Prima gli italiani, poi gli eritrei

Prima gli italiani. Gli operai della Thyssen, nel 2014, per la precisione.
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In seguito al violento sgombero di piazza Indipendenza a Roma, la solita marea di fango ha sommerso i media di ogni tipo, compresi purtroppo la quasi totalità di quelli “istituzionali”.

Tra le varie bestialità fascistelle che costituiscono il canovaccio di qualsiasi valente patriota da tastiera, uno degli assoluti evergreen è senza dubbio “PRIMA GLI ITALIANI“, rigorosamente tutto maiuscolo.

Ebbene, i neo-camerati saranno lieti che almeno questa volta sono stati accontentati.

Secondo quanto rivelato da diversi organi di stampa, infatti, il funzionario di polizia che l’altro ieri ha urlato “spaccategli un braccio” durante la caccia al rifugiato in corso in piazza Indipendenza e nelle vie limitrofe, non sarebbe nuovo a espressioni altrettanto veementi di zelo e dedizione alla sicurezza e al decoro.

Pare infatti che si tratti dello stesso sincero democratico che nel 2014 ordinò la carica contro gli operai della Thyssen di Terni che stavano manifestando nella Capitale.

Quindi, come dicevamo, dovrebbero essere tutti contenti, la cosa dimostra che il desiderio che gli italiani vengano prima viene effettivamente esaudito.

E ne siamo lieti anche noi, perché la cosa dimostra che non c’è in realtà alcuna discriminazione di carattere razziale in quanto avvenuto giovedì.

C’è, infatti, qualcosa che nel nostro Paese travalica ogni divisione di razza, agli occhi di una parte marcia ma temiamo non piccola delle nostre istituzioni: il censo.

Ciò che non si tollera sono i poveri.

Ed è per questo, cari “amici” neofascisti, che rifiutiamo la vostra equazione secondo cui i soldi usati per l’accoglienza sono soldi “rubati” ai poveri italiani.

Avremmo preferito farne a meno, ma quanto rivelato dalla stampa è il promemoria di un fatto difficilmente contestabile: chi nelle nostre istituzioni non ha rispetto per la dignità e i diritti dei migranti e dei rifugiati, non ne ha nemmeno per i poveri italiani.

 

PS
Sia chiaro che, al di là della cupa e amara ironia con cui si commenta questa notizia, essa è gravissima, e rivela quanto fondate siano le promesse di “seri provvedimenti” che fioccano dopo ogni episodio di violenza da parte delle forze dell’ordine.
Sia chiaro che se dovesse venir confermato ufficialmente che si tratta dello stesso funzionario di polizia, questi non sarebbe l’unico a doverne subire le conseguenze (sul serio, stavolta), ma anche chi in passato non ha ritenuto di provvedere alla sua rimozione immediata.

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