Apatici e disinteressati? C’è una generazione che protesta

"Una generazione disinteressata, apatica, tutta concentrata sugli smartphone e incapace di scendere in piazza per difendere i propri diritti.” Sono queste le frasi che giorno dopo giorno sentiamo per descrivere la nostra generazione.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]“Una gene­ra­zio­ne disin­te­res­sa­ta, apa­ti­ca, tut­ta con­cen­tra­ta sugli smart­pho­ne e inca­pa­ce di scen­de­re in piaz­za per difen­de­re i pro­pri dirit­ti.” Sono que­ste le fra­si che gior­no dopo gior­no sen­tia­mo per descri­ve­re la nostra gene­ra­zio­ne. Eppu­re, nono­stan­te si fac­cia di tut­to per nascon­der­ci e mor­ti­fi­car­ci, sia­mo gio­va­ni capa­ci di appas­sio­nar­si, mobi­li­tar­si, alza­re la voce e lot­ta­re. Lo dimo­stra­no le miglia­ia di stu­den­ti e stu­den­tes­se sce­se in piaz­za in tut­ta Ita­lia il 16 novem­bre al gri­do di “Giù la masche­ra: non è que­sto il cam­bia­men­to!”. Una mobi­li­ta­zio­ne con­tro la fal­sa pro­pa­gan­da del gover­no, che si pre­sen­ta come por­ta­to­re di cam­bia­men­to e inve­ce ope­ra con­ti­nui tagli di milio­ni di euro alla scuo­la. Piaz­ze pie­ne di ragaz­zi e ragaz­ze pron­ti ad impe­gnar­si per crea­re una scuo­la inclu­si­va, acco­glien­te e sicu­ra, che sia dav­ve­ro una comu­ni­tà educante.

C’è una gene­ra­zio­ne capa­ce di pren­de­re posi­zio­ne con­tro le poli­ti­che di que­sto gover­no. Sono sei ad oggi i licei che sono sta­ti occu­pa­ti a Roma, con azio­ni poten­ti e impor­tan­ti pre­sen­ta­te da comu­ni­ca­ti che dimo­stra­no l’attenzione di noi gio­va­ni al futu­ro del nostro Pae­se. Occu­pa­zio­ni con­tro le poli­ti­che eco­no­mi­che e socia­li, che accre­sco­no le disu­gua­glian­ze anzi­ché abbat­ter­le, con­tro scel­te disu­ma­ne che mina­no il prin­ci­pio di acco­glien­za e soli­da­rie­tà e con­tro l’ipocrisia del pro­get­to “scuo­le sicu­re”: il con­trol­lo mili­ta­re degli stu­den­ti come sino­ni­mo di sicu­rez­za, a fron­te di sof­fit­ti e cor­ni­ci che crollano.

Da ven­ti anni gli stes­si che ci accu­sa­no di non saper difen­de­re i nostri dirit­ti ci ripe­to­no inces­san­te­men­te che nul­la può cam­bia­re e che i poli­ti­ci sono tut­ti ugua­li. Un’operazione len­ta ma ine­so­ra­bi­le di allon­ta­na­men­to dal­la par­te­ci­pa­zio­ne, che noi di Pos­si­bi­le voglia­mo fer­ma­re. Sia­mo al fian­co dei ragaz­zi mobi­li­ta­ti­si il 16 novem­bre e di tut­ti colo­ro che han­no scel­to di occu­pa­re le loro scuo­le per lan­cia­re un mes­sag­gio poten­tis­si­mo che non può esse­re perso.

Noi ci sia­mo, con­vin­ti che la scuo­la sia il mez­zo per costrui­re una socie­tà più equa.

Scri­ve­te­ci, con­tat­ta­te­ci, con­di­vi­de­te le vostre idee e i vostri sogni: “le cose si cam­bia­no cam­bian­do­le”, assieme.

Luca Coloc­ci­ni

Per il Comi­ta­to Scuo­la di Pos­si­bi­le[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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