Le sette spine più velenose del Rosatellum

In mezzo a quel Rosatellum ci sono tante spine. Almeno sette.
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In mezzo a quel Rosatellum ci sono tante spine. Almeno sette.

1. Le coalizioni di comodo
La legge reintroduce le coalizioni che erano previste dal Porcellum e non sono previste in nessuna legge elettorale d’Europa. In effetti, se più liste hanno lo stesso programma non si comprende bene perché dovrebbero presentarsi in concorrenza; se ne hanno diversi, non si capisce perché dovrebbero correre insieme: per attuare quale programma? Il Rosatellum prevede programmi e leader diversi per le diverse liste concorrenti: quale programma sarebbe attuato da questa “coalizione” in caso di vittoria? O magari farebbero – come già accaduto in questa legislatura – tutt’altro, semmai anche alleandosi con chi in coalizione non era? Ma allora a che servono le coalizioni? Sono solo l’ennesima truffa agli elettori?

2. Il blocco esterno
Questo ancora non si era visto: con un solo voto “all inclusive” l’elettore deve prendersi un candidato nell’uninominale (eletto con sistema maggioritario) e un grappolone di candidati di liste e listine collegate (la coalizione, appunto), senza poter scegliere. Il candidato più visibile sarà quello nell’uninominale e molti votando per lui o lei, penseranno – come sarebbe logico – di avere votato (solo) per lui o lei, mentre invece hanno votato (a loro insaputa?) anche per gli altri 12, 16, 20, ecc.

3. Il blocco interno
L’altro blocco è interno alla lista, o – se vogliamo – al listone di listine, perché è vero che ogni lista presenta fino a 4 candidati bloccati (senza nessuna possibilità per l’elettore di cambiare l’ordine scelto dal partito) ma è anche vero che questa è collegata al candidato all’uninominale e eventualmente ad altre liste, per un totale di 13 (con 3 liste, 17 (con 4 liste), 21 (con 5 liste) o 25 (con 6 liste) candidati. Tutti bloccati. Certo l’elettore può diminuire il blocco votando una sola delle liste e quindi “solo” 5 candidati (i 4 in lista e quello del collegio uninominale) ma questo non sarà né frequente né chiaro (infatti hanno messo – davvero – le “istruzioni” sulla scheda: ma chi leggerà le istruzioni? E se uno ha dubbi in merito a queste? Blocca il seggio? Siamo seri…).

4. Le candidature plurime
Rimane la possibilità di candidarsi anche in 5 collegi, per rischiare il meno possibile. Ma in questo modo l’elettore non può capire bene chi sta votando. Se voto nel collegio A il candidato X, che si presenta anche nei collegi B, C, D ed E, chi mi dice che poi sia proprio il mio collegio quello in cui sarà effettivamente eletto? Se è eletto in altro collegio nel mio ci sarà uno slittamento che non posso prevedere.

5. Le liste civetta
Altro capolavoro della legge è quello di prevedere che le liste dell’1%, pur rimanendo fuori dal Parlamento portano voti alla coalizione, che così potrà avvantaggiarsi di varie listine, magari “civiche”, ora molto in voga (a destra, a sinistra, al centro, tanto per dare una “mano di fresco” a chi spesso ha girato già tre o quattro partiti) o tematiche (che spaziano su tutto, dagli animali all’Europa, passando per la caccia e pesca, i pensionati, ecc.), facendo largo alla fantasia e magari strumentalizzando anche temi (come quello della federazione europea) ai quali dovrebbero essere date risposte serie nell’ambito di un programma più completo.

6. Un voto difficile da comprendere
Per quanto detto ai punti precedenti difficilmente l’elettore può comprendere chi davvero sta votando, tranne probabilmente i candidati all’uninominale, che però sono un terzo del totale. E le “istruzioni” sulla scheda, altro caso unico al mondo, a quanto risulta (chissà se ce le copieranno come dovevano fare con l’Italicum), anche al netto della loro opportunità, non saranno sufficienti a fare chiarezza.

7. Un proporzionale che non rappresenta e un maggioritario che non stabilizza
Il difetto è comunque anzitutto di sistema. Il Rosatellum è un sistema misto: proporzionale (circa 2/3) e maggioritario (circa 1/3). I sistemi misti sono normalmente utilizzati per coniugare rappresentanza e governabilità. In questa legge la scarsa quota maggioritaria non riesce ad agevolare significativamente la governabilità mentre le modalità di espressione del voto nella parte proporzionale non consentono adeguatamente la rappresentanza.

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