Il vecchio compromesso sconfitto e una politica radicale nuova

Il risultato del secondo congresso di Podemos consegna a Pablo Iglesias la maggioranza assoluta del Consejo Ciudadano, e al movimento un destino (declinato alla castigliana) diverso dalle tesi del fraterno avversario sconfitto, Íñigo Errejón, che sosteneva invece una moderazione delle posizioni più coraggiose e radicali, intravedendo una alleanza ampia con il PSOE.
pabloiglesiasequipo

Pode­mos ha cele­bra­to il suo secon­do con­gres­so, per l’occasione deno­mi­na­to Vista­le­gre 2, al qua­le han­no par­te­ci­pa­to 155.000 votan­ti, il 33,92 degli aven­ti diritto.

Il risul­ta­to con­se­gna a Pablo Igle­sias la mag­gio­ran­za asso­lu­ta del Con­se­jo Ciu­da­da­no, e al movi­men­to un desti­no (decli­na­to alla casti­glia­na) diver­so dal­le tesi del fra­ter­no avver­sa­rio scon­fit­to, Íñi­go Erre­jón, che soste­ne­va inve­ce una mode­ra­zio­ne del­le posi­zio­ni più corag­gio­se e radi­ca­li, intra­ve­den­do una allean­za ampia con il PSOE, par­ti­to al momen­to sen­za gui­da e in una cri­si appa­ren­te­men­te sen­za usci­ta (come già il suo emu­lo gre­co del PASOK e for­se in futu­ro l’italiano Par­ti­to Demo­cra­ti­co), con un tes­se­ra­men­to in pic­chia­ta e giun­to ormai a 189.167, ulti­mo dato dispo­ni­bi­le però al 2016, anno elet­to­ra­le in cui fisio­lo­gi­ca­men­te i nume­ri cre­sco­no o per­lo­me­no ten­go­no, men­tre Pode­mos nel 2017 risul­ta ave­re 457.018 iscritti.

Il pro­ces­so di ine­lu­di­bi­le sgre­to­la­men­to del duo­po­lio par­ti­to­cra­ti­co clas­si­co in Euro­pa, par­ti­ti popo­la­ri e par­ti­ti social­de­mo­cra­ti­ci, sem­bra col­pi­re par­ti­co­lar­men­te for­te o con mag­gior fret­ta quest’ultimi, sia dall’esterno (dall’elettorato) che dall’interno (pro­pri iscritti).

Con l’apertura ormai oltre un decen­nio fa – una vol­ta tan­to, ante­si­gna­na fu l’’Italia, con le pri­ma­rie a Bolo­gna (addi­rit­tu­ra nel 1999) e poi Cala­bria, Puglia e Tosca­na pri­ma del­le nazio­na­li di Pro­di del 2005 – del­la for­mu­la di pri­ma­rie più o meno aper­te per la scel­ta del­la lea­der­ship e del­la col­lo­ca­zio­ne poli­ti­ca clas­si­ci del­la social­de­mo­cra­zia euro­pea, que­sta s’è tro­va­ta aper­ta alla demo­cra­zia più diret­ta e quin­di sguar­ni­ta nei con­fron­ti del­le legit­ti­me riven­di­ca­zio­ne e par­te­ci­pa­zio­ne atti­va del­la pro­pria base. La base ha rispo­sto in mas­sa, e in mas­sa rifiu­ta­to un impian­to ormai non più rispon­den­te né al pro­prio popo­lo né al pro­prio tem­po né, in defi­ni­ti­va, a istan­ze e real issues rispet­ti­va­men­te del pri­mo o del secondo.

Buon ulti­mo a sal­ta­re, rap­pre­sen­tan­te dell’establishment più clas­si­co, ‘cen­tri­sta’ e com­pro­mes­so Manuel Valls, boc­cia­to dal 60% dei votan­ti alle pri­ma­rie fran­ce­si fran­ce­si, e poi a ritro­so Ren­zi, boc­cia­to dal 60% degli ita­lia­ni, Pedro Sán­chez da una per­cen­tua­le simi­le di voto dei dele­ga­ti del con­si­glio fede­ra­le del PSOE e pri­ma anco­ra tut­ta l’incolore accoz­za­glia post(?)-blairiana che ha pro­va­to per due vol­te nel­lo spa­zio d’un solo anno a lan­cia­re la pro­pria OPA cen­tri­sta sul Labour Par­ty, venen­do in entram­bi i casi scon­fit­ta con, nean­che a dir­lo, il 60% dei voti di Jere­my Corbyn.

Fran­ca­men­te si fa ormai fati­ca a non com­pren­de­re come il com­pro­met­ter­si del­la sini­stra che pas­sa dal ros­so all’arancione e poi pro­ba­bil­men­te al gial­lo (sarà quel­lo il colo­re del “car­tel­lo-Pisa­pia”?) ver­so il bian­co del PD, bale­na spiag­gia­ta, sia un tat­ti­cis­si­mo (non-)posizionamento atten­di­sta da ceto poli­ti­co che le per­so­ne non potran­no che boc­cia­re in manie­ra radi­ca­le e sonora.

Le sor­ti del­la cosid­det­ta “sini­stra” non pos­so­no d’altra par­te pas­sa­re per una com­pro­mis­sio­ne, per una auto-scon­fes­sio­ne, per un suicidio.

Ma tut­to som­ma­to, del­le sor­ti del­la sini­stra non ci inte­res­sa gran­ché: quel che ci inte­res­sa da sem­pre non è il com­pro­mes­so o il com­pro­met­ter­si, ma il com­par­te­ci­pa­re e con­cor­re­re, con meno ceto poli­ti­co pos­si­bi­le e tut­te le per­so­ne libe­re inte­res­sa­te, a pro­ble­mi a solu­zio­ni, non a posi­zio­na­men­ti e suicidi.

Non solo è pos­si­bi­le, ma è doveroso.

Tra per­so­na e per­so­na, tra due set­ti­ma­ne e sempre.

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