Bombardamenti ad Aleppo: il nostro appello per la costituzione di zone sicure

Di fronte all'orrore dei bombardamenti ad Aleppo chiediamo a gran voce che le infrastrutture, come ospedali, scuole e alcuni centri abitati non vengano presi di mira. Questo creerebbe dei luoghi sicuri dove la gente si potrebbe riparare dai bombardamenti indiscriminati.

«La not­te, men­tre dor­mi, non sai mai se una bom­ba col­pi­rà casa tua. Met­ti in con­to che ti potre­sti risve­glia­re sot­to le mace­rie. Ogni mat­ti­na, poi, mi ritro­vo con i ragaz­zi del­la stra­da dove vivo. Bevia­mo il caf­fè e ci infor­mia­mo l’un l’altro sugli ami­ci e i fami­glia­ri per sape­re se qual­cu­no è mor­to nel­la not­te, sot­to un raid aereo, se gli altri sono sta­ti rispar­mia­ti. L’u­ma­ni­tà è fini­ta ad Alep­po: vedia­mo mori­re una cin­quan­ti­na di per­so­ne al gior­no e ci sia­mo abi­tua­ti» è quan­to mi ha rac­con­ta­to Assad You­nes, gio­va­ne alep­pi­no che ha scel­to di rima­ne­re nel­la cit­tà siria­na, nono­stan­te i con­ti­nui bom­bar­da­men­ti del­l’a­via­zio­ne rus­sa e siria­na. Da anni è sta­to chie­sto da più par­ti che la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le, in un’ot­ti­ca di de-esca­la­tion del con­flit­to e di sal­va­guar­dia dei civi­li, impo­nes­se una “No fly zone” sui cie­li siria­ni, per limi­ta­re le per­di­te di vite uma­ne. Que­sta pro­po­sta è sta­ta inter­pre­ta­ta da alcu­ni come il pri­mo pas­so per legit­ti­ma­re un inter­ven­to mili­ta­re este­ro nel con­flit­to siria­no, cosa di fat­to acca­du­ta diret­ta­men­te (con l’in­ter­ven­to del­l’a­via­zio­ne rus­sa che mar­tel­la mol­te loca­li­tà siria­ne, fra le qua­li Alep­po e Idlib) e indi­ret­ta­men­te (con il coin­vol­gi­men­to di mol­te poten­ze mon­dia­li o regio­na­li che han­no sup­por­ta­to mili­zie o invia­to com­bat­ten­ti).

Solo fra ago­sto e luglio, sono sta­te alme­no sei le strut­tu­re ospe­da­lie­re ad Alep­po col­pi­te dai bom­bar­da­men­ti aerei rus­si e siria­ni. L’u­so di bom­be a grap­po­lo, bar­rel bomb o al napalm è ampia­men­te docu­men­ta­to. Il 22 di ago­sto, sul sito Midd­le East Eye è appar­sa una let­te­ra fir­ma­ta dal­le “don­ne di Dara­ya”, sob­bor­go di Dama­sco, in cui rac­con­ta­va­no la quo­ti­dia­ni­tà del­l’as­se­dio al qua­le loro, e cir­ca 8000 per­so­ne, sono sta­te sot­to­po­ste per oltre 1360 gior­ni, fino al 26 d’a­go­sto, data in cui è sta­to rag­giun­to un accor­do per l’e­va­cua­zio­ne di tut­ta la popo­la­zio­ne e dei com­bat­ten­ti ver­so Idlib, loca­li­tà al Nord del­la Siria sot­to costan­te bom­bar­da­men­to aereo. «L’11 ago­sto – scri­vo­no le don­ne di Dara­ya – sono comin­cia­ti i bom­bar­da­men­ti e alme­no 40 ordi­gni al napalm han­no col­pi­to le zone resi­den­zia­li. Il bom­bar­da­men­to ha distrut­to uno scan­ti­na­to pie­no di legno, uti­liz­za­to dal­la fami­glia di Umm Mah­moud come ripo­sti­glio e rifu­gio anti­ae­reo. Ogni cosa all’in­ter­no è sta­ta pol­ve­riz­za­ta — Umm Mah­moud è riu­sci­ta a scam­pa­re sal­van­do­si. (…) Noi chie­dia­mo che l’O­nu e il Con­si­glio per i dirit­ti uma­ni inter­ven­ga­no imme­dia­ta­men­te per fer­ma­re i cri­mi­ni di guer­ra che il regi­me sta per­pe­tran­do con­tro la nostra cit­tà: essi inclu­do­no i bom­bar­da­men­ti con bar­rel bombs e l’u­so del napalm che cau­sa­no dan­ni mate­ria­li, orri­bi­li feri­te fisi­che e il ter­ro­re psi­co­lo­gi­co per noi e i nostri figli», con­clu­de­va la let­te­ra del­le don­ne di Dara­ya, in un estre­mo ten­ta­ti­vo di appel­lar­si a una comu­ni­tà inter­na­zio­na­le che non avreb­be rispo­sto.

Per que­sto, è impor­tan­te agi­re ora, nel­l’ot­ti­ca di dare un segna­le ai siria­ni che le cose non con­ti­nue­ran­no ad anda­re di male in peg­gio. Se non è pos­si­bi­le per la comu­ni­tà civi­le e poli­ti­ca inter­na­zio­na­le, a comin­cia­re dal­l’U­nio­ne Euro­pea o dai par­la­men­ta­ri ita­lia­ni a cui que­sto appel­lo è rivol­to, spin­ge­re per l’at­tua­zio­ne di una no fly zone, è inve­ce pos­si­bi­le chie­de­re a gran voce che le infra­strut­tu­re, come ospe­da­li, scuo­le e alcu­ni cen­tri abi­ta­ti non ven­ga­no pre­si di mira dai bom­bar­da­men­ti aerei. Que­sto cree­reb­be dei luo­ghi sicu­ri dove la gen­te si potreb­be ripa­ra­re dai bom­bar­da­men­ti indi­scri­mi­na­ti.

Sta a tut­ti noi dimo­stra­re che l’u­ma­ni­tà può risor­ge­re, a comin­cia­re da Alep­po.

Sha­dy Hama­di, scrit­to­re

Giu­sep­pe Civa­ti, depu­ta­to e segre­ta­rio di Pos­si­bi­le

Elly Schlein, par­la­men­ta­re euro­pea, Pos­si­bi­le

Giu­lio Caval­li, atto­re e scrit­to­re

Ales­san­dro Gass­man, atto­re

Miche­la Mur­gia, scrit­tri­ce

Giu­si Nico­li­ni, sin­da­ca di Lam­pe­du­sa

Gian­ni Bion­dil­lo, scrit­to­re

Ales­san­dro Gilio­li, gior­na­li­sta

Anto­nio Ingro­ia, avvo­ca­to, ex magi­stra­to

Cisco, can­tau­to­re

Iva­no Mare­scot­ti, atto­re

Giu­sep­pe Cat­toz­zel­la, scrit­to­re

Alex Cor­laz­zo­li, gior­na­li­sta e mae­stro

Euge­nio Finar­di, can­tau­to­re

Andrea Riscas­si, gior­na­li­sta

Gio­van­ni Impa­sta­to, atti­vi­sta anti­ma­fia

Gio­van­ni Tizian, gior­na­li­sta

Fran­ce­sco Bac­ci­ni, can­tau­to­re

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