Un paese che investe nel sapere

Crediamo che un innalzamento del livello complessivo dell’istruzione gioverebbe molto anche al mondo dell’impresa: in Italia solo il 25% dei manager, meno della metà della media europea, ha una laurea. Come pensiamo di competere sul mercato globale con questi numeri?
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Dobbiamo riuscire a modificare la narrazione corrente nei media, secondo cui ci sarebbe lavoro in abbondanza, ma sono giovani troppo acculturati che si ostinano a rifiutarlo. L’ultimo esempio è l’imbarazzante lettera del presidente di Confindustria di Cuneo, che invita le famiglie a indirizzare i figli verso studi professionali.

Ciò che emerge chiaramente da quella lettera è invece che il principale problema che abbiamo in questo Paese con l’istruzione è che questa è troppo poca e poco diffusa. La scarsa dimestichezza con la matematica elementare mostrata dal suo autore, per esempio, gli impedirebbe di superare qualsiasi test di valutazione, Invalsi, OCSE o PISA che sia. Come mostrano le rilevazioni Istat, il livello di disoccupazione cala al crescere del titolo di studio.

Come si spezza questa narrazione? Occorre riportare la scuola e l’università al centro del dibattito pubblico per evidenziarne il valore e per curarne i problemi, che ci sono e non sono pochi, primo fra tutti un indice di dispersione che supera di molto la media europea, ma la cui causa principale è la scarsità di risorse. L’investimento del 4% del Pil riservato all’istruzione è infatti ben al di sotto della media europea, che si attesta al 6%.

Crediamo che un innalzamento del livello complessivo dell’istruzione gioverebbe molto anche al mondo dell’impresa: in Italia solo il 25% dei manager, meno della metà della media europea, ha una laurea. Come pensiamo di competere sul mercato globale con questi numeri? Oggi le fabbriche del cuneese saranno forse anche prospere e in grado di assumere operai, ma cosa ne sarà di loro domani? Senza cultura, non c’è innovazione; si può solo stancamente ripetere l’esistente, finché questo sarà obsoleto e allora si delocalizzerà in un Paese dal costo del lavoro più basso e, più avanti ancora, si chiuderanno i battenti.

Bisogna invece raccogliere la sfida della società della conoscenza, mettere i giovani, tutti, nella condizione di raggiungere un alto livello di formazione, tenere il passo con gli altri Paesi europei, il cui tasso di laureati è di molto superiore al nostro, e competere sul piano delle idee, della creatività, dell’innovazione. Altrimenti non ci resta che fare a gara tra chi riesce a comprimere di più i salari. E, di conseguenza i diritti. Questa gara, purtroppo, è già iniziata e bisogna fermarla, prima che sia troppo tardi.

Eulalia Grillo

(candidata al Senato nel proporzionale di Bologna e nell’uninominale Ferrara – Imola – San Giovanni in Persiceto)

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