2016

La nostra campagna elettorale prende il via ufficialmente

Ripar­ten­do dal «meto­do Per­ti­ci» adot­ta­to per la cam­pa­gna refe­ren­da­ria che si è appe­na con­clu­sa: spie­ga­re le cose, ave­re pro­po­ste nel meri­to, non sovrap­por­re argo­men­ti e valu­ta­zio­ni che tra loro non c’en­tra­no un acci­den­te, incon­tra­re le per­so­ne diret­ta­men­te, cit­tà per cit­tà, docu­men­ta­re le pro­prie posi­zio­ni, illu­stra­re gli sce­na­ri e le con­se­guen­ze a cui si va incon­tro.

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La tutela della salute e la vergognosa vicenda dei 50 milioni della sanità tarantina

Per garan­ti­re il dirit­to alla salu­te ser­vo­no per­lo­più risor­se. Quel­le stes­se risor­se asse­gna­te alla sani­tà taran­ti­na e tol­te per ragio­ni che riguar­da­no esclu­si­va­men­te la poli­ti­ca (e i poli­ti­ci). Il pros­si­mo gover­no rico­min­ci da Taran­to, per una que­stio­ne di decen­za.

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I dieci milioni che noi vorremmo far tornare (a votare)

Di fron­te al risul­ta­to del refe­ren­dum del 4 dicem­bre, nel­le pri­me ore suc­ces­si­ve al voto, la mag­gior par­te degli atto­ri poli­ti­ci in cam­po si è det­ta sor­pre­sa dal risul­ta­to, chi per l’esito, chi per l’ampia mag­gio­ran­za con cui que­sto esi­to veni­va san­ci­to. Una sor­pre­sa che dovreb­be por­ta­re con sé un po’ di umil­tà e di

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La geniale strategia che ci ha portato ad avere due leggi elettorali diverse

Pen­sa­re — pie­ni di sé — di poter fare tut­to da soli, di poter cam­bia­re le cose a pro­prio pia­ci­men­to secon­do le pro­prie inti­me e varia­bi­li con­vin­zio­ni, ci ha por­ta­ti in una situa­zio­ne assur­da, frut­to di un’al­tret­tan­to assur­da stra­te­gia poli­ti­ca.

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La questione

Le per­so­ne si sen­to­no lon­ta­ne dai luo­ghi del­le deci­sio­ni, non rap­pre­sen­ta­te da una poli­ti­ca che appa­re pre­sta­re nome ad altri ben influen­ti sog­get­ti deci­sio­na­li. E qui la que­stio­ne costi­tu­zio­na­le si inter­se­ca con la que­stio­ne poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca. In una paro­la, la que­stio­ne diven­ta demo­cra­ti­ca.

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Cronache dai confini dell’impero

Esi­ste in tut­to il Pae­se ed in par­ti­co­la­re al Sud e nel­le Iso­le un for­tis­si­mo males­se­re socia­le, una rab­bia nel sen­tir­si abban­do­na­ti da una poli­ti­ca tut­ta occu­pa­ta a guar­dar­si l’ombelico, inca­pa­ce di dare rispo­ste alle dise­gua­glian­ze cre­scen­ti e pro­di­ga di slo­gan e bonus che non risol­vo­no nul­la. Se la poli­ti­ca sarà capa­ce di fare que­sto, for­se la fini­re­mo di dover eti­chet­ta­re come popu­li­smo ogni males­se­re, come pro­te­sta ogni richie­sta di ascol­to.

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Non bastava un sì. E non basta un no. Si riparte.

Ripar­tia­mo subi­to, dal no al noi, per pas­sa­re dal­la dife­sa del­la Costi­tu­zio­ne alla cre­sci­ta di una comu­ni­tà che è viva e che si è cemen­ta­ta in mesi di cam­pa­gna ser­ra­tis­si­ma. Ripar­tia­mo dal­l’im­pe­gno di semi­na­re un pro­get­to che, nono­stan­te in mol­ti si sia­no impe­gna­ti (e lo faran­no anco­ra) a bana­liz­za­re, sta tut­to nel­le poli­ti­che dei nostri comi­ta­ti, negli stu­di dei nostri scrit­ti, nel­le pro­po­ste dei nostri par­la­men­ta­ri e in tut­to quel­lo che c’è da fare e che fare­mo.

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Le città del No

Si dice che le cit­tà vota­no in modo più pro­gres­si­sta del­la pro­vin­cia che sta loro intor­no. È un luo­go comu­ne, da non dare per scon­ta­to, ma che ci può aiu­ta­re nell’analisi del voto, alme­no per sfa­tar­ne altri, di luo­ghi comu­ni, che ne dite? Del resto, di comu­ni, appun­to, si trat­ta. Per­ché il No vin­ce a

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