Un giovane studente di medicina dovrebbe essere libero di studiare, curarsi, progettare il proprio futuro.
Invece è bloccato in Iran, intrappolato da una burocrazia che oggi mette a rischio la sua vita.
È uno studente che vive in Italia. È gay.
E in Iran questo significa repressione, paura quotidiana, violenze possibili. Significa doversi nascondere per restare vivi.
Non sta chiedendo un favore.
Sta chiedendo un diritto: tornare in Italia, continuare gli studi, vivere in sicurezza.
Quando uno Stato nega il rientro a chi è in pericolo, quella non è neutralità: è una scelta politica.
E ogni giorno di silenzio pesa sulle spalle di chi rischia tutto.
L’Italia conosce la situazione in Iran. Conosce i rischi per le persone LGBTQIA+.
Può e deve intervenire ora.
(Questa campagna è condotta da: Agapanto, Agedo nazionale, Arcigay, Antinoo Arcigay Napoli, Associazione Quore, Associazione Radicale Certi Diritti, CEST centro salute trans e gender variant, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, EDGE, GayCenter, Gaynet, Intersex Esiste, Omphalos LGBTI, Open Catania, Polis aperta, Possibile LGBTI+, Rete Genitori Rainbow, Stonewall GLBT+ Siracusa, T Genus, Ygrò A.P.S., One Billion Rising Italia, Assist Ass. Naz. Atlete aps, Famiglie Arcobaleno, Genderlens e Libellula Italia APS.)









