Legittima difesa, Civati: Giorno che peggiora la vita delle persone

“Un Pae­se meno sicu­ro, con più pisto­le in casa: il voto sul­la rifor­ma del­la legit­ti­ma dife­sa peg­gio­ra la sicu­rez­za dei cit­ta­di­ni, nel­le case e nel­le stra­de. In que­sto è dav­ve­ro un gior­no sto­ri­co, come dice Sal­vi­ni, ma da ricor­da­re come un ritor­no al pas­sa­to. Una festa per la lob­by del­le armi, un incu­bo per tut­ti. E c’è un’ul­te­rio­re pre­oc­cu­pa­zio­ne: quan­do aumen­te­ran­no le vit­ti­me del­le armi potreb­be esse­re trop­po tar­di”. Lo dichia­ra Giu­sep­pe Civa­ti, fon­da­to­re di Pos­si­bi­le, com­men­tan­do il voto sul­la rifor­ma del­la legit­ti­ma dife­sa.

“Sul­la dif­fu­sio­ne del­le armi e all’in­cen­ti­vo al loro uso — aggiun­ge Civa­ti — è man­ca­ta la mobi­li­ta­zio­ne nel Pae­se. L’op­po­si­zio­ne si è limi­ta­ta al mini­mo, con un dibat­ti­to che è vola­to velo­cis­si­mo nel­la pri­ma let­tu­ra al Sena­to ed è sta­to mol­to bre­ve alla Came­ra. Anche per­ché il Pd è sta­to impe­gna­to nel con­gres­so più lun­go del mon­do e non ha col­to la por­ta­ta del prov­ve­di­men­to. E quan­do lo si capi­rà, sare­mo pro­ba­bil­men­te fuo­ri tem­po mas­si­mo”.

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Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

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Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

Perché da giurista e attivista voterò no al referendum

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Calabria: la disperazione sanitaria

Pos­si­bi­le Cala­bria non cre­de da mol­to tem­po alle misu­re det­ta­te dal­la “dispe­ra­zio­ne sani­ta­ria”, quel­la con­di­zio­ne in cui diver­si gover­ni, regio­na­li e nazio­na­li, han­no coscien­te­men­te get­ta­to que­sta regio­ne, tra­sfor­man­do la sani­tà in una mac­chi­na che vive di emer­gen­ze, di dero­ghe, di com­mis­sa­ria­men­ti, di pro­pa­gan­da e di pic­co­li inter­ven­ti spot. Nel pani­co sono fini­ti i cit­ta­di­ni, ma nel pani­co sem­bra­no fini­re anche i gover­nan­ti di tur­no, inca­pa­ci di costrui­re un per­cor­so serio.

Voto fuorisede: un diritto non può costare

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