Lo scandalo della Sarost 5 e dei quaranta alla deriva nel Mediterraneo da quindici giorni

Continua l'odissea e il disumano scandalo della Sarost 5: da domenica 15 luglio, quaranta migranti e l'equipaggio della nave stanno vagando nel Mediterraneo senza aiuti e in assenza di beni di primissima necessità, situazione che sta sottoponendo le persone che si trovano a bordo a condizioni gravissime

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Con­ti­nua l’o­dis­sea e il disu­ma­no scan­da­lo del­la Saro­st 5: da dome­ni­ca 15 luglio, qua­ran­ta migran­ti e l’e­qui­pag­gio del­la nave stan­no vagan­do nel Medi­ter­ra­neo sen­za aiu­ti e in assen­za di beni di pri­mis­si­ma neces­si­tà, situa­zio­ne che sta sot­to­po­nen­do le per­so­ne che si tro­va­no a bor­do a con­di­zio­ni gra­vis­si­me. «Due set­ti­ma­ne in mare: cin­que gior­ni sen­za man­gia­re e bere, nove gior­ni di solo pane e lat­te. Due don­ne incin­te e un uomo feri­to, che non abbia­mo fat­to la tara del pas­sag­gio dal­l’in­fer­no libi­co», scri­ve­va ieri Ser­gio Scan­du­ra, gior­na­li­sta di Radio Radi­ca­le.

Pro­ce­dia­mo con ordi­ne. L’11 luglio le qua­ran­ta per­so­ne che ora si tro­va­no a bor­do del­la Saro­st 5 han­no lascia­to la Libia a bor­do di una imbar­ca­zio­ne di legno il cui moto­re si è rot­to dopo cin­que gior­ni di navi­ga­zio­ne sen­za man­gia­re o bere, ripor­ta The Post Inter­na­zio­na­le. La bar­ca è anda­ta alla deri­va in mare aper­to, avvi­ci­nan­do­si a una piat­ta­for­ma di estra­zio­ne al lar­go del­la costa tuni­si­na, lad­do­ve è sta­ta inter­cet­ta­ta dal­la nave Saro­st 5, car­go di rifor­ni­men­to del­la socie­tà del gas Miskar. Da quel gior­no, qua­ran­ta per­so­ne scap­pa­te dal­la Libia e l’e­qui­pag­gio vaga­no nel Medi­ter­ra­neo, gra­zie all’in­dif­fe­ren­za e alla com­pli­ci­tà del­l’U­nio­ne euro­pea e dei gover­ni nazio­na­li: Tuni­sia (por­to ver­so il qua­le mol­ti migran­ti pre­sen­ti a bor­do rifiu­ta­no l’ap­pro­do per­ché temo­no per la loro sicu­rez­za), Mal­ta e Ita­lia han­no infat­ti nega­to l’ac­ces­so ai pro­pri por­ti. Al momen­to pare sia­no in cor­so trat­ta­ti­ve con la Spa­gna.

Scan­du­ra ha rife­ri­to del­la pre­sen­za di «due don­ne incin­te e un feri­to». Sul­la nave non si tro­va inve­ce «nes­sun repor­ter», e le comu­ni­ca­zio­ni con i pre­sen­ti a bor­do ven­go­no tenu­te da Scan­du­ra gra­zie a una fon­te pre­sen­te in loco, che invia aggior­na­men­ti e foto­gra­fie.

Il tut­to avvie­ne su una nave non attrez­za­ta per il soc­cor­so, ma che ha sem­pli­ce­men­te rispo­sto alle leg­gi del mare: soc­cor­re­re per­so­ne alla deri­va, in dif­fi­col­tà, in peri­co­lo. Le leg­gi del mare che coin­ci­do­no con quel mini­mo di uma­ni­tà che, ogni gior­no, stia­mo dan­do in pasto ai pro­fes­sio­ni­sti del­la cat­ti­ve­ria.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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Il Parlamento europeo ha votato per vietare le pratiche di conversione. Fratelli d’Italia ha votato contro.

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