PNRR: la transizione ecologica, questa sconosciuta

Il Governo ci sta dicendo che sui cambiamenti climatici, e quindi sulla riduzione delle emissioni, abbiamo perso. Stiamo rassegnandoci alla crisi climatica e stiamo arrendendoci. Ci dobbiamo concentrare solo sulla mitigazione delle conseguenze e basta.

Leg­ge­re il PNRR è una delu­sio­ne con­ti­nua. La pri­ma arri­va qua­si subi­to, dopo le pre­mes­se del Pre­si­den­te del Con­si­glio. «Il pila­stro del­la tran­si­zio­ne ver­de discen­de diret­ta­men­te dal­lo Euro­pean Green Deal», è scrit­to. Poche righe dopo vie­ne riba­di­to che «tut­ti gli inve­sti­men­ti e le rifor­me pre­vi­ste da tali pia­ni devo­no rispet­ta­re il prin­ci­pio del non arre­ca­re dan­ni signi­fi­ca­ti­vi all’ambiente». Ma il cosid­det­to pila­stro del­la tran­si­zio­ne ver­de non sem­bra mol­to sta­bi­le. Nel PNRR non si par­la di natu­ra e bio­di­ver­si­tà e la loro sal­va­guar­dia è cru­cia­le nel­la tran­si­zio­ne. Sia­mo solo di fron­te alla sesta estin­zio­ne di mas­sa, cosa vole­te che sia. Le ulti­me due righe cita­te, inve­ce, sono emble­ma­ti­che di come que­sto docu­men­to è sta­to redat­to. Vedre­mo nel segui­to di que­ste righe le evi­den­ze a sup­por­to. La secon­da delu­sio­ne arri­va appe­na dopo, quan­do ini­zia la par­te rela­ti­va alla ‘Mis­sio­ne 2’ sul­la rivo­lu­zio­ne ver­de e la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca. Vi tro­va­te ora di fron­te a un lun­go elen­co di prin­ci­pi gene­ra­li che più gene­ra­li non si può. Chi potrà mai esse­re con­tra­rio ai prin­ci­pi gene­ra­li? La ter­za delu­sio­ne, infi­ne, arri­va men­tre entra­te nel meri­to del­le que­stio­ni sul­la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca: il nostro pae­se vie­ne rac­con­ta­to come una real­tà soli­da e affer­ma­ta rispet­to alla media dei pae­si euro­pei. In più di una occa­sio­ne, l’Italia vie­ne descrit­ta come l’avanguardia in Euro­pa sul­le poli­ti­che ver­di. Pec­ca­to poi che la real­tà sia ben diver­sa. Abbia­mo più auto­mo­bi­li di tut­ti e abbia­mo le ver­sio­ni più vec­chie. Quan­to alle mer­ci su rota­ia, sia­mo ben lun­gi dagli obiet­ti­vi rag­giun­ti negli altri pae­si. Nel Pia­no si ven­ti­la l’idea che, costruen­do più fer­ro­vie e invo­glian­do (non si sa come) l’uso del­le stes­se, si con­tri­bui­rà alla decar­bo­niz­za­zio­ne del pae­se, addi­rit­tu­ra aumen­tan­do la com­pe­ti­ti­vi­tà del Mez­zo­gior­no. Sull’economia cir­co­la­re descri­ver­ci come più bra­vi e al di sopra del­le medie euro­pee stri­de con le evi­den­ze del­le dispa­ri­tà esi­sten­ti tra le Regio­ni ita­lia­ne. Pec­ca­to che di mano­vre con­cre­te, con finan­zia­men­ti cer­ti e sicu­ri, con obiet­ti­vi e tra­guar­di rag­giun­gi­bi­li (entro il 2026…) non vi sia trac­cia nel testo. D’altronde, chi potreb­be esse­re con­tro la pro­gres­si­va decar­bo­niz­za­zio­ne di tut­ti i set­to­ri pro­dut­ti­vi? Oppu­re chi si potrà mai dichia­ra­re con­tro l’accelerazione dell’efficientamento ener­ge­ti­co e l’incremento di ener­gia da fon­ti rin­no­va­bi­li? Nes­su­no, ovvia­men­te. Alme­no non colo­ro che aper­ta­men­te sosten­go­no il gover­no. Sia­mo pur­trop­po anco­ra al livel­lo