Diciamo Stop all’accordo con la Libia — #stopaccordiconlalibia

Nei mesi scorsi abbiamo sentito straparlare di "nuovo umanesimo", è stato tirato in piedi un governo cui aderiscono forze parlamentari che da sempre si oppongono a politiche di questo genere (tra queste c'è chi ha sostenuto con molto impegno la nascita e l'operatività della Ong Mediterranea, per capirci) eppure nulla è cambiato. L'ultima occasione è il 2 novembre.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Il mini­stro dell’Interno di Tri­po­li ha emes­so una nota con la qua­le chie­de di ese­gui­re un man­da­to di cat­tu­ra con­tro Bija, il capo del­la cosid­det­ta Guar­dia costie­ra libi­ca, inse­ri­to nel­l’e­sta­te del 2017 in un report del­le Nazio­ni Uni­te che lo inqua­dra come par­te del siste­ma cri­mi­na­le che con­trol­la la zona di Zawhia. «Un man­da­to d’arresto per Abdul­rah­man Al Milad “al Bija” – scri­ve Avve­ni­re citan­do fon­ti di Tri­po­li – era sta­to emes­so nell’aprile 2019. Con­ti­nuia­mo nel­la ricer­ca per la cat­tu­ra».

Tra pochi gior­ni ver­rà rin­no­va­to auto­ma­ti­ca­men­te, a meno che qual­cu­no dal gover­no ita­lia­no si oppon­ga, il memo­ran­dum fir­ma­to da Ita­lia e Libia all’i­ni­zio del 2017 per la gestio­ne dei flus­si migra­to­ri che pre­ve­de, oltre alla crea­zio­ne di cam­pi di deten­zio­ne sot­to l’e­sclu­si­vo con­trol­lo libi­co, una stret­tis­si­ma col­la­bo­ra­zio­ne tra la Guar­dia costie­ra libi­ca, altri atto­ri isti­tu­zio­na­li e il nostro Pae­se. Che la Guar­dia costie­ra libi­ca fos­se infil­tra­ta — per non dire “orga­ni­ca” — a orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li che ope­ra­no in Libia era risa­pu­to già ai tem­pi del­la fir­ma del memo­ran­dum: le inchie­ste gior­na­li­sti­che, così come i report del­le agen­zie inter­na­zio­na­li, non han­no fat­to altro che con­fer­ma­re que­sta real­tà. Le stes­se inchie­ste e gli stes­si report han­no docu­men­ta­to siste­ma­ti­che vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni fon­da­men­ta­li, tan­to in mare (per­cos­se, inti­mi­da­zio­ni), quan­to a ter­ra nei famo­si cen­tri di deten­zio­ne (vere e pro­prie tor­tu­re e sevi­zie).

E’ neces­sa­rio ricor­da­re, infi­ne, che la Libia non ha mai sot­to­scrit­to la Con­ven­zio­ne di Gine­vra sul­lo sta­tus dei rifu­gia­ti, di fat­to rifiu­tan­do­si di garan­ti­re dirit­ti basi­la­ri a richie­den­ti asi­lo e rifu­gia­ti. Ed è inol­tre neces­sa­rio ricor­da­re che il dirit­to inter­na­zio­na­le vie­ta cate­go­ri­ca­men­te i respin­gi­men­ti col­let­ti­vi di per­so­ne ver­so pae­si nei qua­li rischia­no di subi­re trat­ta­men­ti inu­ma­ni e degra­dan­ti. Che poi il respin­gi­men­to ven­ga dele­ga­to alla “Guar­dia costie­ra libi­ca” è solo un modo per lavar­se­ne giu­ri­di­ca­men­te le mani.

Man­ca­no pochi gior­ni al rin­no­vo “taci­to” del­l’in­te­sa e, nel frat­tem­po, una imbar­ca­zio­ne di una Ong, la Ocean Viking, ha atte­so 11 gior­ni in mare con a bor­do 104 per­so­ne pri­ma che le fos­se asse­gna­to un por­to di sbar­co. La Alan Kur­di, in mare da saba­to con 90 per­so­ne a bor­do, atten­de anco­ra.

Nei mesi scor­si abbia­mo sen­ti­to stra­par­la­re di “nuo­vo uma­ne­si­mo”, è sta­to tira­to in pie­di un gover­no cui ade­ri­sco­no for­ze par­la­men­ta­ri che da sem­pre si oppon­go­no a poli­ti­che di que­sto gene­re (tra que­ste c’è chi ha soste­nu­to con mol­to impe­gno la nasci­ta e l’o­pe­ra­ti­vi­tà del­la Ong Medi­ter­ra­nea, per capir­ci) eppu­re nul­la è cam­bia­to. L’ul­ti­ma occa­sio­ne è il 2 novem­bre.

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