Fa politica con entusiasmo assieme ai giovani: Raimondo Donzel

38-cartolina-civoti-donzel-vert La magia di que­sta cam­pa­gna con­gres­sua­le per Civa­ti por­ta, con asso­lu­ta natu­ra­lez­za, a fare cose mai fat­te, a stu­pir­si con­ti­nua­men­te e a tro­va­re nor­ma­le ciò di cui ci si stu­pi­sce. Non sono mai sta­to in Val­le d’Ao­sta, è l’u­ni­ca regio­ne ita­lia­na che mi man­ca di visi­ta­re. Non ave­vo pro­ba­bil­men­te, a memo­ria, nem­me­no mai par­la­to con una per­so­na pro­ve­nien­te dal­la Val­lée: eppu­re su Twit­ter seguo Rai­mon­do Davi­de Don­zel, con­si­glie­re regio­na­le e segre­ta­rio val­do­sta­no del Par­ti­to Demo­cra­ti­co, assie­me al suo grup­po di gio­va­ni entu­sia­sti mili­tan­ti, e ho visto che sostie­ne la can­di­da­tu­ra di Giu­sep­pe Civa­ti alle pri­ma­rie. «Riven­di­co con orgo­glio di esse­re sta­to il pri­mo con­si­glie­re regio­na­le in Val d’Ao­sta a usa­re Twit­ter e poi Face­book nel­la mia atti­vi­tà poli­ti­ca. All’i­ni­zio ero visto come un mar­zia­no: ma in una real­tà val­li­gia­na dei media domi­na­ta dal­le posi­zio­ni auto­no­mi­ste, noi qui non esi­ste­rem­mo sen­za i net­work. Cer­to, il rap­por­to uma­no e per­so­na­le in un par­ti­to di uomi­ni e di don­ne è indi­spen­sa­bi­le, ma l’u­ti­liz­zo respon­sa­bi­le del­la tec­no­lo­gia in chia­ve edu­ca­ti­va è mol­to uti­le: ten­go le mie pagi­ne aper­te a tut­ti, cer­to rice­vo aggres­sio­ni e insul­ti, ai qua­li cer­co di rispon­de­re. Mi è pia­ciu­to l’e­spe­ri­men­to #insul­ta­ci­va­ti, poi­ché ci sono rea­zio­ni arrab­bia­te di cit­ta­di­ni seri, che van­no ascol­ta­te. Non chiu­der­si, comun­que, dal momen­to che sono net­ta­men­te pre­va­len­ti gli aspet­ti posi­ti­vi».

