«Non condividiamo la scelta della garante italiana per i diritti dell’infanzia di uscire da Enoc, la rete europea: la tutela dell’infanzia, specialmente quella LGBTIQIA+, non può trasformarsi in un esercizio di isolamento, ma deve essere un cammino condiviso, italiano ed europeo». Con queste parole Francesca Druetti, segretaria nazionale di Possibile e Gianmarco Capogna, coordinatore del comitato scientifico e portavoce di “Possibile LGBTQ+”, commentano la decisione di Marina Terragni, garante nazionale dell’infanzia. Terragni ha motivato con il rifiuto della rete europea di pubblicare una sua opinione dissenziente su un documento approvato a maggioranza, che chiede maggiori tutele per tutte le persone minorenni LGBTQIA+.
«Naturalmente il dissenso in democrazia è sempre legittimo. È altrettanto vero che la rete non nasce per raccogliere persone che la pensano tutte allo stesso modo, ma per consentire il confronto anche tra posizioni differenti, e costruire standard comuni di tutela e condividere esperienze e buone pratiche nell’interesse dei minori. Tutti i minori, anche quelli che escono dalla visione tradizionale che Terragni incarna così stoicamente.» dichiarano Druetti e Capogna. Entrambi esprimono preoccupazione per le conseguenze di questa scelta per le future generazioni nel nostro Paese: «Le persone minori, italiane ed europee affrontano sfide comuni: povertà educativa, salute mentale, uso delle piattaforme digitali, discriminazioni, migrazioni, violenza. Nessuno Stato possiede da solo tutte le risposte, ed è per questo che le reti internazionali esistono. Sottrarsi ad uno spazio di confronto internazionale toglie forza al dibattito, al nostro Paese e alla protezione dei minori, che dovrebbe venire prima di una postilla non pubblicata. Per questo ci uniamo alla richiesta già lanciata da importanti associazioni, in primis Famiglie Arcobaleno, di dimissioni della Garante italiana per l’infanzia e l’adolescenza».










