Referendum: una mobilitazione straordinaria per la transizione energetica

Quello che abbiamo fatto, raccontato, seminato assieme in queste settimane precedenti al referedum non ce lo toglie proprio nessuno.

E’ sta­to un lavo­ro di squa­dra entu­sia­sman­te, in cui le com­pe­ten­ze spe­ci­fi­che si sono mes­se a dispo­si­zio­ne un po’ in ogni luo­go (stu­dian­do, appro­fon­den­do, spie­gan­do e giran­do come trot­to­le impaz­zi­te) e in cui cen­ti­na­ia di per­so­ne si sono atti­va­te sui ter­ri­to­ri: per orga­niz­za­re momen­ti di con­fron­to assie­me ad altre real­tà impe­gna­te nel­la stes­sa bat­ta­glia, per con­ta­gia­re le per­so­ne più dispa­ra­te (ai ban­chet­ti per stra­da si fan­no incon­tri spet­ta­co­la­ri!), per inven­ta­re nuo­vi modi per incon­trar­si e poter rac­con­ta­re come inten­dia­mo costrui­re il futu­ro che non solo voglia­mo ma anche, in qual­che misu­ra, pre­ten­dia­mo.

Mol­ti dei vol­ti di que­sto cre­scen­te mani­po­lo di #Eroi­Pos­si­bi­li era­no gli stes­si che la scor­sa esta­te ave­va­no lavo­ra­to per la rac­col­ta fir­me refe­ren­da­ria, rac­con­tan­do a destra e a man­ca che la tran­si­zio­ne ener­ge­ti­ca non solo è auspi­ca­bi­le, ma è anche pos­si­bi­le, mol­ti altri sono arri­va­ti dopo e si sono ben pre­sto rim­boc­ca­ti le maniche.

Quel­lo che ho visto io, insom­ma, è sta­ta una mobi­li­ta­zio­ne gene­ro­sa, instan­ca­bi­le, com­pe­ten­te, inclu­si­va, gio­io­sa, pro­po­si­ti­va. Quel­li che oggi bla­te­ra­no con deri­sio­ne di fal­li­men­to non san­no, let­te­ral­men­te, di cosa par­la­no (for­se per­ché le per­so­ne vere, quel­le sen­za fili attac­ca­ti nei pun­ti chia­ve, non le fre­quen­ta­no più da tempo).

Ades­so sap­pia­mo che milio­ni di per­so­ne han­no capi­to che dal­l’e­ra del­le fos­si­li occor­re usci­re il più velo­ce­men­te pos­si­bi­le, sia per­ché i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci esi­sto­no già e van­no arre­sta­ti, sia per­ché final­men­te i gover­nan­ti di 195 Pae­si han­no chi­na­to il capo alla comu­ni­tà scien­ti­fi­ca inter­na­zio­na­le, per anni ina­scol­ta­ta come una fasti­dio­sa Cas­san­dra (gufa, per giunta!).

Ades­so sap­pia­mo che in tan­ti non si ber­ran­no più la frot­to­la di chi fin­ge che le rin­no­va­bi­li costi­no trop­po per tener­le a bada e, nel frat­tem­po, sov­ven­zio­na un’in­du­stria a ter­mi­ne con costi ambien­ta­li altis­si­mi e rica­du­te sui ter­ri­to­ri scar­sis­si­me, spes­so cri­mi­no­ge­na, come quel­la dell’oil&gas.

Ades­so sap­pia­mo che non sia­mo più in pochi a pre­ten­de­re una stra­te­gia ener­ge­ti­ca sen­sa­ta per que­sto mar­to­ria­to e sac­cheg­gia­to Pae­se, sven­du­to al miglio­re offe­ren­te da chi vuol far­ti cre­de­re che “un’al­ter­na­ti­va non c’è”.

Non sia­mo sta­ti abba­stan­za per rag­giun­ge­re in poche set­ti­ma­ne il quo­rum di un refe­ren­dum truc­ca­to a tavo­li­no in ogni modo pos­si­bi­le, è vero.

Ma que­sto non ci va retro­ce­de­re nem­me­no di un pas­so del nostro per­cor­so, come spie­ga benis­si­mo Pip­po Civa­ti.

Ho scrit­to que­sto bre­ve post a qual­che ora dal­la delu­sio­ne ini­zia­le, pre­sto dige­ri­ta, con un gran­de sen­so di gra­ti­tu­di­ne nel cuo­re, e non solo ricor­dan­do le bat­ta­glie vin­te (come Ombri­na mare che non si farà più, come i fon­di che si riti­ra­no da scel­le­ra­te esplo­ra­zio­ni, come pez­zi del­lo Sbloc­caI­ta­lia resti­tui­ti al mit­ten­te), ma anche per­ché pro­fon­da­men­te con­vin­ta che quel­lo che abbia­mo fat­to, rac­con­ta­to, semi­na­to assie­me in que­ste set­ti­ma­ne non ce lo toglie nes­su­no.

Pro­prio no.
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