Sciopero per il clima, Druetti: il governo minimizza l’emergenza e criminalizza chi protesta. Oggi saremo in piazza

Mentre in Sicilia e Calabria si contano i danni, attiviste e attivisti per il clima tornano in piazza. A otto anni dai primi scioperi di Greta Thunberg tutto è peggiorato: Green New Deal affossato, corsa al riarmo, nuovi conflitti, eventi estremi in accelerazione. Una politica energetica e climatica seria e urgente, che unisca giustizia sociale e ambientale, deve essere priorità di ogni partito o coalizione che si dica progressista e alternativa al modello fossile, predatorio e distruttivo di questo governo».
«Dopo un’estate roven­te e un autun­no disa­stro­so, il gover­no con­ti­nua a rila­scia­re dichia­ra­zio­ni pre­oc­cu­pan­ti sul cli­ma, dal “cli­ma carai­bi­co” di La Rus­sa al “dob­bia­mo adat­tar­ci” di Musu­me­ci. Alle dichia­ra­zio­ni seguo­no pro­po­ste di leg­ge anco­ra peg­gio­ri, come il ddl cac­cia, che abbia­mo cri­ti­ca­to pochi gior­ni fa, o la pro­po­sta di Pia­no di Ripri­sti­no del­la Natu­ra pre­sen­ta­ta all’Ue, svuo­ta­ta di ogni impe­gno su depa­vi­men­ta­zio­ne, ver­de urba­no e con­su­mo di suo­lo».

Que­ste le paro­le di Fran­ce­sca Druet­ti, segre­ta­ria nazio­na­le di Pos­si­bi­le, in occa­sio­ne del­lo scio­pe­ro di stu­den­ti e stu­den­tes­se per il cli­ma di vener­dì 16 otto­bre.

«Men­tre in Sici­lia e Cala­bria si con­ta­no i dan­ni, atti­vi­ste e atti­vi­sti per il cli­ma tor­na­no in piaz­za. A otto anni dai pri­mi scio­pe­ri di Gre­ta Thun­berg tut­to è peg­gio­ra­to: Green New Deal affos­sa­to, cor­sa al riar­mo, nuo­vi con­flit­ti, even­ti estre­mi in acce­le­ra­zio­ne.
Sare­mo in piaz­za e in scio­pe­ro per il cli­ma, l’emergenza abi­ta­ti­va, il dirit­to allo stu­dio e alla salu­te, e per difen­de­re il dirit­to a mani­fe­sta­re, minac­cia­to dal­le leg­gi liber­ti­ci­de di un gover­no che liqui­da chi si mobi­li­ta per il pro­prio futu­ro come “gre­ti­no” o “ter­ro­ri­sta cli­ma­ti­co”.
Una poli­ti­ca ener­ge­ti­ca e cli­ma­ti­ca seria e urgen­te, che uni­sca giu­sti­zia socia­le e ambien­ta­le, deve esse­re prio­ri­tà di ogni par­ti­to o coa­li­zio­ne che si dica pro­gres­si­sta e alter­na­ti­va al model­lo fos­si­le, pre­da­to­rio e distrut­ti­vo di que­sto gover­no».

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare

Quel­lo che l’I­ta­lia chie­de, e che noi dob­bia­mo saper ascol­ta­re, è un con­fron­to serio sui con­te­nu­ti, che coin­vol­ga tut­te le for­ze che voglio­no costrui­re un’al­ter­na­ti­va al gover­no Melo­ni. Un con­fron­to che abbia al cen­tro la Costi­tu­zio­ne, che anco­ra una vol­ta si è rive­la­ta la bus­so­la intor­no a cui il Pae­se sa ritro­var­si. Per­ché la Costi­tu­zio­ne non è solo il testo che abbia­mo dife­so al refe­ren­dum, è l’o­riz­zon­te di un Pae­se più giu­sto che non abbia­mo anco­ra costrui­to.

Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la socie­tà.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

Sciopero per il clima, Druetti: il governo minimizza l’emergenza e criminalizza chi protesta. Oggi saremo in piazza

Men­tre in Sici­lia e Cala­bria si con­ta­no i dan­ni, atti­vi­ste e atti­vi­sti per il cli­ma tor­na­no in piaz­za. A otto anni dai pri­mi scio­pe­ri di Gre­ta Thun­berg tut­to è peg­gio­ra­to: Green New Deal affos­sa­to, cor­sa al riar­mo, nuo­vi con­flit­ti, even­ti estre­mi in acce­le­ra­zio­ne. Una poli­ti­ca ener­ge­ti­ca e cli­ma­ti­ca seria e urgen­te, che uni­sca giu­sti­zia socia­le e ambien­ta­le, deve esse­re prio­ri­tà di ogni par­ti­to o coa­li­zio­ne che si dica pro­gres­si­sta e alter­na­ti­va al model­lo fos­si­le, pre­da­to­rio e distrut­ti­vo di que­sto gover­no».

Scuole occupate a Torino: solidarietà con studenti e studentesse mobilitate

Negli ulti­mi gior­ni un’ondata di pro­te­ste sta attra­ver­san­do diver­se scuo­le di Tori­no e dell’area metro­po­li­ta­na. Come Pos­si­bi­le Tori­no garan­tia­mo la nostra tota­le soli­da­rie­tà agli stu­den­ti e alle stu­den­tes­se che han­no scel­to di mobi­li­tar­si e occu­pa­re gli isti­tu­ti. La comu­ni­tà sco­la­sti­ca chie­de a gran voce rispo­ste su prio­ri­tà fon­da­men­ta­li: mag­gio­ri inve­sti­men­ti nel­l’i­stru­zio­ne anzi­ché nel riar­mo, il poten­zia­men­to del dirit­to allo stu­dio, rispo­ste con­cre­te alle dise­gua­glian­ze socia­li e tute­le di fron­te alla cri­si cli­ma­ti­ca ed eco­no­mi­ca.

A scuola si educa alla pace, non si recluta alla guerra

La richie­sta che por­tia­mo è net­ta: l’Ufficio Sco­la­sti­co Regio­na­le revo­chi la con­ven­zio­ne con il Coman­do Mili­ta­re dell’Esercito. Le nostre scuo­le non sono un baci­no da cui attin­ge­re ragaz­ze e ragaz­zi da man­da­re al fron­te, e le isti­tu­zio­ni che le gover­na­no devo­no del­le spie­ga­zio­ni.