Le parole che contano

Le parole e i nomi hanno un peso. Stiamo vivendo e attraversando un periodo storico ben preciso: siamo nella sesta estinzione di massa e, a differenza di quelle del passato, le radici delle cause dell’estinzione si ritrovano tutte nell’attività antropica.

di Wal­ter Girar­di Cattaneo

Le paro­le e i nomi han­no un peso. Stia­mo viven­do e attra­ver­san­do un perio­do sto­ri­co ben pre­ci­so: sia­mo nel­la sesta estin­zio­ne di mas­sa e, a dif­fe­ren­za di quel­le del pas­sa­to, le radi­ci del­le cau­se dell’estinzione si ritro­va­no tut­te nell’attività antro­pi­ca. L’altro gior­no si è inse­dia­to il Gover­no Dra­ghi. Ho volu­to ana­liz­za­re il discor­so indi­vi­duan­do alcu­ne paro­le chia­ve, che rispec­chia­no la situa­zio­ne attua­le e soprat­tut­to gli ambi­ti da cui ripar­ti­re per arri­va­re a quel­la “nuo­va nor­ma­li­tà” che è necessaria.

Non è solo un mero cri­te­rio di quan­ti­tà ma anche di qua­li­tà visto che le paro­le han­no un loro signi­fi­ca­to e un loro valore.

Natu­ra, bio­di­ver­si­tà, cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, tran­sa­zio­ne eco­lo­gi­ca, soste­ni­bi­li­tà ambien­ta­le, svi­lup­po sostenibile.

Natu­ra è sta­ta usa­ta due vol­te, ma non nel con­cet­to ori­gi­na­rio e fon­da­men­ta­le. Bio­di­ver­si­tà cita­ta una vol­ta sol­tan­to in un lun­go elen­co dove tro­va­no spa­zio aero­spa­zio, cloud com­pu­ting e digitalizzazione.

Sui cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, cita­ti tre vol­te abbia­mo situa­zio­ni diver­se e con­si­de­ra­zio­ni diver­se. Si pas­sa da «Il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, come la pan­de­mia, pena­liz­za alcu­ni set­to­ri pro­dut­ti­vi sen­za che vi sia un’espansione in altri set­to­ri che pos­sa com­pen­sa­re» per arri­va­re poi a cita­re la pros­si­ma Cop26 sui cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci. Zero paro­le sul­le con­se­guen­ze dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci nel nostro pae­se e zero pro­po­ste con­cre­te su come con­tra­sta­re la pro­du­zio­ne dei gasi climalteranti.

Sul­la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca, abbia­mo assi­sti­to ad uno spet­ta­co­lo degno del­la miglior com­me­dia dell’arte. Paro­le pom­po­se, gran­di dichia­ra­zio­ni, per­so­ne che se la sono tatua­ta sul pet­to, ma alla fine la mon­ta­gna ha par­to­ri­to il topolino.

Soprat­tut­to per­ché il gran­de mini­ste­ro del­la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca sem­pli­ce­men­te non esi­ste. È solo una sem­pli­ce ope­ra­zio­ne di gree­n­wa­shing visto che alla fine si cam­bia sem­pli­ce­men­te un nome.

La solu­zio­ne era un inve­sti­men­to e un poten­zia­men­to del­la strut­tu­ra del Mini­ste­ro dell’Ambiente, dan­do­gli una cen­tra­li­tà che non ha mai avu­to e soprat­tut­to met­ten­do tra le prio­ri­tà la Natura.

Soste­ni­bi­li­tà e svi­lup­po soste­ni­bi­le non per­ve­nu­ti nei discor­si uffi­cia­li. Sono appar­si timi­da­men­te nel­le repli­che ma con con­cet­ti trop­po vaghi e asso­lu­ta­men­te pri­vi di pro­po­ste e di contenuti.

L’uomo Dra­ghi, come scri­ve­va Giu­sep­pe Civa­ti, ha fat­to il suo discor­so di alto pro­fi­lo, vago quan­to basta, pec­ca­to che in que­sto perio­do sto­ri­co uni­co e dram­ma­ti­co non abbia­mo biso­gno di incer­tez­ze, di inde­ter­mi­na­tez­ze e di bal­bet­ta­men­ti sul­le que­stio­ni del clima.

Inte­res­san­te, ma in nega­ti­vo, il rife­ri­men­to alle emis­sio­ni. «Non baste­rà elen­ca­re pro­get­ti che si voglio­no com­ple­ta­re nei pros­si­mi anni. Dovre­mo dire dove voglia­mo arri­va­re nel 2026 e a cosa pun­tia­mo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione Euro­pea inten­de arri­va­re a zero emis­sio­ni net­te di CO2 e gas clima-alteranti».

