Voucher: il nero legalizzato

Recen­te­men­te è anda­to in onda su Rai­tre una pun­ta­ta del­la tra­smis­sio­ne “Report” di Mile­na Gaba­nel­li sul tema dei vou­cher. Report ha affron­ta­to con mol­ta cura del det­ta­glio il pro­ble­ma e biso­gna dar­glie­ne meri­to, per­ché pur­trop­po in pochi sem­bra­no esser­se­ne accorti.

I vou­cher sono sta­ti intro­dot­ti dal gover­no Pro­di nel 2006, quan­do mini­stro del lavo­ro era Damia­no; intro­dot­ti per una “nobi­le” cau­sa, con i gover­ni suc­ces­si­vi si sono tra­sfor­ma­ti in una sor­ta di stru­men­to per lega­liz­za­re il nero.

Nel resto d’Europa esi­sto­no i vou­cher, ma sono usa­ti sem­pli­ce­men­te per i lavo­ri dome­sti­ci, assi­sten­za ai bam­bi­ni o giar­di­nag­gio che si svol­go­no per poche ore a ser­vi­zio del­le fami­glie, in Ita­lia furo­no intro­dot­ti sola­men­te per stu­den­ti e pen­sio­na­ti per i lavo­ri sta­gio­na­li in cam­pa­gna (rac­col­ta di frut­ta), ma con il pas­sa­re del tem­po han­no ini­zia­to a riguar­da­re tut­ti i set­to­ri eco­no­mi­ci, si è alza­ta note­vol­men­te la soglia mas­si­ma annua­le che una per­so­na pote­va incas­sa­re in for­ma di vou­cher e ad essi han­no avu­to acces­so non solo stu­den­ti o pen­sio­na­ti, ma tut­te le per­so­ne fisi­che.

Pur­trop­po i vou­cher non sono anda­ti a sosti­tui­re il lavo­ro in nero, ma altre for­me di con­trat­ti più sta­bi­li.

Secon­do i dati INPS, nel 2015 l’incremento dei vou­cher rispet­to all’anno pre­ce­den­te è sta­to del 75%, gra­zie anche al Jobs Act, e così anche il gover­no Ren­zi a gui­da Pd si aggiun­ge a quel­la serie di gover­ni che ne han­no aumen­ta­to l’ambito di appli­ca­zio­ne. Dal 2008 il nume­ro dei vou­cher è aumen­ta­to di 129 volte.

In Ita­lia i dati ci dico­no che i vou­cher si usa­no soprat­tut­to nel set­to­re del com­mer­cio, ser­vi­zi e turi­smo, men­tre i lavo­ri dome­sti­ci si fer­ma­no solo al 2,6% e le atti­vi­tà agri­co­le, per cui era­no sta­ti crea­ti, al 7%.

La rifor­ma del lavo­ro del gover­no Ren­zi sosti­tui­sce con i vou­cher (con l’aumento del­la quan­ti­tà di vou­cher incas­sa­bi­le da par­te del lavo­ra­to­re che arri­va sino a 7.000 euro) alcu­ne tipo­lo­gie con­trat­tua­li che ha eli­mi­na­to (come i co.co.pro.), insom­ma, si for­ma un rap­por­to di lavo­ro più pre­ca­rio di quel­lo pre­ce­den­te.

I vou­cher “rischia­no di esse­re la nuo­va fron­tie­ra del pre­ca­ria­to” come annun­cia­to dal pre­si­den­te dell’INPS Tito Boe­ri, seb­be­ne que­sti com­pren­da­no una par­te di con­tri­bu­ti alla gestio­ne sepa­ra­ta, si fer­ma­no però solo al 13%, per cui i trat­ta­men­ti pen­sio­ni­sti­ci saran­no ridot­ti all’osso.

Oltre a que­sti pro­ble­mi ne esi­ste un altro, lega­to al fat­to che il dato­re di lavo­ro può comu­ni­ca­re all’INPS la pre­sta­zio­ne lavo­ra­ti­va una vol­ta con­clu­sa. Non doven­do comu­ni­ca­re pre­ven­ti­va­men­te all’INPS ne data ne ora del­la col­la­bo­ra­zio­ne, può avve­ni­re (ed avvie­ne) che su una gior­na­ta di lavo­ro sola­men­te un’ora sia paga­ta con il vou­cher, men­tre il resto è paga­to in nero (cash); se doves­se suc­ce­de­re qual­che infor­tu­nio nell’arco del­la gior­na­ta si dirà che l’ora quan­do è avve­nu­to era pro­prio quel­la paga­ta con il vou­cher, e tut­ti sono coper­ti… a rimet­ter­ci è sola­men­te la società.

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