Alla fine saranno fatte sbarcare. Le 180 persone soccorse dalla Ocean Viking, in quattro diverse operazioni di salvataggio il 25 e 30 giugno, potranno sbarcare. Dopo numerosi giorni in mare, dopo svariate richieste di poter attraccare (e altrettanti rifiuti), dopo aver registrato tentativi di suicidio e aver dichiarato lo stato di emergenza. Sembra essersi ormai cristallizzato qualcosa di simile a un protocollo. Un protocollo, a dirla tutta, al quale ci siamo ormai più o meno abituati dal momento in cui si è insediato il governo Conte. Il primo governo Conte, per la precisione. Anche a quei tempi, infatti, la larghissima parte delle operazioni di “blocco” degli sbarchi dalle Ong si risolveva così: giorni in mare, situazioni critiche a bordo, situazioni sempre più tese finché, anche allora, le persone venivano fatte sbarcare. Ai tempi c’era qualche esponente parlamentare che si batteva contro tutto ciò. Ora quegli esponenti parlamentari sostengono il nuovo governo.

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.