foto_valle_aosta_013_castello_di_fenis Ascol­tan­do Don­zel non pare di sen­tir par­la­re uno di quei diri­gen­ti del PD che accu­sa le nuo­ve leve di pre­sta­re trop­pa atten­zio­ne al pare­re del pro­prio elet­to­ra­to via net­work: ed è anche su que­sta linea che è sta­to pos­si­bi­le l’in­con­tro con le posi­zio­ni di Civa­ti. «Nel 2009 curai una cam­pa­gna elet­to­ra­le in val d’In­tel­vi, nel Coma­sco ‑rac­con­ta Rai­mon­do- e mi dis­se­ro che non ave­va­no mai visto las­sù un diri­gen­te nazio­na­le del PD, stu­pen­do­si che io par­las­si di fede­ra­li­smo, del­le dif­fi­col­tà in cui ver­sa­no le scuo­le di mon­ta­gna. Pip­po è l’u­ni­co ad aver­ci dato una mano sul ter­ri­to­rio duran­te le ele­zio­ni regio­na­li, a mostra­re atten­zio­ne per noi che sia­mo mar­gi­na­li in ter­mi­ni di peso (la pro­vin­cia di Aosta con­ta 120mila abi­tan­ti, ndr) sen­za par­la­re da Roma. Come lo stes­so Bar­ca, è sali­to da noi e ci ha ascol­ta­ti: mi fa mol­to pia­ce­re che ora sosten­ga Civa­ti, anche per­ché il PD di Vel­tro­ni e quel­lo di Ber­sa­ni face­va­no risul­ta­to solo nel­le gran­di cit­tà, dimen­ti­can­do di dare un valo­re ai pic­co­li ter­ri­to­ri. Anche Pip­po met­te assie­me la pre­sen­za vir­tua­le a i rap­por­ti diret­ti con i cit­ta­di­ni: la nostra è una cono­scen­za per­so­na­le, da anni lui lavo­ra su una cer­ta linea per il par­ti­to, sen­za cer­ca­re visi­bi­li­tà o improv­vi­sa­zio­ne con ansia di pro­ta­go­ni­smo, ma il coro­na­men­to del lavo­ro serio e coe­ren­te in una dire­zio­ne. Qua in Val­le ho visto gio­va­ni e gio­va­nis­si­mi fare poli­ti­ca con entu­sia­smo, e l’ho visto solo per Civa­ti: i valo­ri li abbia­mo sem­pre avu­ti, ma pri­ma era­no riaf­fer­ma­ti sen­za gio­ia, spe­cie dai gio­va­ni. Ho deci­so che non pote­vo lasciar­li soli in una bat­ta­glia così dif­fi­ci­le, e ho ritro­va­to l’en­tu­sia­smo anch’io. Per noi diri­gen­ti era una scel­ta di como­do dire ad esem­pio “sto con Ren­zi”, men­tre io per quei ragaz­zi mi met­to in gio­co, per­ché tor­ni entu­sia­smo anche nel PD. Il qua­le però ‑avver­te Don­zel- deve sta­re tra i movi­men­ti, soste­ne­re le bat­ta­glie ambien­ta­li dei cit­ta­di­ni (ad esem­pio quel­la con­tro il piro­gas­si­fi­ca­to­re aosta­no) con­tro la linea pas­si­va del­la diri­gen­za nazio­na­le. Qui il par­ti­to è sta­ti con il popo­lo, coi cit­ta­di­ni comu­ni che si mobi­li­ta­no per la qua­li­tà del­la vita».

