Innanzitutto grazie a tutte le persone che sono qui a manifestare il nostro desiderio di un’Europa federale. Viviamo un tempo in cui avanzano nazionalismi, autoritarismi e logiche di potenza: da Vladimir Putin a Donald Trump, da Benjamin Netanyahu fino ai loro alleati europei. In questo contesto, costruire un’Europa democratica e federale non è un’utopia: è una necessità urgente.
L’Europa non può continuare a dipendere dagli Stati Uniti per la propria sicurezza e per il proprio peso politico internazionale. Deve imparare a parlare con una sola voce e ad agire in modo rapido ed efficace, nel rispetto della democrazia e dello stato di diritto. Oggi, invece, il veto di un singolo Stato può bloccare decisioni fondamentali sulla politica estera, sulla difesa, sull’energia o sui diritti sociali, rendendo l’Unione debole e divisa.
Per questo chiediamo una riforma delle istituzioni europee: per un’Europa più unita, più democratica e più sovrana. Un’Europa in cui il Parlamento europeo abbia maggiori poteri e la Commissione diventi un vero governo europeo, legittimato direttamente dai cittadini.
Ma serve anche un’Europa più sociale: un’Europa che garantisca diritti uguali per tutti, salari dignitosi, tutela della salute, accesso ai servizi pubblici e lotta alle disuguaglianze. Un’Europa che protegga i lavoratori e combatta il dumping sociale, senza lasciare indietro le periferie, le aree rurali e le regioni più fragili.
Questo significa dare all’Unione maggiori competenze in sanità, energia, industria, istruzione, politica sociale, politica estera e difesa. Significa costruire un vero bilancio europeo, con risorse comuni e investimenti condivisi. Significa rendere le elezioni europee davvero europee, con programmi e liste transnazionali.
E significa affrontare il tema delle migrazioni con umanità e responsabilità. L’Europa è nata anche dall’esperienza di rifugiati, perseguitati ed esiliati: accoglienza e solidarietà fanno parte della sua identità. Per questo serve un sistema europeo comune per asilo e immigrazione, con vie legali e sicure di accesso, capace di contrastare il traffico di esseri umani e i respingimenti illegali.
Noi, generazioni nate dalla fine degli anni ’80 in poi, siamo le prime ad aver vissuto pienamente le possibilità offerte dall’Unione Europea: la libertà di studiare, lavorare, viaggiare e costruire relazioni senza confini. Siamo cresciuti con l’idea che l’Europa fosse uno spazio comune di diritti, opportunità e pace. Ed è proprio questa generazione, che ha conosciuto i benefici dell’integrazione europea, a chiedere oggi di fare un passo in più: completare quel progetto politico e democratico che ancora manca.
Oggi è il momento di essere generatrici e generatori di cambiamento: da eredi del Manifesto di Ventotene a costruttrici e costruttori di una nuova Europa, capace di garantire pace, libertà, democrazia e giustizia sociale alle future generazioni.
Federica Coviello, Torino Possibile
Marcia per l’Europa — Torino









