La notte di venerdì 25 settembre, in diverse città italiane ed europee, si svolgerà la notte dei ricercatori e delle ricercatrici. Passeggiando per le vie delle città, troverete vari stand in cui ricercatori e ricercatrici vi spiegheranno i loro progetti di ricerca, a volte anche attraverso attività ricreative che faranno felici soprattutto i più piccoli, con il sorriso stampato in faccia e infinita passione.
A proposito di notte dei ricercatori e delle ricercatrici, possiamo anche parlare delle notti passate insonni, sia per via degli esperimenti, sia a causa dell’incertezza causata dall’instabilità dei contratti dovuta alla mancanza di fondi… Incertezza sul futuro e sulla vita, insomma. Il futuro appunto, guardando i dati, è di chi investe in ricerca.
L’Italia investe l’1.4% del PIL, contro una media europea del 2.2% e i paesi come USA e Germania che invece oltrepassano il 3%.
La retribuzione mediana netta mensile dei ricercatori e delle ricercatrici è pari a 1.630 euro, nonostante il 28,4% di loro dichiari di lavorare oltre 46 ore a settimana. I contratti non prevedono tutele per straordinari, malattia o disoccupazione.
Le donne vincono più assegni e borse di ricerca, ma risultano minoritarie nei contratti da ricercatore a tempo determinato rispetto agli uomini (26,3% contro 32,8%), a conferma di un divario di genere nell’accesso alle posizioni più stabili.
I dati confermano anche la scarsa mobilità geografica nella fase del post-dottorato: l’85% di chi lavora al Sud ha conseguito il titolo nel Mezzogiorno. Nei centri di ricerca nazionali, poi, solo il 7% dei ricercatori proviene da università meridionali.
I finanziamenti per queste posizioni sono instabili: il 28% dei posti è legato al PNRR, il 26% da PRIN, mentre solo il 24% è sostenuto da fondi istituzionali (FFO). La progettualità a termine è dunque predominante.
Le persone precarie della ricerca hanno superato le 35.000 unità durante l’espansione legata al PNRR. Più del 30% delle posizioni ha avuto una durata inferiore a un anno, percentuale che diventa del 43% per quelle finanziate da PRIN e PON. Sono particolarmente brevi le borse di ricerca (50,5%) e gli assegni di ricerca (42,8%). Degli assunti con il PNRR, si stima che l’86.5% sia rimasto senza lavoro al termine del finanziamento.
Il numero di ricercatori e ricercatrici precarie è attualmente il 42% in più rispetto al 2008.
Il piano di assunzione del governo non copre neanche il 10% del fabbisogno effettivo.
Il precariato universitario in Italia dura almeno 10 anni, la stabilizzazione arriva in media intorno ai 40 anni.
Il 74% degli intervistati dall’ADI (XII indagine ADI sui Post-doc, con sondaggi effettuati su 2888 ricercatori e ricercatrici tra aprile e agosto 2024) in materia si dichiara molto preoccupato per la possibilità di trovare un impiego nei prossimi due anni.
Il 10.4% delle persone che hanno conseguito un dottorato in Italia e che risultano occupate ha dovuto trovare lavoro all’estero, dove ci sono più opportunità professionali coerenti con il livello di formazione e stipendi adeguati al costo della vita e all’esperienza professionale.
Quindi, sia che andiate o non andiate alla notte dei ricercatori e delle ricercatrici, è importante che sappiate che queste persone senza futuro stanno contribuendo a crearne uno anche per voi e il paese in cui vivete. Se i ricercatori e le ricercatrici continueranno ad essere senza futuro saremo tutti senza futuro.
Luca Volpini
Alice Cavalieri
Andrea Casaboni
Università Possibile










