Referendum svizzero: come Matteo Salvini può uscire dall’imbarazzo

Di fronte al clamoroso e imbarazzante silenzio di Matteo Salvini, offriamo noi uno spunto comunicativo al leader leghista. Peccato che poi dovrebbe applicarlo anche al caso italiano.

Oggi è la gior­na­ta dei muri, in un perio­do in cui di muri si sen­te par­la­re sem­pre più spes­so. Dal­l’Un­ghe­ria, all’Au­stria, a Calais, pas­san­do per i con­fi­ni ita­lia­ni. Que­gli stes­si con­fi­ni che, stan­do a quan­to rile­va­to da Demos, gli ita­lia­ni vor­reb­be­ro chiu­de­re, limi­tan­do o eli­mi­nan­do la liber­tà di cir­co­la­zio­ne pre­vi­sta dal trat­ta­to di Schen­gen.

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La doman­da sor­ge spon­ta­nea: qua­li con­fi­ni dovrem­mo chiu­de­re? Le opzio­ni date dal­la geo­gra­fia sono due. O costruia­mo muri sul­le coste ita­lia­ne e spa­ria­mo ai migran­ti, oppu­re costruia­mo muri al con­fi­ne alpi­no. In que­sto secon­do caso, di fat­to l’u­ni­co pra­ti­ca­bi­le, ci con­dan­ne­rem­mo da soli chiu­den­do­ci dal­la par­te sba­glia­ta del muro, la par­te che un sac­co di migran­ti vor­reb­be­ro lascia­re per recar­si ver­so il nord Euro­pa. Un assag­gio del­la chiu­su­ra alpi­na lo stia­mo già osser­van­do a Como, ad esempio.

Di fron­te alle nostre titu­ban­ze, l’i­ni­zia­ti­va è arri­va­ta diret­ta­men­te dal­la Sviz­ze­ra. Con il refe­ren­dum tenu­to­si ieri pro­mos­so da UDC e Lega dei Tici­ne­si, che pur non avrà imme­dia­ti effet­ti pra­ti­ci, si è san­ci­to un prin­ci­pio: “pri­ma gli sviz­ze­ri”, in par­ti­co­la­re nel­l’ac­ces­so al mer­ca­to del lavo­ro. Il rife­ri­men­to non è ai migran­ti eri­trei o suda­ne­si, però, ma ai 62mila fron­ta­lie­ri ita­lia­nis­si­mi e lom­bar­dis­si­mi che pas­sa­no la fron­tie­ra ogni gior­no per lavo­ra­re in Sviz­ze­ra. E sareb­be­ro loro, ita­lia­nis­si­mi e lom­bar­dis­si­mi, a cau­sa­re un gene­ra­le impo­ve­ri­men­to del mer­ca­to del lavoro.

La fie­ra dei para­dos­si, insom­ma, per noi ita­lia­ni (e per noi lom­bar­di): la Sviz­ze­ra innal­za un muro (meta­fo­ri­co, per ora) uti­liz­zan­do uno slo­gan che ricor­da il “Pri­ma il nord!” maro­nia­no e il “Pri­ma gli ita­lia­ni!” sal­vi­nia­no. Slo­gan che ci han­no con­dan­na­ti — scri­ve Giu­lio Caval­li — a «per­de­re lo sguar­do gene­ra­le sul mon­do», per­ché «il pro­ble­ma non cal­co­la­to dai leghi­sti è che c’è vita anche più a nord del­la Lombardia».

Non c’è nul­la di cui stu­pir­si, però. Quan­do si apre una brec­cia che san­ci­sce una discri­mi­na­zio­ne, anche se que­sta può appa­ri­re pic­co­la e insi­gni­fi­can­te, si apre a uno sci­vo­la­men­to con­ti­nuo che si autoa­li­men­ta e che non si sa dove pos­so anda­re a fini­re. For­se è anche per que­sta ragio­ne che regi­stria­mo, al momen­to, il cla­mo­ro­so e imba­raz­zan­te silen­zio di Mat­teo Sal­vi­ni: sul­la sua fre­quen­ta­tis­si­ma pagi­na Face­book si par­la di ladri nor­da­fri­ca­ni, di Ren­zi e del refe­ren­dum, di Fiorentina-Milan.

Un sug­ge­ri­men­to ci sen­tia­mo di dar­lo noi, a Mat­teo Sal­vi­ni. In un arti­co­lo pub­bli­ca­to ieri da Pagina99 si cita uno stu­dio di Gio­van­ni Peri, docen­te di Eco­no­mia all’U­ni­ver­si­tà del­la Cali­for­nia, che dice una cosa mol­to sem­pli­ce. Dal­l’a­na­li­si di «27 inda­gi­ni scien­ti­fi­che con­dot­te tra il 1982 e il 2013, che han­no ana­liz­za­to gli effet­ti del­l’im­mi­gra­zio­ne sul­lo sti­pen­dio degli autoc­to­ni, la mag­gio­ran­za asse­gna all’au­men­to del nume­ro dei migran­ti un’in­ci­den­za media che oscil­la tra ‑0,1 e 1». Effet­ti per­ciò pros­si­mi allo zero, o di poco posi­ti­vi.

Potreb­be cita­re que­sto stu­dio, Mat­teo Sal­vi­ni, e appli­car­lo anche al caso ita­lia­no, per dire.

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