“Complicare è facile, semplificare è difficile”: cosa non va nella LIP sull’Educazione alla Cittadinanza dell’ANCI

La pratica di 'introdurre nuove materie' dall'alto, indipendentemente da risorse, da riflessioni più ampie e da un minimo di coerenza intellettuale, organizzativa e culturale, è in ogni caso vecchissima in questo Paese.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Il sin­da­co di Firen­ze Nar­del­la nel­le scor­se set­ti­ma­ne si è fat­to pro­mo­to­re di una pro­po­sta del­l’AN­CI a mobi­li­ta­zio­ne del­la socie­tà civi­le: una leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re per intro­dur­re «Edu­ca­zio­ne alla cit­ta­di­nan­za» nel cur­ri­co­lo di tut­te le scuo­le come disci­pli­na sepa­ra­ta e con voto auto­no­mo.

Che il prin­ci­pa­le «com­pi­to del­la scuo­la» sia «tra­sfor­ma­re un greg­ge pas­si­vo in un popo­lo di cit­ta­di­ni pen­san­ti» lo ricor­da il mae­stro Mario Lodi (clas­se 1922) anco­ra nel 2012, in un’in­ter­vi­sta rila­scia­ta per i suoi novant’anni. Auto­re­vo­le e instan­ca­bi­le difen­so­re del­la cul­tu­ra demo­cra­ti­ca, del dirit­to allo stu­dio, del­la Costi­tu­zio­ne, fu fra i pri­mi a por­tar­la fra i ban­chi. Nomi­na­to dal Mini­stro De Mau­ro mem­bro del­la Com­mis­sio­ne per il rior­di­no dei cicli, fu defi­ni­to nel 2014 dal­lo stes­so Mat­teo Ren­zi pre­mier «uno di quei pic­co­li mae­stri che ha fat­to gran­de il nostro Pae­se». In quel­l’in­ter­vi­sta, l’an­zia­no «ami­co del­la scuo­la pub­bli­ca» già lamen­ta­va la fine di un’u­to­pia: il sogno di una scuo­la libera. 

Nar­del­la si è ispi­ra­to for­se a Mario Lodi con la sua ini­zia­ti­va per l’istituzione dell’Educazione alla Cit­ta­di­nan­za come disci­pli­na sepa­ra­ta e con voto auto­no­mo? Leg­gen­do la LIP, sem­bre­reb­be di no.

Nel­la leg­ge vi è una pre­mes­sa ora­to­ria che risa­le al lon­ta­no 1953: tro­va men­zio­ne l’«Educazione civi­ca» di Aldo Moro per valo­riz­za­re fina­li­tà for­ma­ti­ve e repub­bli­ca­ne, del­la scuo­la e del­la sua LIP. Si richia­ma il nes­so fra cit­ta­di­nan­za e ter­ri­to­rio. Si invi­ta­no i Comu­ni a fare la loro par­te, den­tro un pro­get­to demo­cra­ti­co-costi­tu­zio­na­le del­la socie­tà. Nobi­li inten­ti sul­la car­ta, tol­ti alcu­ni dub­bi su vaghez­ze lin­gui­sti­che: si pen­si al rife­ri­men­to a radi­ci e iden­ti­tà, che a pen­sar male ammic­ca­no pro­prio a quel biso­gno di “ter­ri­to­rio” e di “comu­ni­tà” su cui fan­no leva oppo­ste e sva­ria­te sirene.

Il pri­mo pro­ble­ma di ordi­ne gene­ra­le che incon­tra que­sta pro­po­sta è infat­ti l’impian­to ora­rio e cur­ri­co­la­re ad oggi vigen­te, ere­di­ta­to dal­la Rifor­ma Gel­mi­ni. Con la “Buo­na Scuo­la” e quan­do pote­va far­lo, il Par­ti­to Demo­cra­ti­co si è ben guar­da­to anche solo dal­lo scal­fi­re que­sto impian­to, nono­stan­te le pro­mes­se elet­to­ra­li e i leo­ni­ni assal­ti con­tro il cosid­det­to ber­lu­sco­ni­smo (Morat­ti, Aprea, Gel­mi­ni).

