#iostoconsimonluca, per il diritto allo studio

Ne avre­te sen­ti­to par­la­re anche voi di Simon­lu­ca, il bam­bi­no auti­sti­co gra­ve a cui è sta­to nega­to il tera­pi­sta in clas­se. Nega­to da chi? Dal­la diri­gen­te del­la scuo­la. E per­ché mai, vi chie­de­re­te e me lo sono chie­sto anche io più vol­te, un diri­gen­te nega il dirit­to sacro­san­to allo stu­dio e all’in­clu­sio­ne ad un bam­bi­no disa­bi­le? A que­sta doman­da, pur­trop­po, non c’è anco­ra una rispo­sta, e se pro­va­te a cer­car­la, ora che la vicen­da si è risol­ta per­ché la sua mam­ma ha smos­so la stam­pa, gli avvo­ca­ti, la TV, dopo mesi di tota­le indif­fe­ren­za alle richie­ste, cer­ti­fi­ca­ti, pec, mail, tele­fo­na­te, ebbe­ne se pro­va­te a cer­car­la ades­so, quel­la rispo­sta, tra le pagi­ne web, pen­se­re­te di sta­re sba­glian­do sito, o arti­co­lo di gior­na­le, o di aver capi­to male la sto­ria dal­l’i­ni­zio. Oggi la mam­ma di Simon­lu­ca rischia una denun­cia al Garan­te dell’Infanzia (Garan­te che, in Cala­bria, dove si svol­ge la vicen­da, quest’anno non è anco­ra sta­to nomi­na­to!) da par­te del­la stes­sa diri­gen­te!, per non aver tute­la­to il suo bam­bi­no e aver “leso l’immagine di un mino­re” e leso l’im­ma­gi­ne del­la “sua” scuo­la, pro­te­stan­do in pub­bli­ca piaz­za, mani­fe­stan­do con stri­scio­ni recan­ti la foto del pic­co­lo, e cer­can­do visi­bi­li­tà sui social. Ora, non vi rac­con­te­rò l’in­te­ra sto­ria, quel­la la potre­te anco­ra leg­ge­re da qual­che par­te, fino a quan­do cadrà nel­l’o­blio tota­le come le miglia­ia di sto­rie di geni­to­ri dispe­ra­ti che urla­no i dirit­ti dei pro­pri figli alle isti­tu­zio­ni, alla gen­te “che con­ta”, ma vi pon­go io una doman­da, mol­to seria, sul­l’auto­no­mia del­la scuo­la: quan­to pote­re ha un diri­gen­te sco­la­sti­co per per­met­ter­si di cal­pe­sta­re il dirit­to allo stu­dio e sbat­ter­se­ne, scu­sa­te il fran­ce­si­smo, di tut­te le leg­gi sull’inclusione? La pri­ma moti­va­zio­ne di rifiu­to che è sta­ta data alla madre, è arri­va­ta dopo 60 gior­ni dal­la pri­ma pec di richie­sta, (capi­te bene, 60 gior­ni… ah già, ma un diri­gen­te nel­la sua azien­da c’ha pro­prio tan­to da fare), ed è sta­ta tra­smes­sa più o meno con que­sto tono: “sarà per l’an­no pros­si­mo, ormai man­ca­no due mesi alla chiu­su­ra del­la scuo­la”, sot­to­te­sto: che noia ‘sti geni­to­ri di disa­bi­li, sem­pre a far richie­ste assur­de, ora non c’ho voglia di car­te, arran­gia­ti tu e il tuo bam­bi­no. Non sto a dir­vi l’i­ter buro­cra­ti­co (lun­ghis­si­mo e dolo­ro­sis­si­mo) di un geni­to­re con un figlio disa­bi­le solo per arri­var­ci, alla dia­gno­si di auti­smo, che è una con­di­zio­ne che ha diver­se decli­na­zio­ni di gra­vi­tà, e mol­to spes­so le varie figu­re del­le NPI non han­no le giu­ste com­pe­ten­ze per emet­te­re tali dia­gno­si, (per dir­la in bre­ve non tut­ti gli auti­sti­ci sono come Rain man, ma que­sto è un altro discor­so), ma lascia­re un bam­bi­no auti­sti­co gra­ve, non ver­ba­le, sen­za l’a­iu­to del suo spe­cia­li­sta, che fa da media­to­re tra l’insegnante di soste­gno e quel­lo di clas­se, signi­fi­ca met­te­re quel bam­bi­no nel­la con­di­zio­ne idea­le per sta­re male, ave­re cri­si, ren­der­gli invi­vi­bi­le la scuo­la, che dovreb­be esse­re un posto in cui si sen­te pro­tet­to, al sicu­ro, non minac­cia­to. Può un diri­gen­te sco­la­sti­co abu­sa­re del suo pote­re a tal pun­to? E cosa acca­drà ades­so, nei vari Grup­pi di Lavo­ro, ora che c’è sta­ta la rifor­ma del PEI e que­sto pote­re di deci­de­re chi come dove e per quan­to tem­po e ore gli alun­ni disa­bi­li han­no dirit­to al soste­gno è con­se­gna­to qua­si inte­ra­men­te nel­le mani dell’azienda-scuola e dei suoi super­di­ri­gen­ti? Si, c’è pro­prio neces­si­tà, biso­gno URGENTE di un Docu­men­to sul­la Scuo­la che ci tute­li dav­ve­ro, a noi geni­to­ri, inse­gnan­ti e stu­den­ti. Io sto con Pos­si­bi­le per­ché è l’u­ni­co movi­men­to poli­ti­co che in Ita­lia, a que­ste cose, ci pen­sa. Io sto con Pos­si­bi­le per­ché è l’u­ni­co movi­men­to poli­ti­co che in Ita­lia, que­ste cose, le fa. Spe­ro che il Garan­te dell’Infanzia cala­bre­se, chiun­que esso sia, com­pren­da bene che l’u­ni­co modo che ave­va que­sta madre di tute­la­re dav­ve­ro i dirit­ti del figlio, era quel­lo di gri­da­re e denun­cia­re con corag­gio l’accaduto. #iosto­con­si­mon­lu­ca   PALOMBELLA ROSSA

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

Ultimi articoli

I piagnistei e le grandi dichiarazioni - sempre le stesse – ad ogni ricorrenza non servono. Non si possono fare tornare i vita i morti, non si può restituire la pace alle loro famiglie, né ricostituire tutte quelle vite e quelle famiglie che si sono sgretolate nel tempo, per conseguenze dirette ed indirette di un sistema mafioso e corrotto. Ma la giustizia sì che si può fare, ed è doveroso pretenderla. Per chi ha dato la vita per difenderla, per la nostra dignità di cittadini e per le generazioni future.
Questo gigantesco e raffazzonato tentativo di maquillage dello sfruttamento ha incontrato finalmente il suo destino naturale con la sentenza 30/06/2021 del Tribunale di Bologna.
Dopo -anzi, durante - il Covid, e con l'emergenza climatica in corso, le priorità dovrebbero cambiare. Solo per le Olimpiadi Milano-Cortina pare che nulla cambi. Né nella progettazione, né nell'impostazione, mentre la Lega (che governa le due Regioni) intende usare i Giochi come un volano politico.