Marche: sulla parità di genere oggi la Regione ha perso un’occasione

Oggi il Consiglio regionale delle Marche ha approvato definitivamente una riforma dello Statuto che viene presentata come una conquista per la parità di genere, ma che è un arretramento mascherato da progresso. La proposta originaria prevedeva per la presenza di ciascun genere una soglia minima del 40% nella composizione della giunta. In commissione, su richiesta della maggioranza di centrodestra – accettata dall’opposizione – quella soglia è scesa al 30%. 

Alcu­ne bat­ta­glie sono sacro­san­te, neces­sa­rie per il benes­se­re di tut­te e tut­ti, anche se non tro­va­no il riscon­tro che meri­ta­no. Oggi il Con­si­glio regio­na­le del­le Mar­che ha appro­va­to defi­ni­ti­va­men­te una rifor­ma del­lo Sta­tu­to che vie­ne pre­sen­ta­ta come una con­qui­sta per la pari­tà di gene­re, ma che è un arre­tra­men­to masche­ra­to da pro­gres­so. La pro­po­sta ori­gi­na­ria pre­ve­de­va per la pre­sen­za di cia­scun gene­re una soglia mini­ma del 40% nel­la com­po­si­zio­ne del­la giun­ta. In com­mis­sio­ne, su richie­sta del­la mag­gio­ran­za di cen­tro­de­stra – accet­ta­ta dall’opposizione – quel­la soglia è sce­sa al 30%. 

Votan­do com­pat­ta­men­te a favo­re di que­sto peg­gio­ra­men­to, la Regio­ne Mar­che ha tra­di­to il biso­gno di giu­sti­zia e di equi­tà che sale dai pro­pri cit­ta­di­ni e cit­ta­di­ne, tor­nan­do indie­tro rispet­to a nor­me che sono già in vigo­re nei comu­ni, per le ele­zio­ni del­la stes­sa Regio­ne Mar­che e del Par­la­men­to e in misu­ra addi­rit­tu­ra pari­ta­ria per quel­le del Par­la­men­to Euro­peo. La par­te che riguar­da l’Ufficio di Pre­si­den­za intro­du­ce un vuo­to “qua­lo­ra pos­si­bi­le” sen­za garan­zie. Pas­si indie­tro gra­vis­si­mi, soprat­tut­to per il cen­tro­si­ni­stra che del­le que­stio­ni di gene­re ha fat­to uno dei temi carat­te­riz­zan­ti del­la sua poli­ti­ca, ed anche del­la sua cam­pa­gna elet­to­ra­le.

Abbia­mo lan­cia­to un appel­lo, sot­to­scrit­to in pochi gior­ni da rap­pre­sen­tan­ti del­le isti­tu­zio­ni, ex con­si­glie­re e con­si­glie­ri regio­na­li, asso­cia­zio­ni da tut­to il ter­ri­to­rio mar­chi­gia­no, cit­ta­di­ne e cit­ta­di­ni che con­di­vi­do­no la nostra pre­oc­cu­pa­zio­ne. Ci sia­mo ritro­va­ti com­ple­ta­men­te igno­ra­ti: nes­su­na pre­sa in cari­co del­le osser­va­zio­ni poste, nem­me­no come impe­gno futu­ro. Così facen­do, le per­so­ne che sie­do­no in Con­si­glio regio­na­le a rap­pre­sen­ta­re – in teo­ria – gli inte­res­si di cit­ta­di­ne e cit­ta­di­ni han­no man­ca­to di assol­ve­re al loro ruo­lo, oltre ad aver cal­pe­sta­to i prin­ci­pi costi­tu­zio­na­li. La soglia del 30% sul­la rap­pre­sen­tan­za di gene­re in giun­ta dà la cifra del distac­co che c’è tra la nostra clas­se diri­gen­te ed il pae­se rea­le. Eppu­re a set­tem­bre del­lo scor­so anno tut­ti i can­di­da­ti alle ele­zio­ni si dice­va­no vici­ni alla gen­te. 

