Quello al Mume non è un “furto da film”. È una gravissima carenza del sistema di sicurezza

L'assessore ha parlato di un "furto da film". No, non è un film, è una gravissima carenza del sistema di sicurezza del Museo. Per l'ennesima volta il patrimonio artistico italiano viene messo a rischio, danneggiato o addirittura privato alla collettività a causa di negligenza e lacune nei sistemi di protezione. In questo modo un bene che dovrebbe appartenere a tutti si disperde, vittima di incuria e di un sistema che non riesce a garantire tutela e salvaguardia.

La not­te di Fer­ra­go­sto, tra il 15 e il 16 ago­sto 2026, quat­tro ope­re attri­bui­te ad Anto­nel­lo da Mes­si­na sono sta­te sot­trat­te dal MuMe, il Museo Regio­na­le Inter­di­sci­pli­na­re di Mes­si­na. Il fur­to sareb­be avve­nu­to intor­no alle 21.50–22.00 e, secon­do le pri­me rico­stru­zio­ni, in pochi minu­ti. 

Si trat­ta di quat­tro ope­re di Anto­nel­lo da Mes­si­na, tre del cele­bre Polit­ti­co di San Gre­go­rio e la tavo­let­ta bifron­te con la Madon­na e il Cri­sto in pie­tà. Due del­le ope­re sot­trat­te sono sta­te suc­ces­si­va­men­te ritro­va­te all’e­ster­no del museo, dopo esse­re sta­te abban­do­na­te e segna­la­te da pas­san­ti alle for­ze del­l’or­di­ne.

L’as­ses­so­re ha par­la­to di un “fur­to da film”. No, non è un film, è una gra­vis­si­ma caren­za del siste­ma di sicu­rez­za del Museo.

Per l’en­ne­si­ma vol­ta il patri­mo­nio arti­sti­co ita­lia­no vie­ne mes­so a rischio, dan­neg­gia­to o addi­rit­tu­ra pri­va­to alla col­let­ti­vi­tà a cau­sa di negli­gen­za e lacu­ne nei siste­mi di pro­te­zio­ne. In que­sto modo un bene che dovreb­be appar­te­ne­re a tut­ti si disper­de, vit­ti­ma di incu­ria e di un siste­ma che non rie­sce a garan­ti­re tute­la e sal­va­guar­dia.

Il MuMe dispo­ne di siste­mi di antin­tru­sio­ne e video­sor­ve­glian­za, la cui manu­ten­zio­ne era affi­da­ta anche nel 2026 alla dit­ta Stel­la Fede­ri­co. Un atto regio­na­le del 2026 docu­men­ta il ser­vi­zio di manu­ten­zio­ne degli impian­ti antin­tru­sio­ne e di video­sor­ve­glian­za del museo. La Regio­ne, quin­di, cer­ti­fi­ca l’e­si­sten­za e la manu­ten­zio­ne di un siste­ma tec­no­lo­gi­co di sicu­rez­za.

La dire­zio­ne del museo ha inol­tre soste­nu­to che i siste­mi di sicu­rez­za fos­se­ro fun­zio­nan­ti e che l’al­lar­me fos­se entra­to in fun­zio­ne. Ma un impian­to fun­zio­nan­te non rispon­de da solo alla doman­da fon­da­men­ta­le: chi rice­ve il segna­le, dove lo rice­ve e cosa fa imme­dia­ta­men­te dopo?

C’è una diri­gen­te pre­po­sta al Ser­vi­zio Museo Regio­na­le Inter­di­sci­pli­na­re di Mes­si­na. La pagi­na uffi­cia­le del­la Regio­ne attri­bui­sce al Ser­vi­zio, oltre alla gestio­ne del museo, com­pe­ten­ze rela­ti­ve a per­so­na­le, sicu­rez­za, gare e con­trat­ti. Que­sto non signi­fi­ca auto­ma­ti­ca­men­te che la diret­tri­ce gesti­sca per­so­nal­men­te i tur­ni del­la vigi­lan­za. Signi­fi­ca però che biso­gna indi­vi­dua­re, attra­ver­so gli atti orga­niz­za­ti­vi, la cate­na del­le respon­sa­bi­li­tà ope­ra­ti­ve. Le cro­na­che suc­ces­si­ve par­la­no infat­ti di quat­tro custo­di del tur­no sera­le con­vo­ca­ti in Que­stu­ra. Occor­re quin­di acqui­si­re il docu­men­to deci­si­vo: la tur­na­zio­ne effet­ti­va del 15 ago­sto 2026 e il rela­ti­vo foglio pre­sen­ze.

La doman­da più impor­tan­te: dove era­no gli addet­ti? Qui il pro­ble­ma non è sol­tan­to sape­re quan­ti custo­di fos­se­ro in ser­vi­zio. Biso­gna sape­re dove si tro­va­va­no fisi­ca­men­te. In un museo di que­ste dimen­sio­ni la sicu­rez­za non si esau­ri­sce nel­la pre­sen­za gene­ri­ca di per­so­na­le. Esi­ste nor­mal­men­te una pre­ci­sa orga­niz­za­zio­ne: con­trol­lo del­le sale, even­tua­le cen­tra­le o sala regia, gestio­ne degli allar­mi, regi­stra­zio­ne degli even­ti e pro­ce­du­re di inter­ven­to.

