Quando gli invisibili diventano visibili: il caso dei braccianti di Saluzzo

Al parco di Villa Aliberti, a Saluzzo, giovedì scorso all’alba è arrivata la Polizia. Tutte e centotrentatre le persone accampate al parco sono state sottoposte – così scrivono i giornali – a un doppio screening, documentale e medico. L’accampamento di fortuna è stato sgomberato, le persone suddivise arbitrariamente in gruppi e smistate in vari centri della zona, senza tenere in alcuna considerazione eventuali esigenze personali.

Al par­co di Vil­la Ali­ber­ti, a Saluz­zo, gio­ve­dì scor­so all’alba è arri­va­ta la Poli­zia. Tut­te e cen­to­tren­ta­tre le per­so­ne accam­pa­te al par­co sono sta­te sot­to­po­ste – così scri­vo­no i gior­na­li – a un dop­pio scree­ning, docu­men­ta­le e medi­co. L’accampamento di for­tu­na è sta­to sgom­be­ra­to, le per­so­ne sud­di­vi­se arbi­tra­ria­men­te in grup­pi e smi­sta­te in vari cen­tri del­la zona, sen­za tene­re in alcu­na con­si­de­ra­zio­ne even­tua­li esi­gen­ze per­so­na­li. I più han­no un con­trat­to, diran­no le auto­ri­tà di poli­zia, smen­ti­te dai sin­da­ci del­la zona nel­le ore suc­ces­si­ve; gli irre­go­la­ri sono pochi, sol­tan­to tre. Nes­su­no era posi­ti­vo al Covid-19. La for­za pub­bli­ca ha mostra­to i musco­li. Ha spaz­za­to via l’anomalia, la ver­go­gna. Gli invi­si­bi­li sono tor­na­ti tali. Come si pote­va tol­le­ra­re tut­to quell’osceno sta­to di biso­gno, quel­la pover­tà asso­lu­ta, l’orrore e lo spa­ven­to alla vista di quel­le mani scu­re e ruvi­de? Quel­le stes­se mani che rac­col­go­no la frut­ta per ali­men­ta­re la ruti­lan­te mac­chi­na del­la Gran­de Distri­bu­zio­ne Orga­niz­za­ta, che crea valo­re per pochi, pochis­si­mi, altret­tan­to invi­si­bi­li. Gli uomi­ni e le don­ne sono sta­ti smi­sta­ti fra i comu­ni vici­ni, anche fra i più pic­co­li. Die­ci, ven­ti, tren­ta per­so­ne per vol­ta, infi­la­te su fur­go­ni e man­da­te, in alcu­ni casi a loro insa­pu­ta, in luo­ghi lon­ta­ni dal­la poten­zia­le sede di lavo­ro. I sin­da­ci di quei comu­ni han­no dovu­to improv­vi­sa­re in poche ore dei cen­tri di acco­glien­za. Il pro­to­col­lo con­di­vi­so tra Regio­ne, Pro­vin­cia, comu­ni e Pre­fet­tu­ra è sta­to sigla­to in fret­ta e furia, spin­to con una moral sua­sion al limi­te dell’ordine peren­to­rio a par­ti­re dal rap­pre­sen­tan­te del gover­no, il pre­fet­to Gio­van­ni Rus­so. La divi­sio­ne a tavo­li­no ha desti­na­to 36 brac­cian­ti a Lagna­sco, 25 a Saluz­zo, 20 a Busca, 14 a Savi­glia­no, 10 a Revel­lo e Vil­la­fal­let­to,  4 a Ver­zuo­lo, 3 a Costi­glio­le Saluz­zo, Man­ta e Pagno. Ma è a Saluz­zo, dove risie­de una fol­ta comu­ni­tà di sta­gio­na­li di ori­gi­ni stra­nie­re, che si con­cen­tra la stra­gran­de mag­gio­ran­za del­l’of­fer­ta di lavo­ro, spes­so dif­fu­sa solo attra­ver­so il pas­sa­pa­ro­la. Por­ta­re que­ste per­so­ne altro­ve ser­ve a poco, ser­ve a far­gli per­de­re le occa­sio­ni di lavo­ro e un po’ anche ad allen­ta­re la ten­sio­ne su una cit­ta­di­na che negli ulti­mi anni è sta­ta lascia­ta sola nel gesti­re l’e­mer­gen­za. A Lagna­sco han­no “accol­to” i lavo­ra­to­ri in «una tet­to­ia coper­ta, posi­zio­na­ta accan­to a due con­tai­ner con all’interno rispet­ti­va­men­te due bagni e due doc­ce, com­pre­so di