Lo sport è politica. Anche alle Olimpiadi.

Per mesi ci siamo sentiti ripetere da tanti, troppi, compresi vertici delle organizzazioni sportive e da esponenti del governo, che “lo sport e la politica devono restare separati”. Una scemenza ipocrita, quasi sempre sostenuta in malafede da chi per primo non si fa scrupoli a mettere atleti e risultati sportivi al servizio della propaganda del più forte e degli interessi economici e politici più aggressivi.
Nel 2025 abbia­mo lan­cia­to una cam­pa­gna e una rac­col­ta fir­me per chie­de­re che la par­ti­ta Ita­lia-Israe­le, in pro­gram­ma a Udi­ne, non si gio­cas­se. Vole­va­mo riba­di­re un con­cet­to sem­pli­ce — e dare la pos­si­bi­li­tà a deci­ne di miglia­ia di cit­ta­di­ni e cit­ta­di­ne di far sen­ti­re la pro­pria voce: non si può gio­ca­re a cal­cio come se nien­te fos­se men­tre è in cor­so un geno­ci­dio. Lo sport, e il cal­cio in par­ti­co­la­re, con i miliar­di di appas­sio­na­ti che con­ta in tut­to il mon­do, ha la pos­si­bi­li­tà di crea­re un vero cam­bia­men­to, di obbli­ga­re le per­so­ne ad apri­re gli occhi e rom­pe­re il muro di indif­fe­ren­za.
Per mesi ci sia­mo sen­ti­ti ripe­te­re da tan­ti, trop­pi, com­pre­si ver­ti­ci del­le orga­niz­za­zio­ni spor­ti­ve e da espo­nen­ti del gover­no, che “lo sport e la poli­ti­ca devo­no resta­re sepa­ra­ti”. Una sce­men­za ipo­cri­ta, qua­si sem­pre soste­nu­ta in mala­fe­de da chi per pri­mo non si fa scru­po­li a met­te­re atle­ti e risul­ta­ti spor­ti­vi al ser­vi­zio del­la pro­pa­gan­da del più for­te e degli inte­res­si eco­no­mi­ci e poli­ti­ci più aggres­si­vi.
 
Abbia­mo infat­ti visto la FIFA di Infan­ti­no inven­tar­si un Pre­mio per la Pace da dare a Trump, osses­sio­na­to dal Nobel. I due si sono riu­ni­ti a gen­na­io a Davos, dove Trump ha pre­sen­ta­to il Board of Pea­ce e Infan­ti­no il tro­feo dei Mon­dia­li 2026. Mon­dia­li che sono al cen­tro di una pre­oc­cu­pa­zio­ne cre­scen­te nel resto del mon­do: un pae­se come gli USA, che nega e revo­ca i visti sul­la base di rego­le arbi­tra­rie e mute­vo­li, nel­le cui stra­de imper­ver­sa la mili­zia trum­pia­na dell’ICE (“gen­til­men­te” pre­sta­ta anche alle Olim­pia­di di Mila­no-Cor­ti­na) che pren­de di mira e rapi­sce le per­so­ne (bam­bi­ni com­pre­si) sul­la base del­la pro­fi­la­zio­ne raz­zia­le e ucci­de impu­ne­men­te, può esse­re con­si­de­ra­to sicu­ro per le miglia­ia di tifo­si che stan­no orga­niz­zan­do la tra­sfer­ta per segui­re la pro­pria squa­dra?
 
Nel frat­tem­po, spor­ti­vi e tifo­si che da sem­pre si schie­ra­no per uno sport inclu­si­vo e dal­la par­te del­le per­so­ne e non del pote­re di tur­no con­ti­nua­no a usa­re la pro­pria voce a ogni occa­sio­ne. Guar­dio­la è inter­ve­nu­to al con­cer­to di Bar­cel­lo­na “Act for Pale­sti­ne”, il Cel­ta ha fat­to fron­te comu­ne con il suo cal­cia­to­re Bor­ja Igle­sias per ribat­te­re agli insul­ti omo­fo­bi, Lewis Hamil­ton ha col­la­bo­ra­to con la Cro­ce Ros­sa e l’organizzazione Pale­sti­ne Red Cre­scent per Gaza, l’intermezzo del Super Bowl che l’anno scor­so ha visto esi­bir­si Ken­drick Lamar que­st’an­no sarà affi­da­to a Bad Bun­ny (arti­sta por­to­ri­ca­no che ha aper­to il suo discor­so ai Gram­my con “Fuck ICE”) e ai Green Day. L’NHL, la lega di hoc­key che man­da tra l’altro deci­ne di atle­ti alle Olim­pia­di inver­na­li — estre­ma­men­te bian­ca, con­ser­va­tri­ce, omo­tran­sfo­bi­ca e miso­gi­na: i vin­ci­to­ri del­la Stan­ley Cup 2025, i Flo­ri­da Pan­thers non solo sono sta­ti in visi­ta alla Casa Bian­ca a gen­na­io, ma Mat­thew Tka­chuk è entra­to a far par­te del gabi­net­to per lo sport di Trump, insie­me alla leg­gen­da cana­de­se Way­ne Gretz­ky — è sta­ta tra­vol­ta dal suc­ces­so pla­ne­ta­rio di “Hea­ted Rival­ry”, la serie cana­de­se i cui pro­ta­go­ni­sti, Con­nor Stor­rie e Hud­son Wil­liams sono sta­ti anche tedo­fo­ri per Mila­no-Cor­ti­na.
 
In que­sto cli­ma oggi si apro­no pro­prio le Olim­pia­di inver­na­li 2026, con Eni e le ener­gie fos­si­li come spon­sor, con la neve arti­fi­cia­le su mon­ta­gne da cui stia­mo spre­men­do ogni gior­no di una “sta­gio­ne” che non esi­ste più (come rac­con­ta­to benis­si­mo in “Gio­chi di pote­re. Ripen­sa­re le Olim­pia­di per sal­var­ne lo spi­ri­to” edi­to da Peo­ple), sen­za la Rus­sia (chis­sà per quan­to, visto che Infan­ti­no ha aper­to al rien­tro del­la Rus­sia nel cal­cio mon­dia­le) eppu­re con Israe­le. Con i prez­zi dei bigliet­ti alle stel­le, inar­ri­va­bi­li per la mag­gior par­te del­le per­so­ne che ten­go­no vivo lo sport anche nel resto dell’anno, e le para­te di capi di Sta­to e isti­tu­zio­ni nel­le sera­te di pun­ta.
 

Non lo spet­ta­co­lo che vor­rem­mo vede­re, anche quan­do voglia­mo vede­re le gare. Eppu­re, le solu­zio­ni ci sareb­be­ro: quel­lo che man­ca, anco­ra una vol­ta, è la volon­tà poli­ti­ca di appli­car­le.

Fran­ce­sca Druet­ti
Segre­ta­ria Nazio­na­le di Pos­si­bi­le

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