Si leg­ge infat­ti nel­la LIP del­l’AN­CI: «il mon­te ore neces­sa­rio (non infe­rio­re alle 33 ore annua­li) ove non si pre­ve­da una modi­fi­ca dei qua­dri ora­ri che aggiun­ga l’ora di edu­ca­zio­ne alla cit­ta­di­nan­za, dovrà esse­re rica­va­to rimo­du­lan­do gli ora­ri dal­le disci­pli­ne sto­ri­co-filo­so­fi­co-giu­ri­di­che» (art. 2), rin­vian­do di fat­to all’a­zio­ne di una Com­mis­sio­ne ad hoc pres­so il Miur «la deci­sio­ne di opta­re per unora di nuo­va isti­tu­zio­ne che si aggiun­ga in tut­ti o in alcu­ni cicli di istru­zio­ne e tipo­lo­gie di indi­riz­zo sco­la­sti­co, o per unora da rica­va­re nel­l’am­bi­to dei qua­dri ora­ri già esi­sten­ti» (art.3).

Que­sti rilie­vi basta­no ad evi­den­zia­re alcu­ne con­trad­di­zio­ni: di chia­rez­za, di con­si­sten­za, di coe­ren­za poli­ti­co-cul­tu­ra­le e didat­ti­co-meto­do­lo­gi­ca. Non abbia­mo l’ar­di­re di intro­dur­re il neo­fi­ta al fasci­no­so mon­do degli arti­co­la­ti del­la legi­sla­zio­ne sco­la­sti­ca, o al labi­rin­to qua­si mito­lo­gi­co del­l’at­tua­le situa­zio­ne nor­ma­ti­va. Sup­po­nia­mo pure che sia un lodia­no amo­re per la Costi­tu­zio­ne e per la scuo­la ad ani­ma­re il sin­da­co di Firen­ze e l’AN­CI: però vale la pena pro­va­re a spie­ga­re dove sono il peri­co­lo, le cri­ti­ci­tà, l’incon­clu­den­za. E, soprat­tut­to, dare qual­che infor­ma­zio­ne, affin­ché cia­scu­no pos­sa for­mu­la­re una pro­pria opi­nio­ne, per indi­vi­dua­re qual­che dub­bio, cioè un legit­ti­mo sospet­to.

Il pri­mo pas­so obbli­ga­to­rio per la dife­sa del­la scuo­la, del­la cul­tu­ra demo­cra­ti­ca, del­la per­so­na e del cit­ta­di­no, per la dife­sa del­la Costi­tu­zio­ne e del­la stes­sa “edu­ca­zio­ne alla cit­ta­di­nan­za” è infat­ti il seguen­te: la scuo­la non deve mai più esse­re espo­sta a dilet­tan­ti­smi e a dema­go­gia, per otte­ne­re vola­ti­li con­sen­si. La scuo­la non può e non deve mai più esse­re ‘usa­ta’: stu­den­ti, inse­gnan­ti, diri­gen­ti sco­la­sti­ci, geni­to­ri non sono car­ne da macel­lo – pre­sto dimen­ti­ca­ti nel­l’Ammaz­za­to­io post-elet­to­ra­le – frul­la­ti in ardi­ti­smi e indi­vi­dua­li­smi poli­ti­ci alla ricer­ca di pub­bli­ci­tà. Non si può cri­ti­ca­re il ‘popu­li­smo’ ed esse­re ‘popu­li­sti’. Non si può, sem­pre, costan­te­men­te, cie­ca­men­te, dimen­ti­ca­re one­stà intel­let­tua­le e buon sen­so, quan­do si par­la di scuo­la, cul­tu­ra, edu­ca­zio­ne, arte, sto­ria, scienza.

Pro­via­mo a rias­su­me­re con tre paro­le, nel meri­to: la LIP del­l’AN­CI è set­to­ria­le, ver­ti­ci­sti­ca, estem­po­ra­nea, in per­fet­ta linea con leg­gi e leg­gi­ne pio­vu­te dal­l’al­to sul siste­ma sco­la­sti­co in modo incoe­ren­te alme­no a par­ti­re dal 1997. Sono erro­ri già fat­ti, è bene non ripeterli.