fri­go­ri­fe­ro e cor­ren­te elet­tri­ca» (cfr. ideaweb.it). Alcu­ni degli ospi­ti si sono lamen­ta­ti, altri sono tor­na­ti indie­tro, in bici­clet­ta, al par­co di Saluz­zo, dove sono sta­ti inter­cet­ta­ti dal­la Poli­zia e rispe­di­ti a Lagna­sco. Il Que­sto­re di Cuneo, Ema­nue­le Rici­fa­ri, la chia­ma «acco­glien­za dif­fu­sa», que­sto fare  e disfa­re con le per­so­ne, que­sto smi­sta­men­to pac­chi. La vita dei brac­cian­ti quan­to vale? Tan­to quan­to una tet­to­ia raf­faz­zo­na­ta, due latri­ne, un fri­go­ri­fe­ro (vuo­to). For­se potreb­be­ro tro­va­re un con­trat­to, for­se avreb­be­ro una paga, irri­so­ria cer­to, ma pur sem­pre una paga. E d’al­tron­de come potreb­be anda­re avan­ti il lavo­ro nei cam­pi, nei frut­te­ti, sen­za quel­le mani scu­re e ruvi­de? Saluz­zo non è Rosar­no o Mon­dra­go­ne: più del 90% del­la for­za lavo­ro, secon­do sta­ti­sti­che dif­fu­se dai sin­da­ca­ti, è inqua­dra­ta, e mol­te azien­de lavo­ra­no con discre­to buon­sen­so. Ma esi­ste anche un baci­no di lavo­ra­to­ri ai mar­gi­ni, lavo­ra­to­ri inter­mit­ten­ti, che sal­ta­no da un con­trat­to all’altro. A vol­te pas­sa­no gior­ni sen­za lavo­ra­re, sen­za una cer­tez­za, sen­za un tet­to sot­to il qua­le dor­mi­re. Da Col­di­ret­ti fan­no sape­re che non ci stan­no, che «i frut­ti­col­to­ri del­la Gran­da non chia­ma­no i migran­ti per poi far­li accam­pa­re sot­to le stel­le e sfrut­tar­li con sala­ri da fame». Gli impren­di­to­ri agri­co­li rifiu­ta­no l’onta del­lo sfrut­ta­men­to, allo­ra cosa impe­di­sce di trat­ta­re que­sti lavo­ra­to­ri con la digni­tà che meri­ta­no? Che cosa impe­di­sce alla ric­ca pro­vin­cia di Cuneo di orga­niz­za­re in manie­ra seria l’accoglienza dei lavo­ra­to­ri sta­gio­na­li? La Poli­ti­ca si nascon­de die­tro i lam­peg­gian­ti blu, sten­de pro­to­col­li con la scu­sa dell’emergenza sani­ta­ria, ma nul­la fa per dare con­ti­nui­tà e cer­tez­za a que­sti lavo­ra­to­ri, che dovreb­be­ro esse­re trat­ta­ti come tut­ti gli altri. Gli ulti­mi del­la cate­na stan­no in cate­ne, quel­le del­la pover­tà, men­tre la GDO pro­sciu­ga tut­to il valo­re pro­dot­to met­ten­do con­tro un muro anche gli impren­di­to­ri one­sti. E così tra i fila­ri con­ti­nua a infil­trar­si una cer­ta quo­ta di irre­go­la­ri­tà. Fin­ché rima­ne là, pie­ga­ta a rac­co­glie­re la pre­zio­sa frut­ta, nes­su­no osa dire nul­la. I con­trol­li degli Ispet­to­ri del Lavo­ro, dei Cara­bi­nie­ri, tal­vol­ta fan­no emer­ge­re le con­di­zio­ni di sfrut­ta­men­to (solo negli ulti­mi gior­ni su 90 lavo­ra­to­ri veri­fi­ca­ti nei cam­pi del saluz­ze­se 11 era­no pri­vi di con­trat­to). Però tut­to fini­sce nel giro di poco tem­po, le col­tu­re han­no la pre­va­len­za su ogni cosa e il valo­re del­le per­so­ne che si con­su­ma­no sot­to il sole è pres­so­ché nul­lo, per­ché gli invi­si­bi­li non con­ta­no nien­te. Ma quan­do diven­ta­no visi­bi­li, quan­do esco­no da quei fila­ri e si pos­so­no vede­re in fac­cia, in tut­ta la loro osce­na pover­tà, allo­ra no, allo­ra diven­ta­no il pro­ble­ma. E biso­gna agi­re, muo­ve­re volan­ti del­la Poli­zia, rista­bi­li­re l’ordine. C’è sem­pre un con­fi­ne da non supe­ra­re. Davi­de Sera­fin e Gabrie­le Ros­so per Cuneo Possibile

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