Il Metodo Violante: un’opportunità, forse, per la sinistra

Se si cer­ca “Lucia­no Vio­lan­te” su You­tu­be, i pri­mi risul­ta­ti sono il video, ripe­tu­to tre vol­te, in cui il 28 feb­bra­io 2002 inter­vie­ne alla Came­ra per ricor­da­re a Sil­vio Ber­lu­sco­ni che il pre­ce­den­te gover­no di cen­tro­si­ni­stra ha avu­to un occhio di riguar­do per le sue azien­de. Per un tota­le di cir­ca sei­cen­to­mi­la visua­liz­za­zio­ni, men­tre non si con­ta­no quel­le che lo stes­so video, negli anni, ha avu­to sui blog e in par­ti­co­la­re sui social network.

Vale la pena di ricor­dar­lo oggi per­ché, dal gior­no del­la sua nasci­ta, tut­ta la pri­ma fase del Movi­men­to 5 Stel­le, alme­no da allo­ra e dai pri­mi Vaf­fa day fino al “boom” del 2013, quel video è sta­to for­se il suo prin­ci­pa­le e deci­sa­men­te insi­sti­to stru­men­to di pro­pa­gan­da. L’im­por­tan­te è insi­ste­re, a quan­to pare.
A ragio­ne, per­ché di cer­to è sta­to un gra­ve erro­re del­l’U­li­vo e del­le suc­ces­si­ve incar­na­zio­ni del cen­tro­si­ni­stra di gover­no, non fare una decen­te leg­ge sul con­flit­to di inte­res­si. Sono pas­sa­ti ben 25 anni, un quar­to di seco­lo, e non solo quel­la leg­ge anco­ra non c’è, ma ecco la novi­tà: il M5s sta per anda­re al gover­no con la Lega, sul­la base di un accor­do con Ber­lu­sco­ni che abba­stan­za espli­ci­ta­men­te garan­ti­sce le sue aziende.
Esat­ta­men­te come Vio­lan­te tan­ti anni fa.

Ecco un’op­por­tu­ni­tà, quin­di, per chi in que­sto nascen­te gover­no non si rico­no­sce. E non è l’u­ni­ca, per­ché di con­trad­di­zio­ni, ambi­gui­tà e con­tor­sio­ni ve ne sono già mol­te, e altre ne ver­ran­no, presto.
A meno che non si voglia fare come il Par­ti­to demo­cra­ti­co, che con la sua oppo­si­zio­ne al red­di­to di cit­ta­di­nan­za, e le sue poli­ti­che di que­sti anni di scon­ti fisca­li alle mul­ti­na­zio­na­li, bonus al ceto medio, incen­ti­vi a fon­do per­du­to alle azien­de, rischia di tro­var­si a fare oppo­si­zio­ne al gover­no da destra, alme­no sul­le mate­rie eco­no­mi­che. Anche ora che è all’op­po­si­zio­ne coi suoi pop­corn, se al suo inter­no non suc­ce­de qual­co­sa di radi­ca­le — e al momen­to non pare suc­ce­de­re — il Pd rischia di non esse­re par­ti­co­lar­men­te uti­le, a fare ciò che sarà neces­sa­rio da qui in poi.

Per noi altri inve­ce, si dice­va, maga­ri si apre una fine­stra di oppor­tu­ni­tà: anche nei con­fron­ti di chi anco­ra in que­sti gior­ni, e pur aven­do vota­to a sini­stra, con­ti­nua a vive­re nel­l’al­lu­ci­na­zio­ne che il M5s avreb­be potu­to inve­ce che accor­dar­si con le Lega fare un gover­no “di cam­bia­men­to” che l’a­vreb­be por­ta­to a sini­stra. Che è un’i­po­te­si sug­ge­sti­va, ma che non ha più sen­so da alme­no cin­que anni, da quan­do Gril­lo incon­trò Ber­sa­ni in strea­ming, ed è luna­re oggi, dopo due mesi in cui il M5s ha cer­ca­to insi­sten­te­men­te la spon­da di Sal­vi­ni. Non si può esse­re allo stes­so tem­po asciut­ti e bagna­ti, cot­ti e cru­di, liqui­di e soli­di, e allo stes­so tem­po non si può voler gover­na­re con la Lega — vole­re, non solo “cer­ca­re di” — ed esse­re di sini­stra. Chi è dispo­sto a gover­na­re con la Lega non può esse­re un inter­lo­cu­to­re per la sini­stra, pun­to. La nostra base se ne fac­cia una ragio­ne, ché la situa­zio­ne evol­ve più in fret­ta dei nostri dibattiti.