Al momen­to esi­ste già l’inse­gna­men­to «Cit­ta­di­nan­za e Costi­tu­zio­ne» all’in­ter­no del­la disci­pli­na det­ta «Geo­sto­ria e Cit­ta­di­nan­za e Costi­tu­zio­ne», nel bien­nio del­le supe­rio­ri e negli altri cicli infe­rio­ri di scuo­la: le ore di sto­ria e geo­gra­fia sono sta­te com­ples­si­va­men­te com­pres­se e così accor­pa­te (Gel­mi­ni, 2009). Al trien­nio del­le supe­rio­ri si lavo­ra sul­la ‘cit­ta­di­nan­za’ soprat­tut­to all’in­ter­no del­la cat­te­dra di Ita­lia­no e sto­ria e/o Sto­ria e filo­so­fia e Dirit­to, nei qua­dri ora­ri con­sen­ti­ti per leg­ge (Gel­mi­ni, 2009).

Natu­ral­men­te l’in­se­gna­men­to si intrec­cia con una serie di ulte­rio­ri indi­ca­zio­ni e real­tà, non faci­li da coor­di­na­re e deco­di­fi­ca­re.

Ad esem­pio, l’in­se­gna­men­to dovreb­be intrec­ciar­si con le com­pe­ten­ze chia­ve e le com­pe­ten­ze di cit­ta­di­nan­za (Euro­pa) a carat­te­re tra­sver­sa­le (inter o trans-disci­pli­na­re). Per il trien­nio va tenu­ta pre­sen­te anche la «Gui­da ope­ra­ti­va» per l’Alter­nan­za Scuo­la Lavo­ro e le pri­me indi­ca­zio­ni sul­la rifor­ma del­l’esa­me di Sta­to, che è anco­ra inde­ter­mi­na­ta. Fra gli “obiet­ti­vi” del­la Buo­na scuo­la sono ovvia­men­te pre­sen­ti i richia­mi al con­cet­to di cit­ta­di­nan­za: il ritua­le si ripe­te da anni, un po’ ipo­cri­ta, un po’ fari­sai­co. A ciò si aggiun­ga il «voto di com­por­ta­men­to» sem­pre intro­dot­to dal­la Gel­mi­ni, né toc­ca­to né chia­ri­to dal­la 107, che vie­ne a sua vol­ta varia­men­te agi­to sul­la base di spun­ti lega­ti alle più diver­se atti­vi­tà e decli­na­zio­ni di cit­ta­di­nan­za. La Buo­na scuo­la, s’è det­to, non ha toc­ca­to in alcun modo l’im­pian­to Gel­mi­ni ma vi si è sem­pli­ce­men­te sovrap­po­sta, aggra­van­do il quadro.

Quan­to rife­ri­to è solo un accen­no alla real­tà, il cui qua­dro è già impe­gna­ti­vo non­ché con­fu­so. Si intrec­cia­no spin­te e inter­pre­ta­zio­ni varie e opa­che: for­se solo ora il pro­ble­ma, gra­zie all’im­pe­gno degli ope­ra­to­ri e non cer­to gra­zie alla Buo­na scuo­la o alla Gel­mi­ni, comin­cia a tro­va­re i pri­mi approc­ci inter­di­sci­pli­na­ri e/o di inte­gra­zio­ne all’in­ter­no di una pro­spet­ti­va di cur­ri­co­lo ver­ti­ca­le.

Se si lascia l’im­pian­to del­la Rifor­ma Gel­mi­ni, rica­va­re «Edu­ca­zio­ne alla Cit­ta­di­nan­za» in quan­to disci­pli­na auto­no­ma dal­le quo­te ora­rie del­le disci­pli­ne sto­ri­co-let­te­ra­rie, filo­so­fi­che o giu­ri­di­che espo­ne per­tan­to a seri rischi.

Pro­du­ce in pri­mo luo­go fram­men­ta­zio­ne e seg­men­ta­zio­ne aggiun­ti­ve degli inse­gna­men­ti, con pro­ba­bi­li nuo­vi ‘obbli­ghi’ buro­cra­ti­ci per inse­gnan­ti e stu­den­ti, con­fu­sio­ni e distor­sio­ni appli­ca­ti­ve: ambi­gui­tà, inol­tre, sul­lo ‘sta­tu­to’ del­la disci­pli­na, tut­to da sta­bi­li­re, oscil­lan­te fra sto­ria, tema­ti­che valo­ria­li e dirit­to. Il pro­ble­ma infat­ti esi­ste da tem­po e non è di faci­le solu­zio­ne: ovve­ro quel­lo degli sta­tu­ti disci­pli­na­ri e del rap­por­to con le fasi evo­lu­ti­ve per cui si pro­po­ne l’in­se­gna­men­to. La solu­zio­ne è par­ti­co­lar­men­te dif­fi­ci­le den­tro un siste­ma che al momen­to taglia le gam­be ad ogni for­ma di spe­ri­men­ta­zio­ne meto­do­lo­gi­ca, orga­niz­za­ti­va, didat­ti­ca e valu­ta­ti­va, di fat­to e di dirit­to; ‘siste­ma’ che, d’al­tra par­te, con­ti­nua a rilan­cia­re obiet­ti­vi di ogni sor­ta sen­za una visio­ne d’insieme.

