Basta Pietre d’Inciampo. I sampietrini in ottone che l’artista tedesco Gunter Demnig ha posato in tutta Europa dal 1992 a oggi per ricordare le vittime del nazifascismo non sono più benvenuti.
La decisione arriva da Heidenau, comune della Sassonia, il cui consiglio comunale ha bloccato la posa di ulteriori Stolpersteine in città, con i voti dell’Afd e della CDU, sette consiglieri a testa. Una convergenza inaccettabile, che, dietro il sottilissimo, ipocrita paravento dell’”adeguatezza” delle Pietre per conservare la memoria delle vittime del nazifascismo, serve all’estrema destra tedesca la prima portata di una vendetta che meditano da anni.
Quella dell’Afd contro le Pietre di Gunter Demnig è infatti una battaglia di lunga data, che si intreccia con la storia del neonazismo tedesco degli ultimi decenni. Nel 2018, Wolfgang Gedeon, parlamentare che ha fatto scalpore persino nell’Afd per le sue posizioni antisemite, ha lanciato un appello per chiedere lo stop al progetto Stolpersteine, denunciando quella che chiama “una specifica cultura della memoria”, che a sentir lui pretenderebbe di decidere come, quando e chi (le vittime dello sterminio nazifascista, per dire) commemorare. “Moralisti insistenti”, chiamava Gedeon questi molesti alfieri della memoria. D’altra parte, nello stesso momento, l’allora co-segretario dell’Afd Alexander Gauland si lamentava che si faccia tanta enfasi sulla memoria mentre il regime nazista è durato solo dodici anni e che «Hitler e i nazisti sono solo una cacca d’uccello su 1000 anni di gloriosa storia della Germania». Sempre nel 2018, sempre l’Afd aveva lanciato un progetto con il chiaro intento politico di sovvertire il significato delle Pietre di Inciampo: con il pretesto di commemorare donne vittime di delitti commessi da persone immigrate in Germania, il partito ha creato una piattaforma denominata “Merkels Stolpersteine”, per addossare la responsabilità di quelle morti alla Cancelliera e fomentare altro odio razziale.
Le Pietre, quindi, nel pur ampio catalogo di iniziative sulla memoria, sono sempre state un pallino dell’Adf. E, in generale, del neonazismo tedesco. Dierk Borstel, studioso del tema, ha illustrato la possibilità che la rimozione di una Pietra d’Inciampo sia considerata una prova di coraggio da parte dei giovani neonazisti. E come il vandalismo nei confronti delle Pietre sia un «atto simbolico nell’ambito della lotta per [il controllo del] lo spazio pubblico».
Controllo che ora, grazie alla crescita di consensi dell’Afd e alla scellerata complicità della CDU, passa non “solo” attraverso i pericolosi discorsi dei leader più o meno sgangherati, ma attraverso il voto nei consigli comunali.
La risposta sull’adeguatezza delle Pietre la dà lo stesso Demnig — che ha un atteggiamento molto netto sugli attacchi, anche vandalici, alla sua opera, del tipo: “È ovvio che gli skinhead possono calpestare le Pietre. Possono calpestarle quanto vogliono, così si lucidano meglio” e “Se loro le tolgono, noi le rimettiamo” — e cioè: «Quando qualcuno dell’Afd si alza e dice che non c’è bisogno che ci venga ricordata l’epoca nazista, penso che abbiamo ancora più bisogno delle Pietre».