Diver­so è pro­va­re a rivol­ger­si a una fet­ta dei suoi elet­to­ri, tut­te le ana­li­si dei flus­si han­no dimo­stra­to che mol­ti fra loro si sono spo­sta­ti da sini­stra ver­so il M5s, e l’op­por­tu­ni­tà è que­sta: che si può pro­va­re a ripor­tar­li di qua. Del resto il M5s, che alle poli­ti­che ha fat­to il risul­ta­to più alto del­la sua bre­ve sto­ria, ha sfrut­ta­to un’a­per­tu­ra di cre­di­to nei suoi con­fron­ti lar­ghis­si­ma che gli vie­ne con­ces­sa per­ché si tro­va in quel­la feli­ce situa­zio­ne in cui al momen­to i suoi elet­to­ri, esa­spe­ra­ti da quel che c’e­ra, si sono dimo­stra­ti dispo­sti a sopras­se­de­re su tut­te le sue con­trad­di­zio­ni e ambi­gui­tà. Le ambi­gui­tà sul­le sue posi­zio­ni, intan­to: che tipo di poli­ti­che ha vera­men­te in men­te il Movi­men­to sul­l’Eu­ro­pa, sul lavo­ro, sul­la sani­tà, sul­la scuo­la? Nes­su­no sapreb­be dir­lo. Di Maio è sta­to atlan­ti­sta ed euro­pei­sta con Mat­ta­rel­la, per ras­si­cu­rar­lo, men­tre Gril­lo chie­de­va refe­ren­dum tipo Bre­xit. Si sono fat­ti eleg­ge­re per andar­se­ne dopo due man­da­ti, fare ren­di­con­ti tra­spa­ren­ti, valo­riz­za­re la demo­cra­zia dal bas­so, e han­no già dimo­stra­to che quan­do sono arri­va­ti dove vole­va­no la loro uni­ca inten­zio­ne è quel­la di sosti­tuir­si a chi c’e­ra pri­ma con­ti­nuan­do con le stes­se pra­ti­che. Han­no rac­col­to voti tra fero­ci anti­eu­ro­pei­sti e tra cit­ta­di­ni che dal­l’Eu­ro­pa non han­no nes­su­na inten­zio­ne di usci­re, tra anti­vax e tra fami­glie che i figli li vac­ci­na­no ecco­me, e così via. E stan­no per sce­glie­re un pre­mier “non elet­to dal popo­lo”, segna­lo, dopo anni e anni di pro­pa­gan­da con­tro que­sta pras­si. È que­sto un ela­sti­co teso in più dire­zio­ni al mas­si­mo del suo pun­to di rot­tu­ra. Un po’ come il famo­so Pd di Ren­zi del­le Euro­pee, quel­lo che pre­se il 40,8 per cen­to sfrut­tan­do il mas­si­mo del­l’am­bi­gui­tà, pren­den­do tut­to il voto del­la sini­stra di gover­no, mol­tis­si­mo voto mode­ra­to e finan­che ex ber­lu­sco­nia­no, e anche un po’ di voto popu­li­sta, sul­l’on­da del­la pro­mes­sa di cambiamento.

Poi come sap­pia­mo quel­l’e­la­sti­co è sal­ta­to, ed è sal­ta­to da tut­ti i lati con­tem­po­ra­nea­men­te, per­ché Ren­zi ha per­so i voti a sini­stra, ma ha anche fal­li­to l’O­pa sui mode­ra­ti, per non par­la­re del­la valan­ga di voto popu­li­sta che si è tira­to addos­so. E non solo è sal­ta­to, ma lo ha fat­to anche mol­to, mol­to velocemente.
Per cui, ecco, maga­ri ci tro­via­mo davan­ti a una situa­zio­ne che si dimo­stre­rà esse­re strut­tu­ra­le, e che dure­rà nel tem­po. Ma maga­ri no: del resto è dal 4 mar­zo che si leg­go­no com­men­ti sul­la nasci­ta di un “nuo­vo bipo­la­ri­smo” tra Lega e m5s, e già quel bipo­la­ri­smo non c’è più, è dura­to solo 60 gior­ni. Per­ché se due poli gover­na­no insie­me non è un bipo­la­ri­smo, è un bloc­co: un bloc­co popu­li­sta, per la pre­ci­sio­ne. E così come gover­nan­do con la destra il Pd ha fini­to per favo­rir­la, come noi ripe­tia­mo ina­scol­ta­ti da anni, anche per il M5s gover­na­re con un sog­get­to più popu­li­sta di lui rischia di nutrir­lo: riec­co l’e­la­sti­co tira­to a tut­te le par­ti, che rischia di saltare.

Dipen­de da noi, quin­di. Non si trat­ta, ovvia­men­te, di inse­gui­re il M5s sul ter­re­no del­le sue mol­te fol­lie, si trat­ta di fare a loro ciò che loro han­no fat­to agli altri, come è giu­sto che sia: evi­den­zia­re le con­trad­di­zio­ni, e far­ne una linea, un tor­men­to­ne, un’o­pi­nio­ne con­di­vi­sa e, alla fine, un elet­to­ra­to. Potrem­mo chia­mar­lo Meto­do Violante.

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