In secon­do luo­go c’è un ele­men­to peda­go­gi­co-didat­ti­co, a pre­scin­de­re: rica­va­re quo­te ora­rie con voto auto­no­mo dal­le disci­pli­ne sto­ri­co let­te­ra­rie, filo­so­fi­che o giu­ri­di­che, signi­fi­ca pena­liz­za­re anco­ra una vol­ta le cosid­det­te mate­rie uma­ni­sti­che, pro­prio nel­la loro valen­za sto­ri­co-cul­tu­ra­le, stra­te­gi­ca, cri­ti­ca e di soste­gno all’in­te­ro bloc­co for­ma­ti­vo. Il dan­no com­ples­si­vo si rea­liz­za in ter­mi­ni quan­ti­ta­ti­vi, data la seg­men­ta­zio­ne pro­spet­ta­ta nel­la LIP. Ma può rea­liz­zar­si anche in ter­mi­ni qua­li­ta­ti­vi: nono­stan­te e in vir­tù del disa­gio del siste­ma, è urgen­te met­te­re in costan­te rela­zio­ne l’inte­ro cor­po del­le disci­pli­ne cur­ri­co­la­ri attra­ver­so atti­vi­tà inter­di­sci­pli­na­ri libe­ra­men­te, rea­li­sti­ca­men­te e sere­na­men­te pro­get­ta­te: atti­vi­tà che coin­vol­ga­no tut­ti gli inse­gna­men­ti (area uma­ni­sti­ca, area scien­ti­fi­ca, area tec­ni­co-scien­ti­fi­ca ecc.).

L’i­sti­tu­zio­ne di una enne­si­ma Com­mis­sio­ne che rifor­mu­li e in teo­ria decli­ni «obiet­ti­vi di appren­di­men­to» non pare costi­tui­re garan­zia per l’at­tua­zio­ne dei pro­po­si­ti ‘costi­tu­zio­na­li’. Non pare pro­ba­bi­le, sul­la base del­le pre­gres­se espe­rien­ze e se si cono­sce la miria­de di «obiet­ti­vi» già pre­scrit­ti nei mol­te­pli­ci docu­men­ti nor­ma­ti­vi cui abbia­mo allu­so: si veda l’art. 3 del­la LIP nar­del­lia­na e la mes­se ple­to­ri­ca dei com­pi­ti pro­gram­ma­ti­ci che tale Com­mis­sio­ne dovreb­be anco­ra rea­liz­za­re, aggiun­ge­re, declinare.

Le «Indi­ca­zio­ni nazio­na­li per il cur­ri­co­lo» (gel­mi­nia­ne), ad esem­pio, sono un altro docu­men­to cru­cia­le che par­la già di nume­ro­si obiet­ti­vi di appren­di­men­to e com­pe­ten­ze asso­cia­te — disci­pli­na­ri, inter­di­sci­pli­na­ri, tra­sver­sa­li. Le Indi­ca­zio­ni costi­tui­sco­no l’at­tua­le cuo­re del cur­ri­co­lo del­la scuo­la ita­lia­na: non sem­pre tut­ta­via sono in coe­ren­za con gli stes­si (rigi­di) qua­dri ora­ri del­la Rifor­ma Gel­mi­ni, con i suoi stes­si «Profi­li in usci­ta» a con­clu­sio­ne del Ciclo supe­rio­re; e nep­pu­re del tut­to coe­ren­ti con il pre­ce­den­te docu­men­to sul­le com­pe­ten­ze fina­li per la con­clu­sio­ne del­la scuo­la del­l’ob­bli­go (Bien­nio supe­rio­re, Mini­stro Fio­ro­ni, «Assi cul­tu­ra­li», e appun­to «Com­pe­ten­ze chia­ve e di cit­ta­di­nan­za» euro­pee ivi richia­ma­te). Le Indi­ca­zio­ni per il cur­ri­co­lo quin­di non aiu­ta­no molto