cva vda L’en­tu­sia­smo ritor­na, ad esem­pio, quan­do si affron­ta­no poli­ti­che pra­ti­che. «Lo sfor­zo mag­gio­re biso­gna far­lo nel rap­por­to turi­smo-agri­col­tu­ra. C’è tut­to un mon­do che si muo­ve ver­so l’am­bien­te, i pro­dot­ti a km zero: se voglio far cul­tu­ra ed eno­ga­stro­no­mia devo ave­re un rap­por­to stret­to col ter­ri­to­rio. Voler bene alla ter­ra signi­fi­ca basta con la cemen­ti­fi­ca­zio­ne, abbat­te­re le brut­tu­re costrui­te spe­cie negli anni Set­tan­ta: ser­vi­va­no a far abi­ta­re gli ope­rai, ma oggi toc­ca ripen­sa­re l’e­di­li­zia, c’è un patri­mo­nio da difen­de­re attra­ver­so la riqua­li­fi­ca­zio­ne. Pen­sia­mo all’e­ner­gia: il rispar­mio pas­sa dal calo­re nel­le case. E nuo­va occu­pa­zio­ne non arri­va dai palaz­zo­ni ma dal recu­pe­ro del­l’e­si­sten­te: pae­si, vil­lag­gi che non esi­sto­no da nes­su­n’al­tra par­te del mon­do. Abbia­mo una sto­ria mil­le­na­ria, e la gen­te vie­ne in Ita­lia per­chè non ce l’ha: ad Aosta ci sono resti di civil­tà pre­i­sto­ri­che, roma­ne e medie­va­li, in una car­to­li­na la sto­ria di miglia­ia di anni. Ci vuo­le cul­tu­ra turi­sti­ca: ope­ra­to­ri diver­si e più qua­li­fi­ca­ti, gio­va­ni che sap­pia­no rela­zio­nar­si, offri­te qua­li­tà e ser­vi­zi che fino a ieri non face­va­mo. Anche il lavo­ro sta­gio­na­le è da ripen­sa­re in un momen­to di cri­si, median­te nor­me che garan­ti­sca­no i dirit­ti, con­sen­ta­no di assu­me­re e di ave­re una paga digni­to­sa». Si par­la di for­ma­zio­ne con­ti­nua: «Pro­dur­re in Val d’Ao­sta è più dif­fi­ci­le, sia­mo in mon­ta­gna. Ci obbli­ga a inve­sti­re nel­la pre­pa­ra­zio­ne dei gio­va­ni: qui e a Tren­to è sta­to crea­to un isti­tu­to agri­co­lo di ricer­ca, che sfon­da nel set­to­re viti­vi­ni­co­lo gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne di corag­gio­si impren­di­to­ri capa­ci di emer­ge­re nel mer­ca­to com­pe­ti­ti­vo inter­na­zio­na­le. Non abbia­mo più la figu­ra del “con­ta­di­no”, ma quel­la del­l’im­pren­di­to­re agri­co­lo anche in mon­ta­gna, con svi­lup­pi inte­res­san­ti anche per le gio­va­ni don­ne, che sem­pre più vi si dedi­ca­no. Con l’al­le­va­men­to in dif­fi­col­tà, dob­bia­mo riu­sci­re a fare la stes­sa ope­ra­zio­ne che abbia­mo rea­liz­za­to sul pro­dot­to vino: la qua­li­tà è sali­ta, anche nel­la zoo­tec­nia (vedi la fon­ti­na), ma dob­bia­mo cre­sce­re nel­la diver­si­fi­ca­zio­ne del pro­dot­to, riaf­fer­ma­re la qua­li­tà sul mer­ca­to. Per i gio­va­ni vedo qual­che pro­spet­ti­va: l’es­se­re regio­ne auto­no­ma è ele­men­to faci­li­ta­to­re in que­sto, va riva­lu­ta­to. Anche con una bat­ta­glia per cor­reg­ge­re le disfun­zio­ni del nostro model­lo, un po’ chiu­so in sen­so clien­te­la­re».

aosta_magazzino_di_stagionatura_della_fontina Del­la Val d’Ao­sta nei media nazio­na­li si par­la poco, solo quan­do acca­de qual­che tra­ge­dia o per segna­la­re gli alber­ghi pie­ni duran­te le vacan­ze: «La cri­si eco­no­mi­ca e finan­zia­ria col­pi­sce anche noi, come tut­ti i pic­co­li ter­ri­to­ri di mon­ta­gna», nota Don­zel. «Il già fra­gi­le siste­ma pro­dut­ti­vo agri­co­lo, assie­me alla spie­ta­ta con­cor­ren­za inter­na­zio­na­le ci fan­no soprav­vi­ve­re solo gra­zie alle risor­se natu­ra­li, la bel­lez­za del pae­sag­gio e un patri­mo­nio immen­so per una pic­co­la real­tà sto­ri­co-cul­tu­ra­le. Aosta roma­na con­ser­va vesti­gia impor­tan­tis­si­me, attor­no ci sono i castel­li e le real­tà medie­va­li. Cer­to, resi­ste l’of­fer­ta turi­sti­ca e ricet­ti­va, soprat­tut­to d’in­ver­no, men­tre l’u­ni­ca real­tà indu­stria­le di peso è la pro­du­zio­ne ener­gia idroe­let­tri­ca, gesti­ta dal­la socie­tà par­te­ci­pa­ta CVA, di sta­tu­ra inter­na­zio­na­le. Sia­mo una Regio­ne auto­no­ma a sta­tu­to spe­cia­le, in un con­te­sto dove si sono sca­te­na­te for­me di ago­ni­smo ter­ri­to­ria­le: negli ulti­mi anni è venu­ta meno la soli­da­rie­tà fra le Regio­ni e lo Sta­to, sia­mo pre­si di mira per lo Sta­tu­to ma nel­la nostra sto­ria vi è la fon­da­ta ragio­ne del­l’au­to­no­mia e del bilin­gui­smo. Solo il fasci­smo ha osa­to met­ter­la in discus­sio­ne, e il popo­lo val­do­sta­no si è impe­gna­to a fon­do nel­la Resi­sten­za per ricon­qui­sta­re la sua auto­no­mia e la sua liber­tà: non inten­dia­mo veni­re meno a que­sti pre­sup­po­sti».

