Intanto vi ringrazio tutti per questa mattinata a cui tenevamo molto.
Oggi Giorgia Meloni ha scritto una cosa molto grave in una lunga sequenza di cose molto gravi che ci ha abituati a sentire.
Ha scritto che chiedere a chi partecipa a una fiera del libro di dichiararsi antifascista è censura ed è incompatibile con qualsiasi società democratica. Meloni, ti dò una notizia: se non puoi dichiararti antifascista, sei fascista.
E questo sì che è incompatibile con la società democratica e con la nostra costituzione antifascista su cui anche lei ha giurato quando è diventata presidente.
Dovremmo chiederlo non solo per le fiere del libro il patentino antifascista. Pensate: patentino antifascista per chi si candida a guidare le istituzioni del paese. Fantascienza.
Ci troviamo in un momento pericoloso per la nostra repubblica, in cui la destra sta facendo una gara con sé stessa nella direzione di un estremismo violento e senza pudore.
Non abbiamo timidezze a definire queste politiche fasciste, perché le abbiamo sotto gli occhi e perché non ce le hanno loro queste timidezze, nel descriversi e nell’agire. Un paese civile, un paese con la nostra storia, come può accettare che i suoi parlamentari ed europarlamentari discutano tranquillamente in ogni studio televisivo di deportazione? Come può accettare, ancora, la complicità nel genocidio del popolo palestinese? Come può accettare la discriminazione di stato sui corpi delle donne, delle persone trans, dei corpi migranti?
E se non abbiamo esitazione a chiamarli fascisti, la nostra politica e la nostra azione deve organizzarsi di conseguenza. Al fascismo abbiamo già risposto. Abbiamo risposto con la Resistenza, abbiamo risposto con il CLN. Con le sue differenze e le sue posizioni diverse ma con una certezza: che nel mondo che vuole questa destra, fatto di odio, paura, di legge del più forte, di ricchi sempre più ricchi e gli altri sempre più poveri, di dio patria e famiglia, di una politica e un’economia predatoria sull’ambiente e sulle persone, di corpi senza libertà e di repressione di ogni dissenso non ci vogliamo vivere. Non ci possiamo vivere.
Ieri e oggi al Politicamp abbiamo parlato di come fare a dare un’alternativa. Tutte le persone su questo palco rappresentano partiti che lo stanno facendo quotidianamente. Visto che abbiamo fatto lo sforzo, oggi, di essere tutti qui per parlarne insieme, quello che voglio chiedere a tutti noi è semplice e allo stesso tempo deve richiedere tutti i nostri sforzi in questi mesi che ci separano dal prossimo appuntamento elettorale, di cui tutti sentiamo l’importanza.
Non credo di peccare di troppa semplificazione quando dico che lo sappiamo cosa c’è da fare: in questo paese mancano tante cose, su alcune lavoriamo tutti da decenni. Su alcune abbiamo perso noi stessi degli appuntamenti quando avremmo dovuto coglierli. Non abbiamo più il lusso di permettercelo. Il rovescio di questa medaglia è che possiamo scegliere delle proposte che ci trovano tutti d’accordo: facciamolo insieme, partiamo da quelle. Per invalidare il lavoro che qui rappresentiamo, ci dicono che ci sono delle cose che ci dividono: iniziamo a impegnarci a fare le altre, e avremo un programma più ambizioso e convincente di molti che abbiamo visto in questi anni.
Salario minimo, persone migranti, diritti civili e sociali, piano casa, bollette, contrasto all’emergenza climatica, investimenti nella salute e nell’istruzione pubblica… troviamo cinque proposte da fare subito. Spiegando come fare, quali sono le ricadute concrete sulla vita delle persone, dove troviamo i soldi. Spoiler: tassando i ricchi, ricchissimi che possono e devono contribuire di più, per un mondo migliore per tutte e tutti, compresi loro. Restando, per chi è preoccupato, comunque molto ricchi.
Dopo cinque anni di destra disastrosa, e ce lo dicono i dati, non la nostra “sensibilità woke”, invertiamo subito la rotta.
Prima ho citato il CLN. Nel CLN c’erano i partiti, perché oltre a vincere, serviva ricostruire. Ricostruire e rappresentare di nuovo il paese. Ognuno facendo il proprio pezzo. Da parte nostra portiamo il contributo di anni di pratica politica, di ascolto, studio ed elaborazione. Le battaglie che abbiamo già condiviso con chi è su questo palco, la mobilitazione delle persone che sono state in piazza in questi anni con i nostri corpi e la nostra urgenza di cambiamento. Portiamo il nostro modo di fare politica, come una comunità di persone che scelgono di impegnarsi perché è insopportabile non farlo quando l’ingiustizia e le disuguaglianze sembrano essere insormontabili. Ma non lo sono, o lo sono meno, quando le affrontiamo insieme, con la forza delle proposte e della partecipazione.
Alla comunità di Possibile lancio un appuntamento: questo autunno agli stati generali per prepararci al meglio alle elezioni.
Portiamo la classe dirigente su cui abbiamo lavorato in questi anni abbiamo lavorato sulla classe dirigente e la rappresentanza di questa comunità. In questi due giorni avete visto qualcuno di loro, altri non potevano esserci ma li conoscete. Persone che sono state elette perché hanno rappresentato con credibilità ed efficacia queste proposte.
Tutti noi su questo palco lo sappiamo che nel processo democratico è fondamentale candidare persone la cui esperienza di vita e militanza rifletta quello che raccontano e che vogliono portare nelle stanze del governo. Questa è la strada: candidature credibili che le persone possano votare con convinzione e fiducia che poi faranno quello che abbiamo deciso di fare e per cui abbiamo chiesto di scegliere noi e la nostra visione del paese e del futuro.
Impegniamoci su questo, perché possiamo farlo, sappiamo farlo, ed è indispensabile che lo facciamo: non possiamo dimenticarci il giorno dopo il voto dell’allarmante tasso di astensionismo in questo paese. Non possiamo non renderci conto che le persone invece vanno a votare o si mobilitano se pensano che il loro voto e la loro voce possa portare un reale cambiamento. Le nostre proposte e le nostre candidature devono essere quel cambiamento che spinga cittadini e cittadine a votare e votare noi.
Quindi quello che vi propongo dopo la giornata di oggi è questo.
Facciamo queste 5 proposte concrete. Perché 5? Cinque proposte stanno su un volantino. Cinque proposte concrete, che cambiano la vita delle persone: salari, sanità, casa, costo dell’energia.
Serve un metodo per scegliere le candidature. Sarà decisivo.
Allo stesso modo, serve qualcuno che all’interno del campo largo rappresenti una posizione autenticamente di sinistra.
È possibile, insieme.