Il con­cet­to di cur­ri­co­lo è sta­to inol­tre accan­to­na­to in nume­ro­si Isti­tu­ti e spes­so tra­dot­to come mero pro­gram­ma, sem­pre più vasto, fra­zio­na­to, dinoc­co­la­to e impo­sto (a inse­gnan­ti, geni­to­ri e stu­den­ti): accet­ta­to solo per sfi­ni­men­to, se è con­ces­sa una bat­tu­ta di spi­ri­to. L’e­len­co potreb­be proseguire

Que­sta bizan­ti­na, cri­ti­ca e poco intel­li­gi­bi­le real­tà è deter­mi­na­ta da vari fat­to­ri, come ovvio: sto­ri­ci, eco­no­mi­ci, socia­li, e cul­tu­ra­li di più ampia por­ta­ta. Ma sopra ogni cosa que­sta real­tà si è deter­mi­na­ta in Ita­lia pro­prio in vir­tù del­la pras­si, emi­nen­te­men­te poli­ti­ca, del bri­co­la­ge nor­ma­ti­vo e del­la stra­ti­fi­ca­zio­ne schi­zo­fre­ni­ca, a trat­ti sor­pren­den­te e al di là di ogni imma­gi­na­zio­ne. L’inse­ri­men­to di un nuo­vo inse­gna­men­to cui adat­tar­si e cui far fron­te non è cer­to di aiu­to in que­sto con­te­sto. Se pro­prio si vuo­le riflet­te­re su mate­rie e inse­gna­men­ti da intro­dur­re, sareb­be mol­to più inte­res­san­te avvia­re un dibat­ti­to serio sul­l’in­tro­du­zio­ne del Dirit­to in tut­ti gli indi­riz­zi del­le scuo­le supe­rio­ri: più ogget­ti­va­bi­le, valu­ta­bi­le, meno espo­sto ad ope­ra­zio­ni mani­po­la­to­rie che con la Costi­tu­zio­ne han­no poco a che vedere.

La pra­ti­ca di ‘intro­dur­re nuo­ve mate­rie’ dal­l’al­to, indi­pen­den­te­men­te da risor­se, da rifles­sio­ni più ampie e da un mini­mo di coe­ren­za intel­let­tua­le, orga­niz­za­ti­va e cul­tu­ra­le, è in ogni caso vec­chis­si­ma in que­sto Pae­se. È par­te inte­gran­te di quel­la pras­si poli­ti­ca super­fi­cia­le e stru­men­ta­le che è fra le prin­ci­pa­li cau­se del­le dif­fi­col­tà del siste­ma sco­la­sti­co italiano.

Le nuo­ve pro­po­ste del nuo­vo PD dei ter­ri­to­ri’ (del­la LIP pro­mos­sa dal­l’ANCI) non si disco­sta­no da que­sta nobi­le tra­di­zio­ne: ver­ti­ci­sti­ca, set­to­ria­le ed estem­po­ra­nea, l’en­ne­si­mo intem­pe­sti­vo inter­ven­to scoor­di­na­to su qua­dri ora­ri, situa­zio­ni e vin­co­li didat­ti­co-orga­niz­za­ti­vi, eco­no­mi­ci e peda­go­gi­co-cul­tu­ra­li già scoor­di­na­ti e frazionati.

Sono erro­ri già fat­ti, si è det­to, ed è bene non ripeterli. 

Ricor­dia­mo al sin­da­co Nar­del­la che ci sono pro­ble­mi di ran­go supe­rio­re da affron­ta­re per difen­de­re la cul­tu­ra, le isti­tu­zio­ni e la Costi­tu­zio­ne demo­cra­ti­ca: mol­ti pur­trop­po cau­sa­ti dal­la Buo­na scuo­la, pre­ci­pi­ta­to chi­mi­co del­la dise­du­ca­ti­va chiac­chie­ra buro­cra­ti­co-slo­ga­ni­sti­ca, effi­cien­ti­sti­ca, musco­la­re e ago­ni­sti­ca che tan­to sem­bra aver fat­to brec­cia nel­la poli­ti­ca con­tem­po­ra­nea. Ad onor del vero, non pare nep­pu­re così ele­gan­te, da par­te loro, sco­mo­da­re il nome di Aldo Moro per dar lustro al rin­ver­di­to e improv­vi­so spi­ri­to civi­co-demo­cra­ti­co del Par­ti­to Democratico.

