«La mozione dell’addio», seconda mozione congressuale

[vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1491396383202{margin-top: 20px !important;}”][/vc_column_text][vc_column_text]Si è da poco con­clu­sa la fase riser­va­ta agli iscrit­ti del con­gres­so del Par­ti­to Demo­cra­ti­co. Farem­mo volen­tie­ri a meno di occu­par­ci di que­sto argo­men­to, non solo per­ché l’argomento ci riguar­da poco, ma anche per­ché è dav­ve­ro dif­fi­ci­le con­si­de­rar­lo appassionante.

Visto che però gli appel­li all’unità del cen­tro­si­ni­stra non accen­na­no a pla­car­si, cre­dia­mo sia giu­sto affron­ta­re il con­gres­so del PD, per­ché l’analisi dei dati dovreb­be ren­de­re a tut­ti evi­den­te l’inutilità degli appel­li di cui sopra.

Rispet­to al 2013, secon­do i dati divul­ga­ti dal Naza­re­no, il PD pas­sa da 540mila a poco più di 400mila iscrit­ti a fine feb­bra­io, pas­sa­ti poi a 450mila al ter­mi­ne del­la pri­ma fase, tes­se­ra più tes­se­ra meno. 90mila tes­se­re in meno, quin­di, che alla luce dei dati ripor­ta­ti qua sopra, dimo­stra­no che la secon­da mozio­ne con­gres­sua­le è la “mozio­ne dell’addio”, cioè quel­la di chi ha scel­to di lascia­re il PD. Mozio­ne che, duo­le dir­lo, vale ben più di quel­la del mini­stro Orlan­do, che si fer­ma a 67mila voti, e per­si­no più del­le mozio­ni di Orlan­do ed Emi­lia­no mes­si assieme.

Resta comun­que lar­ga­men­te mag­gio­ri­ta­ria la mozio­ne Ren­zi, che a fron­te del con­si­sten­te calo di iscrit­ti, vede addi­rit­tu­ra aumen­ta­re il nume­ro di voti a suo favo­re rispet­to al 2013. Cala­no inve­ce sen­si­bil­men­te le alter­na­ti­ve, se il secon­do arri­va­to Orlan­do, che dovreb­be esse­re il cam­pio­ne del­la sini­stra sto­ri­ca del par­ti­to, va poco oltre la metà dei voti pre­si da Cuper­lo nel 2013 e l’outsider Emi­lia­no va poco oltre quel­li pre­si dal quar­to clas­si­fi­ca­to Pit­tel­la sem­pre 4 anni fa (peral­tro pescan­do nel­le mede­si­me aree geografiche).

Que­sti nume­ri ci con­se­gna­no un dato abba­stan­za evi­den­te, e per noi non cer­to nuo­vo: quel­lo del­lo stra­po­te­re di Ren­zi e del­le sue poli­ti­che all’interno del Par­ti­to Demo­cra­ti­co. Gli appel­li, spe­cie da par­te di Orlan­do, alla sini­stra per­ché si rechi ai gaze­bo in mas­sa per ribal­ta­re que­sto risul­ta­to, ci sem­bra­no dav­ve­ro futi­li, e que­sto per due motivi.

Il pri­mo è di carat­te­re “ana­li­ti­co”: per­si­no il 40% otte­nu­to nel 2013 da Cuper­lo nei cir­co­li, si tra­sfor­mò poi in un meno inco­rag­gian­te 18% ai gaze­bo, men­tre il 9 di Civa­ti diven­tò un 14 pro­prio in vir­tù del­le dif­fe­ren­ze tra i due can­di­da­ti, che espri­me­va­no una sini­stra più d’apparato da un lato, e più aper­ta e movi­men­ti­sta dall’altro. Ci pare mol­to impro­ba­bi­le che Orlan­do rap­pre­sen­ti una sini­stra di que­sto secon­do tipo, ci sen­tia­mo di scon­si­gliar­gli di ripor­re trop­pe aspet­ta­ti­ve nel voto aper­to ai non iscritti.

Il secon­do moti­vo, inve­ce, è di carat­te­re pret­ta­men­te poli­ti­co: l’appello alla sini­stra per soc­cor­re­re Orlan­do e sal­va­re il “vero” PD non solo è fuo­ri luo­go, è anche irri­spet­to­so del PD stes­so.

È ben dif­fi­ci­le, infat­ti, soste­ne­re che Orlan­do pos­sa esse­re il rap­pre­sen­tan­te di una nuo­va spin­ta di sini­stra all’interno del PD, da mini­stro del­le lar­ghe inte­se sia con Let­ta, che soprat­tut­to con Ren­zi, da gran­de soste­ni­to­re di quest’ultimo (a cui non ricor­dia­mo di aver­gli mai sen­ti­to muo­ve­re anche una sola cri­ti­ca negli ulti­mi anni), non ulti­mo da auto­re dei recen­ti e pes­si­mi decre­ti Min­ni­ti-Orlan­do in mate­ria di deco­ro urba­no e sicurezza.

Se ciò non doves­se basta­re, vale la pena guar­da­re anco­ra una vol­ta ai dati e fare un salu­ta­re per quan­to scioc­can­te (per alcu­ni) bagno di real­tà: il PD, come già ha ricor­da­to Roc­co Oli­ta, ha vota­to in lar­ghis­si­ma par­te per Ren­zi. E per quan­to i nume­ri mostri­no cali evi­den­ti di con­sen­so, lo ha fat­to in mas­sa. E lo ha fat­to per­si­no più lar­ga­men­te che nel 2013. Se poi si con­si­de­ra che i suoi avver­sa­ri sono appun­to un suo ex-mini­stro e un suo ex-soste­ni­to­re, è ben dif­fi­ci­le soste­ne­re che ci sia un altro, vero PD da salvare.

Il PD, quel­lo vero, si è appe­na espres­so. E ha det­to mol­to chia­ra­men­te che vuo­le che Ren­zi sia anco­ra il suo lea­der. E vuo­le che por­ti avan­ti le poli­ti­che che abbia­mo visto in que­sti anni.

Per­ché la sini­stra dovreb­be intro­met­ter­si in que­sta legit­ti­ma scel­ta per ribal­tar­la dall’esterno? Per­ché dovreb­be inca­po­nir­si nel­la volon­tà di costrui­re un pro­get­to comu­ne con chi ha libe­ra­men­te scel­to di anda­re in dire­zio­ne oppo­sta, e dare la sua fidu­cia a chi, come Ren­zi e come il suo vice in pec­to­re Mar­ti­na, han­no già det­to che non sono dispo­sti ad allear­si con Ber­sa­ni, figu­ria­mo­ci con il resto del­la sinistra?

Con­cen­tria­mo le nostre ener­gie, piut­to­sto, nel costrui­re un’alternativa libe­ra e auto­no­ma a que­sto sche­ma, con­fron­tia­mo­ci con esso non ai gaze­bo di quel­la che è comun­que una con­sul­ta­zio­ne inter­na al PD e al suo elet­to­ra­to, ma alle urne, a viso aper­to, per dare final­men­te all’Italia gior­ni migliori.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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