del­la dis­ser­ta­zio­ne teo­ri­ca men­tre avrem­mo biso­gno di pia­ni­fi­ca­zio­ne ese­cu­ti­va. Il pro­ble­ma non risie­de solo nel Dra­ghi che c’è ora, ma nel Dra­ghi che avreb­be dovu­to esse­re, nel Dra­ghi che non c’era pri­ma, e in quel­lo che non ci sarà dopo. Le pia­ni­fi­ca­zio­ni si costrui­sco­no negli anni, con valu­ta­zio­ni di impat­to ade­gua­te – a tut­ti i livel­li. Lo sco­ra­men­to sale repen­ti­no nel let­to­re del PNRR. Sare­ste ten­ta­ti di lascia­re, di mol­la­re il pli­co sul tavo­lo. Ma lo scon­for­to, misto ad arrab­bia­tu­ra, vi coglie­rà di sor­pre­sa, appe­na dopo aver let­to gli obiet­ti­vi gene­ra­li del­la Rivo­lu­zio­ne Ver­de e del­la Tran­si­zio­ne Eco­lo­gi­ca. Testual­men­te: «Pur essen­do l’ulteriore aumen­to del riscal­da­men­to cli­ma­ti­co ormai ine­vi­ta­bi­le, è asso­lu­ta­men­te neces­sa­rio inter­ve­ni­re il pri­ma pos­si­bi­le per miti­ga­re que­sti feno­me­ni ed impe­di­re il loro peg­gio­ra­men­to su sca­la. Ser­ve una radi­ca­le tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca ver­so la com­ple­ta neu­tra­li­tà cli­ma­ti­ca e lo svi­lup­po ambien­ta­le soste­ni­bi­le per miti­ga­re le minac­ce a siste­mi natu­ra­li e uma­ni.» Il Gover­no ci sta dicen­do che sui cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, e quin­di sul­la ridu­zio­ne del­le emis­sio­ni, abbia­mo per­so. Stia­mo ras­se­gnan­do­ci alla cri­si cli­ma­ti­ca e stia­mo arren­den­do­ci. Ci dob­bia­mo con­cen­tra­re solo sul­la miti­ga­zio­ne del­le con­se­guen­ze e basta. È per que­sta ragio­ne che nei pia­ni del gover­no è del tut­to assen­te una stra­te­gia per la ridu­zio­ne del­le emis­sio­ni cli­mal­te­ran­ti? È per que­sto che si pre­fe­ri­sce il gas natu­ra­le alle rin­no­va­bi­li? La scel­ta radi­ca­le sui nostri sti­li di vita, per il benes­se­re del­le gene­ra­zio­ni futu­re, tan­to invo­ca­ta dal gio­va­ni di tut­to il mon­do nei Fri­days For Futu­re, non c’è. Il dan­no più gra­ve è l’aver inclu­so nel testo, a par­zia­le scu­san­te del ritar­do nell’aver con­te­stua­liz­za­to il pro­ble­ma del­la cri­si cli­ma­ti­ca, la cri­ti­ca ai lac­ci del­la imman­ca­bi­le buro­cra­zia: […] la tran­si­zio­ne sta avve­nen­do trop­po len­ta­men­te, prin­ci­pal­men­te a cau­sa del­le enor­mi dif­fi­col­tà buro­cra­ti­che ed auto­riz­za­ti­ve che riguar­da­no in gene­ra­le le infra­strut­tu­re in Ita­lia, ma che in que­sto con­te­sto han­no fre­na­to il pie­no svi­lup­po di impian­ti rin­no­va­bi­li o di trat­ta­men­to dei rifiu­ti. Ma cer­to, la col­pa del­la man­ca­ta tran­si­zio­ne è da ricer­car­si nel­le pro­ce­du­re del­le valu­ta­zio­ni ambien­ta­li, un vero fre­no allo svi­lup­po ver­de, come no? In que­sto pae­se man­ca del tut­to l’idea di uno svi­lup­po armo­ni­co al con­te­sto ambien­ta­le e cli­ma­ti­co. Quan­do si par­la di infra­strut­tu­re, si trat­ta qua­si sem­pre di abu­si, di ulte­rio­re cemen­to, di pon­ti sul­lo Stret­to, di poten­zia­men­to di aero­por­ti (fon­te mol­to inqui­nan­te in rife­ri­men­te ai gas cli­mal­te­ran­ti), oppu­re di tri­vel­la­zio­ni in Adria­ti­co, dei son­dag­gi nel Par­co del Bei­gua alla ricer­ca del tita­nio, del rad­dop­pio del­le Cen­tra­li