Appello: il caporalato uccide. L’indifferenza pure.

Facciamo appello ad associazioni, sindacati, persone e organizzazioni che ogni giorno vivono e combattono la violazione di diritti umani, le mafie, il caporalato, la tratta e ne sopportano il peso, vedendo calare ogni anno l’indice di dignità e legalità, dunque di democrazia del Paese.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Ade­ria­mo con con­vin­zio­ne all’ap­pel­lo pro­mos­so da Bru­no Gior­da­no, magi­stra­to pres­so la cor­te di cas­sa­zio­ne, e Mar­co Omiz­zo­lo, socio­lo­go, che rilan­cia­mo e invi­tia­mo a firmare:

Anco­ra una stra­ge di lavo­ra­to­ri, schiac­cia­ti non solo da lamie­re accar­toc­cia­te sul­le stra­de ita­lia­ne dopo aver rac­col­to pomo­do­ri per due euro l’ora ma dal­lo sfrut­ta­men­to da par­te di padro­ni, padri­ni e sfrut­ta­to­ri vari. Sono lavo­ra­to­ri ucci­si dal biso­gno, dal­la dispe­ra­zio­ne, da un lavo­ro lascia­to trop­po spes­so nel­le mani del mer­ca­to cri­mi­na­le e dall’indifferenza. Ma anche dal­le lacri­me di coc­co­dril­lo di chi dopo ogni stra­ge invo­ca con­trol­li e (contro)riforme sal­vo ripre­ci­pi­ta­re nell’oblio dopo pochi gior­ni, per poi ripar­lar­ne alla stra­ge suc­ces­si­va, dimen­ti­can­do che nel nostro Pae­se vi è un mor­to sul lavo­ro ogni otto ore e due mila infor­tu­na­ti al gior­no: quin­di ogni gior­no è stra­ge. E ogni gior­no aumen­ta la respon­sa­bi­li­tà di chi non vede, non sen­te, ma par­la  quan­do si con­ta­no i mor­ti. Solo nell’agricoltura sono 430 mila i lavo­ra­to­ri e le lavo­ra­tri­ci sfrut­ta­ti, di cui 130 mila in con­di­zio­ni para­schia­vi­sti­che. E poi c’è l’edilizia, i tra­spor­ti, i ser­vi­zi etc.

Per que­sto non fac­cia­mo appel­lo alle Isti­tu­zio­ni le qua­li cono­sco­no i loro dove­ri e se non li adem­pio­no ne rispon­de­ran­no davan­ti a chi demo­cra­ti­ca­men­te li giu­di­ca e con­trol­la. Voglia­mo inve­ce rivol­ger­ci a uomi­ni e don­ne di buo­na volon­tà che non voglio­no chiu­de­re gli occhi davan­ti a un pro­dot­to sot­to­co­sto sul ban­co di un super­mer­ca­to, die­tro il qua­le c’è una filie­ra che ini­zia con il san­gue di dispe­ra­ti, migran­ti e ita­lia­ni. Chi pro­du­ce, ven­de, com­pra, usa un tale pro­dot­to è l’altro capo del­lo sfrut­ta­men­to. E non può più rima­ne­re indifferente.

Fac­cia­mo appel­lo ad asso­cia­zio­ni, sin­da­ca­ti, per­so­ne e orga­niz­za­zio­ni che ogni gior­no vivo­no e com­bat­to­no la vio­la­zio­ne di dirit­ti uma­ni, le mafie, il capo­ra­la­to, la trat­ta e ne sop­por­ta­no il peso, veden­do cala­re ogni anno l’indice di digni­tà e lega­li­tà, dun­que di demo­cra­zia del Paese.

Non ci stan­che­re­mo di ripe­te­re che lo sfrut­ta­men­to del lavo­ro, il con­trol­lo del ter­ri­to­rio e l’umiliazione del­la per­so­na sono il ter­re­no in cui nasco­no e cre­sco­no le mafie. Così come con­tro le mafie, non basta chie­de­re che tut­te le isti­tu­zio­ni fac­cia­no la loro par­te, ma è neces­sa­rio che cia­scu­no di noi apra gli occhi e com­bat­ta col­let­ti­va­men­te per­ché i dirit­ti non ven­ga­no dopo i prez­zi, le per­so­ne dopo i pro­dot­ti, gli inte­res­si eco­no­mi­ci cri­mi­na­li e ille­ga­li pri­ma del lavo­ro legale.

A que­sto appel­lo, con idee e fat­ti,  si può ade­ri­re scri­ven­do a [email protected]

Bru­no Gior­da­no, magi­stra­to pres­so la cor­te di cassazione
Mar­co Omiz­zo­lo, socio­lo­go[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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