Tiriamoci fuori dal fango

Nell’estate del fan­go e dopo ciò che è acca­du­to ieri è anco­ra più impor­tan­te la cam­pa­gna #anti­fa che Pos­si­bi­le pro­muo­ve sul web e non solo.

Un grup­po Face­book per mobi­li­tar­si, un lavo­ro accu­ra­to di con­tro­in­for­ma­zio­ne, la pre­sa di paro­la e di posi­zio­ne in un momen­to in cui sale il tas­so di raz­zi­smo, di ses­si­smo, di vio­len­za, che non è mai solo ver­ba­le.

Una cam­pa­gna fat­ta non solo di con­tra­sto, neces­sa­rio e impre­scin­di­bi­le, del­le schi­fez­ze che sem­bra­no attra­ver­sa­re tut­ti gli schie­ra­men­ti poli­ti­ci, ma anche di pro­po­ste e di solu­zio­ni, per far sal­ta­re lo sche­ma del­la guer­ra tra pove­ri, all’insegna del­la qua­le chi non sta bene se la pren­de con chi sta peg­gio, pen­san­do così di risol­ve­re i pro­ble­mi.

Pro­po­ste per un’accoglienza rigo­ro­sa, come quel­le che abbia­mo avan­za­to in que­sti anni. Un testo uni­co per l’immigrazione, che supe­ri l’incertezza del­le leg­gi in vigo­re, in mol­ti casi cri­mi­no­ge­na e del tut­to ina­de­gua­te: sono le leg­gi del­la destra che il gover­no del­le lar­ghe inte­se non ha inte­so cam­bia­re.

Pro­po­ste per un soste­gno alla pover­tà che diven­ti una stra­te­gia socia­le di ampio spet­tro, per il riscat­to degli ulti­mi. Pro­po­ste per tro­va­re risor­se — ingen­ti — per la casa, per dar­la a chi non ce l’ha e per soste­ne­re chi non rie­sce più a paga­re il pro­prio mutuo.

Pro­po­ste per un mer­ca­to del lavo­ro in cui non è più accet­ta­bi­le che si lavo­ri per pochi euro, mol­to spes­so in nero o in gri­gio, in cui la mano­do­pe­ra è con­si­de­ra­ta una mer­ce e la mer­ce meno pre­zio­sa, che si può con­ti­nua­men­te sva­lu­ta­re.

Pro­po­ste per ridur­re il cari­co e il cuneo fisca­li, a fron­te di un impe­gno per il con­tra­sto dell’evasione — che è sorel­la del lavo­ro nero — e di una rivi­si­ta­zio­ne del­la pro­gres­si­vi­tà fisca­le.

Sono pro­po­ste che tro­va­te già nel «Mani­fe­sto» di Pos­si­bi­le e che — sole — pos­so­no con­tri­bui­re a ridur­re le disua­gua­glian­ze, a eli­mi­na­re i mol­ti ele­men­ti di con­cor­ren­za slea­le che il siste­ma eco­no­mi­co ita­lia­no cono­sce, a ren­de­re la nostra socie­tà più giu­sta. Per tut­te e per tut­ti.

Mani­fe­sta­te­vi anche voi. Ne abbia­mo biso­gno tut­ti quan­ti.

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500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

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