Istruzione

In un momento in cui si continua a lasciare aperte fabbriche e aziende non essenziali, e si discute di “essenzialità” e “funzionalità”, la reperibilità dei libri di testo andrebbe garantita (allestendo sistemi di spedizione sicuri per lavoratori e lavoratrici coinvolti in ogni passaggio) in quanto beni non meramente funzionali, ma indispensabili per l’istruzione, per consentire a tutti e a tutte la fruizione di un diritto costituzionale riconosciuto anche degli ultimi DPCM, il diritto allo studio.
Il Governo del cambiamento ha deciso di compiere un ulteriore passo verso l’innovazione nel nostro Paese. Questa volta, tocca all’Università: da alcuni giorni, l’idea lanciata dall’Esecutivo giallo-verde è quella dell’introduzione del cosiddetto prestito d’onore, l’indebitamento studentesco, al fine (così si dice) di favorire l’ingresso agli studi universitari anche ai redditi più bassi. Peccato che questa ipotetica misura rischi di portare il livello della nostra formazione superiore indietro di almeno trent’anni.
Al di là delle diverse posizioni emerse sul tema della gratuità, varrebbe la pena di gettare uno sguardo, già a legislazione vigente, sulla situazione di illegalità diffusa in cui versa da anni la maggior parte degli atenei italiani
Crediamo che un innalzamento del livello complessivo dell’istruzione gioverebbe molto anche al mondo dell’impresa: in Italia solo il 25% dei manager, meno della metà della media europea, ha una laurea. Come pensiamo di competere sul mercato globale con questi numeri?
L'intervento di Andrea Pertici all'assemblea nazionale di Liberi e Uguali.
Una lettera a tutto campo, indirizzata alla ministra Valeria Fedeli, sull'istruzione scolastica e non solo
Un ragazzo su tre non raggiunge il diploma della scuola secondaria superiore: per contrastare efficacemente la dispersione scolastica e l’abbandono è necessario un piano straordinario per affrontare globalmente questa vera e propria “piaga sociale”
Mentre la contrattazione sulla mobilità prosegue verso una firma con le 00.SS. attesa in settimana, ieri è arrivata la proposta del Miur rispetto alla “chiamata per competenze”, meglio nota come “chiamata diretta” dei Dirigenti Scolastici, di cui tanto abbiamo letto e scritto a settembre. E, incredibilmente, la proposta del Miur è la stessa dello scorso anno: prevede cioè un colloquio col Dirigente e l’assegnazione di incarico senza una griglia di criteri oggettivi. Ancora!
Se da un lato si è tanto discusso di bocciati che sarebbe stato necessario comunque impiegare in servizio, dall'altro assistiamo al paradosso di chi, arrivato alla fine del concorso, si trova senza immissione in ruolo e senza prospettive certe.
Chi conosce la complessità del precariato scolastico ha ben presente che quanto lo stesso Renzi andava affermando, “risolveremo il problema dei precari della scuola”, non era altro che l’ennesimo slogan e l’ulteriore bandierina da sventolare di fronte all’opinione pubblica.