Mario Lodi, poco pri­ma di mori­re, dis­se: «L’Ita­lia è un dise­gno incom­piu­to. Non è nato il popo­lo che vole­va­mo rie­du­ca­re, così come non è nata la scuo­la che ave­va­mo in men­te. Se mi vol­to indie­tro, se pen­so al nostro lavo­ro di quei decen­ni, mi sem­bra tut­to vani­fi­ca­to. Oggi è pre­val­sa la scuo­la tra­di­zio­na­le, un model­lo com­pe­ti­ti­vo che som­mi­ni­stra nozio­ni e dà la linea». Insom­ma, seguen­do la cele­bre sto­ria del­l’uc­cel­li­no Cipì, sco­per­to il Mon­do sia­mo cadu­ti nel «buco fon­do e nero», ma rima­nia­mo anco­ra pri­gio­nie­ri: «- Com’è cari­no, lo met­tia­mo in gab­bia? — No, leghia­mo­gli il filo alla zam­pa – dis­se­ro i bambini…E Cipì intan­to sof­fri­va: a momen­ti non ricor­da­va più nul­la e chiu­de­va gli occhi come se stes­se per mori­re. La sua mam­ma intan­to vola­va intor­no alla casa del­l’Uo­mo e chia­ma­va: — Cipì, sono qui! Sono qui! — Ma Cipì non la sen­ti­va, per­ché fra le mani dei due bam­bi­ni ne pas­sa­va di tut­ti i colo­ri: lo chiu­se­ro in gab­bia, lo ingoz­za­ro­no di boc­co­ni gial­li per­ché cre­de­va­no pian­ges­se per fame, gli lega­ro­no un filo alla zam­pa, lo fece­ro cor­re­re nel cor­ti­le e ogni vol­ta che Cipì spic­ca­va il volo e cade­va in ter­ra i bam­bi­ni ride­va­no» (Mario Lodi e i suoi ragaz­zi, Cipì, Einau­di Ragaz­zi, 1972).

La que­stio­ne del­la Cit­ta­di­nan­za, del­la Costi­tu­zio­ne e del­la Scuo­la è una cosa mol­to seria, è un pro­fon­do impe­gno: lo può inse­gna­re anche una vec­chia favo­la sul­la ricer­ca del­la liber­tà, al di là del­le fine­stre di una scuo­la di campagna.

Daf­ne Murè, Comi­ta­to Scuo­la di Pos­si­bi­le[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne possibili. 

Nature Restoration Law: stavolta ha vinto la Terra!

È un momen­to sto­ri­co: oggi l’Europa ren­de leg­ge il ripri­sti­no del­la natu­ra, e defi­ni­sce la dire­zio­ne che il nostro con­ti­nen­te segui­rà per ridar­le spa­zio. La que­stio­ne non è edo­ni­sti­ca, e nem­me­no intel­let­tua­le: si trat­ta di per­met­te­re che gli eco­si­ste­mi, come i fiu­mi o le zone umi­de, ter­re col­ti­va­te e fore­ste, tor­ni­no gra­dual­men­te in una con­di­zio­ne di equi­li­brio per con­ti­nua­re a tra­sfor­ma­re la mate­ria, per ren­de­re, cioè, la bio­sfe­ra vivi­bi­le anche per noi.

Firenze, una cosa è certa: non si è trattato di un errore umano

Nel­l’at­te­sa di rice­ve­re noti­zie chia­re e cir­co­stan­zia­te sul­la dina­mi­ca di quan­to avve­nu­to in via Mari­ti a Firen­ze, una cosa si deve dire: non si è trat­ta­to di un erro­re umano.

E que­sto, nono­stan­te le insi­nua­zio­ni dei tito­li dei gior­na­li, arri­va­te appe­na pas­sa­to lo shock ini­zia­le, è neces­sa­rio dir­lo con chiarezza.