referendum

Appena tornato in tv non ha parlato del tonfo del Pd e della sinistra tutta: ha ripreso a dare la colpa al sistema che non funziona, rilanciando di nuovo le riforme istituzionali con un sistema monocamerale e legge elettorale con ballottaggio. Proprio quello che gli elettori hanno sonoramente bocciato
Maroni ha interrogato la Lombardia sull'autonomia, e la Lombardia ha risposto forte e chiaro: vuole l'autonomia, ma da Maroni e dalle cialtronerie leghiste. Un voto che da plebiscito si trasforma in richiesta di dimissioni per un governatore cui i cittadini hanno voltato le spalle.
Assistiamo a un surreale dibattito che si ostina a prendere sul serio ciò che serio non è: concedere a Zaia e Maroni di dirci che ne vogliono fare del risultato del referendum, discuterne, buttarsi sull'analisi delle loro parole significa legittimare il nulla elettorale
A fasi alterne nella politica italiana torna alla ribalta il tema dell'autonomismo regionale. In realtà raramente lo si affronta in modo convincente e preciso e molto spesso, nella storia recente, il tema è stato usato in modo del tutto strumentale.
Il referendum è uno strumento che deve stare saldamente nelle mani del popolo, perché questo possa rivendicare la propria sovranità. Se diventa uno strumento nelle mani del potere, allora il fine diventa plebiscitario
Fuori dalle balle era slogan leghista, ora da rovesciare. Perché ci vorrebbe un referendum per uscire fuori dalle balle, quelle leghiste
Solo due anni fa Grillo voleva vincere le regionali per abolire le regioni. Prima volevano abolire le province. Ora sono autonomisti.
«La Padania è un feudo leghista fondato sullo smog»: una volta sancita la cialtronesca autonomia (che non esiste) ex referendum farsa del 22 ottobre potremo finalmente dirlo con chiarezza.
Una partita tutta interna, dalla Val Seriana a Roma, dalla quale tenersi ben lontani, denunciandone il populismo e i fini propagandistici.