Un faro sui lavoratori precari di Poste Italiane

La situazione di grave precarietà nella quale versano innumerevoli lavoratori di Poste Italiane, s.p.a. partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze che, tramite Cassa depositi e prestiti, detiene il 60 per cento del capitale sociale dell'azienda. 
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Abbiamo già denunciato, con due interrogazioni parlamentari promosse da Andrea Maestri (e spiegate in questo video), la situazione di grave precarietà nella quale versano innumerevoli lavoratori di Poste Italiane, s.p.a. partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze che, tramite Cassa depositi e prestiti, detiene il 60 per cento del capitale sociale dell’azienda.

La precarietà si manifesta in un sistema di recruiting a tempo indeterminato: la cronica carenza di personale viene tamponata dall’assunzione di lavoratori con contratto a tempo determinato, nonostante il Piano strategico 2015-2019 di Poste prevedesse 8000 nuove assunzioni. Contratti tipicamente della lunghezza di 24 mesi, rinnovati a oltranza sia per coprire sostituzioni ma anche per coprire i pensionamenti. Il Jobs act non ha fatto altro che allargare le maglie per il rinnovo a oltranza.

Il tutto attuato da un’azienda che, oltre a poter contare su una forte partecipazione pubblica, risulta essere sana, quotata in borsa, e che ha chiuso il 2016 con risultati in forte crescita di fatturato e margini.

Per questi motivi saremo ancora al fianco dei lavoratori, domani (23 novembre) a Milano, davanti alla sede Rai di corso Sempione dalle 11 alle 16. E il 29 novembre, dalle 15 alle 17, di fronte a palazzo Chigi.

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