Ministro Musumeci, l’antifascismo è un valore fondante della Repubblica

Quando un ministro della Repubblica, come Musumeci, declassa l’antifascismo a “psicosi ideologica”, la sua è una lucida e trita strategia di revisionismo politico.

Ve lo ripe­te­re­mo fino alla nau­sea: l’antifascismo è il pre­sup­po­sto ina­mo­vi­bi­le del­lo Sta­to di dirit­to, del­la giu­sti­zia socia­le e del­la pie­na eman­ci­pa­zio­ne di ogni esse­re uma­no.
È il pila­stro fon­da­men­ta­le su cui si reg­ge la nostra Repub­bli­ca, ed è l’ar­chi­tet­tu­ra con­cet­tua­le sen­za la qua­le la Costi­tu­zio­ne stes­sa per­de di sen­so.

Quan­do un mini­stro del­la Repub­bli­ca, come Musu­me­ci, declas­sa l’antifascismo a “psi­co­si ideo­lo­gi­ca”, la sua è una luci­da e tri­ta stra­te­gia di revi­sio­ni­smo poli­ti­co.
La destra al gover­no vive di que­sto ten­ta­ti­vo mime­ti­co di riscrit­tu­ra che decon­te­sta la sto­ria per dele­git­ti­ma­re il dis­sen­so e nor­ma­liz­za­re una matri­ce iden­ti­ta­ria che, die­tro le sue con­ti­nue meta­mor­fo­si, con­ti­nua a nutrir­si di gerar­chia, nazio­na­li­smo e rifiu­to del­l’u­gua­glian­za uni­ver­sa­le.

Ride­fi­ni­re come “iste­ria” la dife­sa del­la memo­ria sto­ri­ca ed eti­ca tra­di­sce la pre­te­sa di gover­na­re una demo­cra­zia repub­bli­ca­na rifiu­tan­do­ne il gene fon­da­ti­vo. Quan­do l’i­gno­ran­za volu­ta del­la sto­ria si spo­sa con la mala­fe­de poli­ti­ca, l’incapacità isti­tu­zio­na­le diven­ta pale­se.
Non si può esse­re ser­vi­to­ri di uno Sta­to nato dal­la Resi­sten­za e, con­tem­po­ra­nea­men­te, ridi­co­liz­za­re l’an­ti­fa­sci­smo per striz­za­re l’oc­chio alle nostal­gie del pro­prio elet­to­ra­to e alle nuo­ve deri­ve supre­ma­ti­ste che attra­ver­sa­no il con­ti­nen­te.

Se que­sto gover­no scam­bia la vigi­lan­za demo­cra­ti­ca per una pato­lo­gia, sap­pia che non c’è cura che pos­sa far­ci tace­re.
L’an­ti­fa­sci­smo con­ti­nue­rà a esi­ste­re e a lot­ta­re fin­ché il lin­guag­gio, la cul­tu­ra e le isti­tu­zio­ni non saran­no defi­ni­ti­va­men­te boni­fi­ca­ti da ogni ten­ta­zio­ne auto­ri­ta­ria.

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