Quel confine naturale che crolla sotto i nostri occhi

Siamo abituati a pensare la montagna come un luogo aspro, duro, resistente. E invece ci rendiamo conto che ghiacciai e vette sono fragili e son anch'essi indicatori di un'emergenza che ogni giorno che passa mette sempre più a rischio la nostra sicurezza. Quasi fossero colonnine di mercurio che segnano l'avvicinarsi del punto di non ritorno.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Una for­ma pira­mi­da­le pra­ti­ca­men­te per­fet­ta che si sta­glia ver­so l’al­to e una pri­ma eroi­ca e tra­gi­ca ascen­sio­ne che ha segna­to la sto­ria del­l’al­pi­ni­smo. Il Cer­vi­no è una vera e pro­pria ico­na del­le Alpi. Una di quel­le figu­re che si è impres­sa nel nostro imma­gi­na­rio e che fa del­la cate­na mon­tuo­sa che ci con­giun­ge al resto d’Eu­ro­pa un anfi­tea­tro invi­dia­to in tut­to il mon­do.

Un’icona delle Alpi

Gli spi­go­li e le pare­ti del Cer­vi­no sono fini­ti sul­le pub­bli­ci­tà di un ita­lia­nis­si­mo dol­ce a base di cioc­co­la­to, sul­le sca­to­le di famo­sis­si­mi biscot­ti e di uti­liz­za­tis­si­mi pastel­li colo­ra­ti. Il Cer­vi­no è fini­to sul­la coper­ti­na di un disco dei Depe­che Mode. Sul­la vet­ta del Cer­vi­no un eli­cot­te­ro ha tra­spor­ta­to Mike Bon­gior­no per gira­re la pub­bli­ci­tà di una grap­pa, al gri­do di «sem­pre più in alto». In quel­l’oc­ca­sio­ne Mike Bon­gior­no restò bloc­ca­to sul­la vet­ta per un paio di ore, a cau­sa di un’im­prov­vi­sa per­tur­ba­zio­ne.

Mi por­ta­ro­no su con l’e­li­cot­te­ro e mi lascia­ro­no lì per gira­re le ripre­se. Poi il veli­vo­lo sce­se per fare rifor­ni­men­to e, improv­vi­sa­men­te, arri­vò una bufe­ra. Mi tro­vai in mez­zo alle nuvo­le, con un ven­to paz­ze­sco. L’e­li­cot­te­ro non pote­va sali­re a ripren­der­mi. Fu un momen­to dram­ma­ti­co, pen­sai di esse­re fini­to. Ave­vo solo Dio che mi pote­va aiu­ta­re. Mi sono lega­to alla cro­ce e l’ho abbrac­cia­ta. Poi, in mez­zo alla neb­bia, ho visto un cavo, mi sono aggan­cia­to, e l’e­li­cot­te­ro mi ha por­ta­to via nel vuo­to, come un ange­lo.

 

Il rischio crolli

Que­sta mon­ta­gna, scol­pi­ta nel­la nostra cul­tu­ra, rischia di diven­ta­re irri­co­no­sci­bi­le. In que­sti gior­ni i prin­ci­pa­li orga­ni di stam­pa rilan­cia­no l’al­lar­me a segui­to del­la deci­sio­ne del Fede­ral Insti­tu­te of Tech­no­lo­gy of Zuri­go (ETH) di instal­la­re sul ver­san­te sviz­ze­ro, lo scor­so giu­gno, 50 sen­so­ri di movi­men­to a quo­ta 3692, attra­ver­so i qua­li sarà pos­si­bi­le moni­to­ra­re la sta­bi­li­tà del­la roc­cia e pre­ve­de­re even­tua­li fra­ne. Tem­pe­ra­tu­re più alte, infat­ti, non signi­fi­ca­no “sola­men­te” scio­gli­men­to dei ghiac­ciai, ma anche scio­gli­men­to del cosid­det­to “per­ma­fro­st”, cioè il ghiac­cio peren­ne che tie­ne le roc­ce “appe­se” alla mon­ta­gna. Quin­di fra­ne sem­pre più fre­quen­ti. Su que­ste pagi­ne ne par­lam­mo esat­ta­men­te due anni fa, in occa­sio­ne di una enor­me fra­na distac­ca­ta­si dal piz­zo Cen­ga­lo, sul ver­san­te sviz­ze­ro.

 

I rischi per chi sta a valle

Si pre­sen­ta­no nuo­vi rischi per chi fre­quen­ta la mon­ta­gna, lega­ti al distac­co di mas­se roc­cio­se e nevo­se oltre che al pre­sen­tar­si di pas­sag­gi più dif­fi­ci­li una vol­ta faci­li­ta­ti dal­la coper­tu­ra nevo­sa. Si pre­sen­ta­no nuo­vi rischi per chi sta a val­le (la fra­na del Cen­ga­lo ci arri­vò, a val­le) e anche per chi sta in pia­nu­ra, dove le riser­ve idri­che rap­pre­sen­ta­te dai ghiac­ciai rischia­no di veni­re meno pro­prio nel­le sta­gio­ni di mag­gior arsu­ra, quan­do ce n’è più biso­gno.

 

Quale confine?

Sia­mo abi­tua­ti a pen­sa­re la mon­ta­gna come un luo­go aspro, duro, resi­sten­te. E inve­ce ci ren­dia­mo con­to che ghiac­ciai e vet­te sono fra­gi­li e son anch’es­si indi­ca­to­ri di un’e­mer­gen­za che ogni gior­no che pas­sa met­te sem­pre più a rischio la nostra sicu­rez­za. Qua­si fos­se­ro colon­ni­ne di mer­cu­rio che segna­no l’av­vi­ci­nar­si del pun­to di non ritor­no.

Sia­mo abi­tua­ti a pen­sa­re anche ai con­fi­ni alpi­ni come luo­ghi di con­fi­ne posti dal­la natu­ra, impe­ne­tra­bi­li, inva­li­ca­bi­li. E inve­ce non sono che la foto­gra­fia di un momen­to, se con­si­de­ra­ti all’in­ter­no del­la sto­ria del nostro pia­ne­ta, desti­na­ti a muta­re, a sgre­to­lar­si. Che sia­no con­fi­ni natu­ra­li non è altro che una sug­ge­stio­ne dell’uomo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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