Per il MuMe quin­di biso­gne­reb­be capi­re dove si tro­va la cen­tra­le antin­tru­sio­ne e se esi­ste una sala regia; chi la pre­si­dia duran­te la not­te; dove arri­va­no i segna­li degli allar­mi; chi può taci­ta­re o reset­ta­re un allar­me; chi deve effet­tua­re la veri­fi­ca fisi­ca; chi è il respon­sa­bi­le del tur­no; chi fir­ma il regi­stro gior­na­lie­ro degli allar­mi.

Il trac­cia­to degli allar­mi è pro­ba­bil­men­te il docu­men­to più impor­tan­te per rico­strui­re la not­te. Non basta sape­re che “l’al­lar­me fun­zio­na­va”, come affer­ma la diret­tri­ce. Biso­gna acqui­si­re il trac­cia­to ori­gi­na­le del­la cen­tra­le antin­tru­sio­ne del 15–16 ago­sto 2026.

Il docu­men­to dovreb­be per­met­te­re di sta­bi­li­re: ora → sensore/zona → tipo di allar­me → pre­sa in cari­co → even­tua­le reset → veri­fi­ca → inter­ven­to.

La pri­ma doman­da è, dun­que, qual è sta­to il pri­mo allar­me del­la not­te e l’ora esat­ta in cui è scat­ta­to. E, anco­ra pri­ma, biso­gna capi­re se esi­ste­va una pro­te­zio­ne peri­me­tra­le del­l’e­di­fi­cio e se que­sta abbia rile­va­to l’in­tru­sio­ne pri­ma del­l’in­gres­so nel­le sale.

In un siste­ma musea­le gli allar­mi pos­so­no gene­ra­re fal­si posi­ti­vi e, pro­prio per que­sto, la pro­ce­du­ra in gestio­ne è essen­zia­le. Un even­tua­le fal­so allar­me può esse­re taci­ta­to o reset­ta­to, ma ciò che inte­res­sa alla rico­stru­zio­ne è sape­re chi lo ha rice­vu­to, chi lo ha veri­fi­ca­to e per­ché è sta­to clas­si­fi­ca­to come fal­so.

Per la not­te del fur­to biso­gna quin­di veri­fi­ca­re se il pri­mo segna­le sia sta­to veri­fi­ca­to fisi­ca­men­te o sem­pli­ce­men­te taci­ta­to. Se l’al­lar­me fos­se sta­to reset­ta­to sen­za veri­fi­ca, sareb­be un ele­men­to da appro­fon­di­re. Ma que­sto potrà esse­re affer­ma­to sol­tan­to dopo aver esa­mi­na­to i trac­cia­ti e i regi­stri.

L’al­tro docu­men­to fon­da­men­ta­le sono le regi­stra­zio­ni del­le tele­ca­me­re. Il con­fron­to dovreb­be esse­re fat­to al secon­do: video → allar­me → regi­stro del­la sala regia → posi­zio­ne dei custo­di.
Solo così si potrà sta­bi­li­re se il siste­ma abbia effet­ti­va­men­te rile­va­to l’in­tru­sio­ne e, soprat­tut­to, cosa sia suc­ces­so dopo il pri­mo segna­le.

Se le ope­re sono sta­te por­ta­te fuo­ri dal museo e due sono sta­te poi tro­va­te abban­do­na­te all’e­ster­no, biso­gna spie­ga­re come sia sta­to pos­si­bi­le attra­ver­sa­re il per­cor­so di usci­ta sen­za che il per­so­na­le addet­to alla vigi­lan­za se ne accor­ges­se.

La doman­da è: dove era­no gli addet­ti alla vigi­lan­za men­tre gli intru­si entra­va­no, rag­giun­ge­va­no le ope­re, le aspor­ta­va­no e usci­va­no dal museo? Che cosa regi­stra­no, nel­lo stes­so inter­val­lo di tem­po, la cen­tra­le antin­tru­sio­ne, le tele­ca­me­re e il regi­stro del­la vigi­lan­za?

Se il siste­ma di allar­me ha real­men­te regi­stra­to l’in­tru­sio­ne, il suo trac­cia­to dovreb­be con­sen­ti­re di sta­bi­li­re quan­do è par­ti­ta la pri­ma segna­la­zio­ne e cosa è acca­du­to nei minu­ti imme­dia­ta­men­te suc­ces­si­vi. E se quel­la segna­la­zio­ne è sta­ta rice­vu­ta men­tre era­no pre­sen­ti quat­tro custo­di, biso­gne­rà sape­re dove si tro­va­va­no, qua­le inca­ri­co ave­va­no e qua­le pro­ce­du­ra dove­va­no segui­re.

Solo a quel pun­to sarà pos­si­bi­le capi­re se si è trat­ta­to di un siste­ma che ha fun­zio­na­to ma non è sta­to cor­ret­ta­men­te gesti­to, di una fal­la tec­ni­ca, di una fal­la orga­niz­za­ti­va o di qual­co­s’al­tro. Pri­ma dei giu­di­zi, dun­que, ser­vo­no i docu­men­ti. E soprat­tut­to ser­ve il trac­cia­to degli allar­mi.

Intan­to, come Pos­si­bi­le chie­dia­mo che sia­no al più pre­sto veri­fi­ca­te le pro­ce­du­re di sicu­rez­za all’interno di tut­ti i musei sici­lia­ni e che il Mini­stro Giu­li rispon­da in aula chia­ren­do que­sti pun­ti. Sareb­be il mini­mo, dopo un avve­ni­men­to di tale gra­vi­tà.

Pos­si­bi­le Sici­lia

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