Quel pasticciaccio brutto del reato di clandestinità (cuoco Renzi, aiuto-cuoco Orlando)

Il Parlamento, nell’aprile 2014, ha approvato la Legge 67 con la quale ha delegato il Governo ad abrogare il reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato” (il cosiddetto reato di clandestinità) previsto dall’art. 10 bis del Testo Unico Immigrazione, introdotto nel 2009 dal centrodestra. La delega doveva essere esercitata entro 18 mesi, quindi entro novembre 2015. A luglio il ministro Orlando definiva il reato “inefficace, con una capacità limitata, se non nulla, di deterrenza” ed affermava che la sua abrogazione “non solo comporterà un risparmio di risorse, giudiziarie e amministrative, ma produrrà anche effetti positivi per l’efficacia delle indagini in materia di traffico di migranti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

Come non detto.

Oggi arriva in Commissione Giustizia alla Camera lo schema di decreto legislativo di depenalizzazione e il reato non c’è.

Pronto? Ministro Orlando? All’altro capo del telefono immaginario nessuna risposta. Il Governo ha deciso di non esercitare la delega.

Si rifà vivo il ministro Orlando, zitti tutti! “Tema caldo, ne discutano Camera e Senato”. Ministro, dice davvero? Camera e Senato ne hanno già discusso un anno fa e hanno deciso che il reato di immigrazione irregolare va cancellato perché inutile e dannoso!

Proviamo a rispiegare la Ministro della Giustizia di cosa stiamo parlando.

Si tratta di un reato-spot, un reato ideologico, totalmente inefficace, che trasforma – inutilmente e pericolosamente – in criminale qualsiasi cittadino straniero irregolare, cioè non in regola con il permesso di soggiorno (magari solo perché non ha potuto rinnovarlo avendo perso il lavoro o perché non gli è stato riconosciuto il diritto di asilo).

Sì, perché trattandosi di un reato contravvenzionale, il cittadino straniero irregolare (che quando si arriva al giorno del processo davanti al giudice di pace nella maggior parte dei casi è irreperibile o già fuori dall’Italia) viene condannato a pagare un’ammenda che va da 5000 a 10.000 euro. Ammenda che non potrà mai pagare (perché non ha un conto corrente né tanto meno un lavoro, sennò non sarebbe irregolare) e soldi che lo Stato non potrà mai recuperare.

Nel frattempo però lo Stato avrà sprecato ingenti risorse pubbliche per imbastire indagini, pagare polizia giudiziaria, pubblici ministeri, cancellieri e magistrati, ingolfando inutilmente le aule giudiziarie.

Un reato stupido, dannoso, sbagliato e costosissimo.

Gli stessi aggettivi (s)qualificativi che si merita questa scelta vergognosa del Governo di non rispettare la volontà già espressa dal Parlamento e di lavarsene le mani.

Ministro Orlando, lo paga lei il conto?

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