«Afghanistan, Pakistan e Iran» ma anche «Tunisia, Algeria, Somalia, Marocco, India, Bangladesh e perfino Nepal». Sono questi, riporta il Manifesto, i principali paesi di provenienza delle persone che, con una frequenza di giorno in giorno maggiore nelle ultime settimane, tentano la rotta balcanica. E se per coloro che provengono dall’Asia è facilmente intuibile il percorso seguito, la presenza di persone provenienti dall’Africa (fenomeno che già nel 2018 mostrava i primi passi) non può che farci riflettere sulla pericolosità che viene attribuita alla rotta che passa dalla Libia e, quindi, dal Mediterraneo centrale. Meglio attraversare più paesi africani, e poi i paesi mediorientali, e poi i Balcani — piuttosto che rischiare le prigioni libiche e la traversata del Mediterraneo.

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.