38-cartolina-civoti-donzel La Lega ha per­so mol­te occa­sio­ni per arri­va­re al fede­ra­li­smo, appiat­ten­do­si sul­la dife­sa di Ber­lu­sco­ni. Può il PD recu­pe­ra­re quel­la ban­die­ra, e rilan­ciar­la? «L’e­spe­rien­za del­l’au­to­no­mia val­do­sta­na e del Par­ti­to Demo­cra­ti­co in Val­le d’Ao­sta -spe­ci­fi­ca Rai­mon­do Don­zel- si muo­ve nel­l’ot­ti­ca di raf­for­za­re il per­cor­so fede­ra­li­sta in ita­lia. L’ap­pan­na­men­to del­la Lega non fa venir meno l’e­si­gen­za di fede­ra­li­smo: sono sta­ti sba­glia­ti gli atteg­gia­men­ti neo­cen­tra­li­sti del gover­no Mon­ti, quan­do con­ta­va­no e con­ta­no le buro­cra­zie mini­ste­ria­li. Biso­gna riaf­fer­ma­re un per­cor­so fede­ra­li­sta, sen­za che ci sia­no auto­no­mie di serie A e di serie B, con il rico­no­sce­re la spe­cia­li­tà di alcu­ne real­tà: que­sto è insi­to nel fede­ra­li­smo, in tut­ti gli sta­ti fede­ra­li matu­ra­ti nel­la sto­ria. Il fede­ra­li­smo del­la Lega era sba­glia­to per­ché vole­va crea­re, con Pada­nia e le macro­re­gio­ni, uno Sta­to del Nord che non c’en­tra nien­te con l’i­dea fede­ra­le, la qua­le in Ita­lia vie­ne con­tra­sta­ta da un cen­tra­li­smo timo­ro­so che il fede­ra­li­smo pos­sa sgre­to­la­re la fati­ca che ci ha por­ta­to all’u­ni­tà. La nostra espe­rien­za dice inve­ce che facen­do come noi si può raf­for­za­re l’i­den­ti­tà ita­lia­na, nel sen­tir­si rispet­ta­ti qua­li sog­get­to di un tut­to. E’ un cam­po aper­to che il PD non sta affron­tan­do con serie­tà, visto che i voti per­si del­la Lega non li pren­dia­mo noi: la buro­cra­zia roma­na deri­va dal­l’Ot­to­cen­to, una cosa è il decen­tra­men­to ammi­ni­stra­ti­vo, un’al­tra il vero pas­sag­gio al fede­ra­li­smo. Vedo una pic­co­la per­ples­si­tà pic­co­la nel dire “al Sud fan­no già pastic­ci così come ora, figu­ria­mo­ci col fede­ra­li­smo”: io sono del­l’i­dea oppo­sta, dare immen­si finan­zia­men­ti al Mez­zo­gior­no sen­za una auto­ge­stio­ne sono il modo per faci­li­ta­re lo sper­pe­ro. Occor­re ribal­ta­re l’a­zio­ne, far leva sul­le clas­si diri­gen­ti nuo­ve, gio­va­ni e posi­ti­ve del Sud, che ci sono: la Puglia di Ven­do­la lo ha dimo­stra­to».

#Civo­ti 39: Rai­mon­do Davi­de Donzel

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