Il 2026 è già ieri e men­tre nel resto d’Europa si pro­ce­de spe­di­ti con decar­bo­niz­za­zio­ne, pro­du­zio­ne di ener­gia da fon­ti rin­no­va­bi­li, qui si affi­da il Mini­ste­ro dell’Ambiente ad una per­so­na che di natu­ra capi­sce mol­to poco, e che soprat­tut­to sul­la que­stio­ne ener­ge­ti­ca defi­ni­va «il gas uno dei mali mino­ri», defi­nen­do­lo allo stes­so tem­po «nel medio e lun­go ter­mi­ne la risor­sa più soste­ni­bi­le». E poi aggiun­ge­va una serie di cri­ti­che asso­lu­ta­men­te non con­di­vi­si­bi­le sul tema del­le rin­no­va­bi­li. E lo face­va dal sito di Eni, la stes­sa Eni che vole­va orga­niz­za­re cor­si di for­ma­zio­ne sull’educazione ambien­ta­le agli inse­gnan­ti. Come vede­re Re Ero­de orga­niz­za­re cor­si di gestio­ne sul fun­zio­na­men­to degli asi­li nido.

Su que­sti temi e sul­le que­stio­ni ambien­ta­li i Gover­ni Con­te I e II ave­va­no per­so tem­po, con­ti­nuan­do a rin­via­re deci­sio­ni asso­lu­ta­men­te non più rinviabili.

Men­tre come dice Ber­nie San­ders «que­sto è il momen­to di pren­de­re deci­sio­ni auda­ci riguar­do al cli­ma. La posta in gio­co è il futu­ro del pia­ne­ta», il Gover­no Dra­ghi si pone, da que­sto pun­to di vista, in asso­lu­ta con­ti­nui­tà non facen­do nul­la e facen­do male quel poco che fa.

La varie­ga­ta bio­di­ver­si­tà poli­ti­ca che lo sostie­ne è qual­co­sa di biz­zar­ro: lo Svi­lup­po Eco­no­mi­co dato a Gior­get­ti, uno di quel­li che ha sem­pre spin­to e sem­pre spin­ge­rà per le cola­te di cemen­to inu­ti­li, che dovrà scon­trar­si con Gio­van­ni­ni il qua­le, inve­ce, occu­pan­do­si seria­men­te di soste­ni­bi­li­tà e di svi­lup­po soste­ni­bi­le, mi augu­ro dovrà riu­sci­re nel­l’in­ten­to di far fare un sal­to di qua­li­tà nel set­to­re dei tra­spor­ti e del­le infra­strut­tu­re dove per decen­ni l’u­ni­ca linea è sta­ta quel­la del­lo svi­lup­po scon­si­de­ra­to dei siste­mi di tra­spor­to (Il pia­no nazio­na­le del tra­spor­to aereo pre­ve­de il poten­zia­men­to di tut­ti gli aero­por­ti ita­lia­ni, idem per i por­ti mer­can­ti­li, idem per le fer­ro­vie). Tut­to que­sto dovrà avve­ni­re alla luce dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci e del­la cri­si socio — cli­ma­ti­ca — ambien­ta­le che stia­mo viven­do. Si uti­liz­ze­ran­no nuo­vi pro­ces­si oppu­re le vec­chie ricet­te, che ci han­no por­ta­to a que­sta cri­si, ver­ran­no ripro­po­ste camuf­fan­do­le quan­to basta per esse­re ven­du­te come “green”?

Pre­oc­cu­pan­ti, ma su que­sto argo­men­to ci ritor­ne­re­mo a bre­ve, sono sta­ti le con­si­de­ra­zio­ni espres­se per il mon­do del­la scuo­la.  Signor Pre­si­den­te del Con­si­glio, lo ripe­ta con noi: la Scuo­la non è un ser­vi­zio, è una fun­zio­ne del­lo Sta­to. Non è un ser­vi­zio, è una fun­zio­ne del­lo Stato!

Non per­ve­nu­te: patri­mo­nia­le o pro­gres­si­vi­tà fisca­le, poli­ti­ca ambien­ta­le, gene­ra­zio­ni futu­re. Così come discri­mi­na­zio­ni di gene­re, orien­ta­men­to ses­sua­le, dirit­ti civi­li ma anche cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta e mafia. La Libia è sta­ta cita­ta una vol­ta sola come argo­men­to da affron­ta­re, sen­za la mini­ma denun­cia del­le vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni che stan­no avve­nen­do con la com­pli­ci­tà ita­lia­na nei lager libi­ci, men­tre la paro­la “sbar­chi” è scom­par­sa dal­la nar­ra­zio­ne poli­ti­ca, ma qui il filo con­dut­to­re dal Con­te 1 al Dra­ghi è rima­sto lo stes­so. Purtroppo.

Zero paro­le, zero sui tea­tri e sul­la cul­tu­ra dove l’andreottiano Fran­ce­schi­ni si dimo­stra l’uomo per tut­te le stagioni.

Un ulti­mo aspet­to riguar­da la con­si­de­ra­zio­ne del­le isti­tu­zio­ni: Gover­no è sta­to cita­to 17 vol­te con­tro le 4 vol­te in cui è sta­to cita­to il Par­la­men­to. Zero vol­te inve­ce è sta­ta uti­liz­za­ta la paro­la Mini­stro… Un vero e pro­prio uomo da solo al coman­do! Quel­lo di cui non abbia­mo bisogno.

Se pen­si che le cose si cam­bia­no cam­bian­do­le, la Zona lam­po­ne allo­ra fa per te! Nel­la Zona Lam­po­ne si lavo­ra oggi per il doma­ni, per costrui­re gior­ni miglio­ri e soprat­tut­to dove non si per­de tem­po! Ti aspettiamo.

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