Ma Civati sbaglia: la fiducia sul Rosatellum è un atto degno. Degno di loro

Gli stessi parlamentari eletti e divenuti maggioranza in virtù di una legge incostituzionale, approvarono un’altra legge elettorale con la forza dei numeri, prima di vedersela, come la precedente, cassata dalla Consulta.
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«Dopo la riunione di maggioranza ho telefonato al premier Paolo Gentiloni riferendo che la valutazione della maggioranza sarebbe che è opportuna la fiducia perché il testo è frutto di un faticoso equilibrio tra maggioranza e opposizione e sottoporlo ai voti segreti metterebbe in difficoltà il complesso del testo». Così il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato.

Le parole del deputato che dà il nome alla proposta di legge elettorale sono un concentrato di confusione. Dice che il testo è il frutto di un faticoso equilibrio fra maggioranza e minoranza, però dimentica di dire che la parte più grossa di questa, il M5S, non è ricompreso nel patto, anzi, pare volutamente escluso. Inoltre, quello stesso equilibrio fra chi sostiene il governo e chi, almeno a parole, vi si oppone, lo si vuol far passare con un atto d’imperio dei soli primi, a meno di non immaginare che pure i secondi votino la fiducia, smettendo così, anche nella forma, di essere opposizione. Infine, chiede la questione di fiducia alla Camera, dove il partito del cui gruppo è egli stesso presidente è maggioranza praticamente da solo, temendo il voto segreto, nei fatti, dando per scontato che nemmeno i suoi la voterebbero, senza il ricatto della caduta del Governo. Nulla di nuovo, verrebbe da dire: la fiducia sulla legge elettorale l’abbiamo già vista. E non sto parlando del Ventennio o degli albori della Repubblica, sto parlando di un paio di anni fa, quando gli stessi parlamentari eletti e divenuti maggioranza in virtù di una legge incostituzionale, ne approvarono un’altra con la forza dei numeri, prima di vedersela, come la precedente, cassata dalla Consulta.

Ecco perché Civati sbaglia nel definire la richiesta e la probabile concessione del voto di fiducia sul Rosatellum «una vergogna, un atto indegno». Dopotutto, lo ammette lo stesso segretario di Possibile, quando spiega che, così facendo, Gentiloni farebbe «come Renzi con l’Italicum; mettere la fiducia su una legge elettorale con evidenti profili di incostituzionalità».

No, Pippo: la fiducia sulla legge elettorale è purtroppo un atto degno. Degno di loro, ovviamente.

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