La modi­fi­ca entre­rà in vigo­re nel­la pros­si­ma legi­sla­tu­ra, quin­di non pri­ma del 2030, per­met­ten­do all’attuale giun­ta di con­ti­nua­re con una sola asses­so­ra, il 14.28%, come pure era nel­la scor­sa. Il Con­si­glio regio­na­le ha scel­to oggi di con­so­li­da­re la mar­gi­na­liz­za­zio­ne del­le don­ne nel­le isti­tu­zio­ni. Un’altra modi­fi­ca nor­ma­ti­va sul­lo stes­so tema non è vero­si­mi­le nel bre­ve perio­do: con­ti­nue­rà a sof­frir­ne la pari­tà di gene­re, la demo­cra­zia, lo svi­lup­po del­la Regio­ne. 

Cio­no­no­stan­te con­ti­nue­re­mo con il nostro impe­gno nel chie­de­re a chi dovreb­be rap­pre­sen­tar­ci in Regio­ne Mar­che più corag­gio e più attac­ca­men­to ai prin­ci­pi costi­tu­zio­na­li di egua­glian­za, rin­gra­zian­do tut­te le per­so­ne che han­no fat­to sen­ti­re la pro­pria voce in que­sta occa­sio­ne che, pur­trop­po, è sta­ta un’occasione per­sa per la nostra Regio­ne.

Ali­ce Cava­lie­ri, Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo di Pos­si­bi­le e Pos­si­bi­le Mar­che

Luca Ange­lo­ni, Coor­di­na­to­re di Pos­si­bi­le Mar­che

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare

Quel­lo che l’I­ta­lia chie­de, e che noi dob­bia­mo saper ascol­ta­re, è un con­fron­to serio sui con­te­nu­ti, che coin­vol­ga tut­te le for­ze che voglio­no costrui­re un’al­ter­na­ti­va al gover­no Melo­ni. Un con­fron­to che abbia al cen­tro la Costi­tu­zio­ne, che anco­ra una vol­ta si è rive­la­ta la bus­so­la intor­no a cui il Pae­se sa ritro­var­si. Per­ché la Costi­tu­zio­ne non è solo il testo che abbia­mo dife­so al refe­ren­dum, è l’o­riz­zon­te di un Pae­se più giu­sto che non abbia­mo anco­ra costrui­to.

Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la socie­tà.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

La rainbow map 2026 racconta un’Italia che sui diritti continua ad arretrare

Oggi ILGA-Euro­pe ha pub­bli­ca­to la Rain­bow Map 2026, la clas­si­fi­ca annua­le che misu­ra quan­to gli Sta­ti euro­pei garan­ti­sco­no dirit­ti e pro­te­zio­ni alle per­so­ne LGBTQIA+. L’I­ta­lia scen­de dal 35° al 36° posto su 49 Pae­si. Anco­ra una vol­ta, peg­gio­ria­mo. Non basta quel­lo che abbia­mo, e chi vuo­le gover­na­re que­sto Pae­se deve pren­de­re aper­ta­men­te un impe­gno chia­ro e sen­za ambi­gui­tà. Per tut­tɜ, per noi.

Un’Europa democratica e federale non è un’utopia: è una necessità urgente. Festa dell’Europa, Torino

L’Europa non può con­ti­nua­re a dipen­de­re dagli Sta­ti Uni­ti per la pro­pria sicu­rez­za e per il pro­prio peso poli­ti­co inter­na­zio­na­le. Deve impa­ra­re a par­la­re con una sola voce e ad agi­re in modo rapi­do ed effi­ca­ce, nel rispet­to del­la demo­cra­zia e del­lo sta­to di dirit­to. Oggi, inve­ce, il veto di un sin­go­lo Sta­to può bloc­ca­re deci­sio­ni fon­da­men­ta­li sul­la poli­ti­ca este­ra, sul­la dife­sa, sull’energia o sui dirit­ti socia­li, ren­den­do l’Unione debo­le e divi­sa.