tor­na­re a imma­gi­na­re il nostro futu­ro e il pas­sa­to ser­ve, appun­to, a ricordarcelo.

In que­sti anni si è avvia­to un pro­ces­so di pri­va­tiz­za­zio­ne e di com­mer­cia­liz­za­zio­ne dei beni cul­tu­ra­li e ambien­ta­li. Dob­bia­mo tor­na­re a una stra­te­gia in cui la Repub­bli­ca assu­ma la pro­mo­zio­ne del­la cul­tu­ra e dei suoi beni come una mis­sio­ne, che fa par­te del­la voca­zio­ne stes­sa del nostro paese.

Abbia­mo biso­gno di inter­ve­ni­re sul­la dele­te­ria la gestio­ne cen­tra­li­sti­ca del­le poli­ti­che di reclu­ta­men­to, sbloc­can­do il tur­no­ver e tor­nan­do alle pro­spet­ti­ve occu­pa­zio­na­li pre spen­ding review, che altro non ha fat­to se non bloc­ca­re le pro­spet­ti­ve occu­pa­zio­na­li dell’intero settore.

Un set­to­re lavo­ra­ti­vo che, infi­ne, neces­si­ta di una rego­la­men­ta­zio­ne più chia­ra, che defi­ni­sca para­me­tri mini­mi per iden­ti­fi­ca­re le pre­sta­zio­ni pro­fes­sio­na­li e che affron­ti siste­ma­ti­ca­men­te la que­stio­ne del volon­ta­ria­to, ormai assur­to a siste­ma di valo­riz­za­zio­ne e divul­ga­zio­ne, ema­nan­do codi­ci eti­ci che impon­ga­no ai dato­ri di lavo­ro clau­so­le socia­li e com­por­ta­men­ti rispet­to­si del­la digni­tà e pro­fes­sio­na­li­tà dei lavoratori.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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