di Pre­sen­za­no o del­la fin­ta con­ver­sio­ne di Por­to Mar­ghe­ra, e via discor­ren­do. La “tran­si­zio­ne buro­cra­ti­ca” dovreb­be con­si­ste­re in un pac­chet­to di rifor­me dei pro­ces­si auto­riz­za­ti­vi. Il rischio è che in nome di una tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca si andran­no ad inde­bo­li­re tut­ti i pas­sag­gi e le pro­ce­du­re dove le “con­si­de­ra­zio­ne ambien­ta­li” sono ana­liz­za­te. Si par­la di una nuo­va pro­ce­du­ra di VIA (Valu­ta­zio­ne di Impat­to Ambien­ta­le), più snel­la e velo­ce. Men­tre sareb­be oppor­tu­no ini­zia­re a con­si­de­ra­re seria­men­te que­sti stru­men­ti come fun­zio­na­li allo svi­lup­po soste­ni­bi­le e non come un limi­te allo svi­lup­po eco­no­mi­co. È pro­prio per la cri­si cli­ma­ti­ca che le pro­ce­du­re di valu­ta­zio­ne degli impat­ti ambien­ta­li andreb­be­ro raf­for­za­te, inclu­den­do in esse le pro­ie­zio­ni sul­le varia­zio­ni del cli­ma nel­le ana­li­si. In meri­to al model­lo dell’economia cir­co­la­re, il gover­no sem­bra anco­ra pro­pen­de­re per la crea­zio­ne di altri “impian­ti di gestio­ne dei rifiu­ti” (sono pre­vi­sti 1,5 miliar­di di euro ma non è spe­ci­fi­ca­to esat­ta­men­te per cosa… si trat­ta for­se di ince­ne­ri­to­ri?) inve­ce di avvia­re poli­ti­che di ridu­zio­ne dei rifiu­ti. Tra l’altro, gli impian­ti da rea­liz­zar­si sareb­be­ro col­lo­ca­ti lad­do­ve le per­cen­tua­li di rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta sono mag­gio­ri. Il resto è riman­da­to all’adozione di una Stra­te­gia nazio­na­le per l’economia cir­co­la­re, entro il giu­gno 2022. Evi­den­te­men­te pos­sia­mo anco­ra aspettare…Altri 600 milio­ni sono dispo­sti per ini­zia­ti­ve “faro” sem­pre in mate­ria di eco­no­mia cir­co­la­re. Ma il dub­bio è che si trat­ti di azio­ni estem­po­ra­nee, non dura­tu­re nel tem­po. In mate­ria di pro­du­zio­ne ener­ge­ti­ca, coglia­mo posi­ti­va­men­te lo stan­zia­men­to di 2 miliar­di per lo svi­lup­po del­le comu­ni­tà ener­ge­ti­che; mag­gio­ri per­ples­si­tà inve­ce per gli 1,92 miliar­di desti­na­ti al bio­me­ta­no (in pas­sa­to gli incen­ti­vi per i bio­di­ge­sto­ri non han­no bril­la­to per effi­cien­za). Non v’è trac­cia né del sola­re, né del foto­vol­tai­co, alme­no non nel sen­so spe­ra­to del­la crea­zio­ne di una rete di impian­ti. Il resto è dedi­ca­to allo svi­lup­po dell’idrogeno (3,19 miliar­di, di cui 2 desti­na­ti ai set­to­ri cosid­det­ti hard-to-aba­te) e alla mobi­li­tà (ben 8 miliar­di, la mag­gior par­te assor­bi­ti dall’Alta Velo­ci­tà). Alla mobi­li­tà cicla­bi­le sono desti­na­ti appe­na 600 milio­ni. Nel testo si desti­na­no fon­di per la digi­ta­liz­za­zio­ne dei par­chi, men­tre que­sti avreb­be­ro biso­gno di ulte­rio­ri stan­zia­men­ti per com­pie­re appie­no la pro­pria mis­sio­ne, cioè quel­la di con­trol­la­re e sal­va­guar­da­re il ter­ri­to­rio loro affi­da­to poten­zian­do e con­ser­van­do la bio­di­ver­si­tà. Il PNRR era l’ultima occa­sio­ne per cam­bia­re que­sto pae­se e sal­va­guar­dar­lo dagli effet­ti nefa­sti del­la cri­si cli­ma­ti­ca. Non sap­pia­mo più come dir­lo, ma il tem­po è scaduto.

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